La canna fumaria e i cieli blu

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Ogni anno, prima che il freddo renda necessaria la prima accensione, lo spazzacamino sale sul tetto di casa. Controlla il tiraggio, ispeziona la canna fumaria, rimuove la fuliggine accumulata durante l’inverno precedente. È un gesto che si ripete uguale da generazioni e che sembra appartenere più alla cronaca minuta della manutenzione domestica che a un tema di rilevanza internazionale.

Il 7 settembre si celebra la Giornata internazionale dell’aria pulita per i cieli blu, istituita dalle Nazioni Unite per richiamare l’attenzione sui rischi dell’inquinamento atmosferico. Il tema ricorrente riguarda l’aria domestica nei paesi in via di sviluppo: miliardi di persone cucinano ancora su fuochi aperti o su stufe a combustibili solidi, e il fumo prodotto in ambienti chiusi ha causato oltre tre milioni di morti premature nel 2021. È un dato che riguarda soprattutto l’Africa subsahariana e l’Asia meridionale; lontano, in apparenza, da noi che abitiamo questa parte del mondo.

Eppure il meccanismo di fondo, su scala diversa, riguarda anche il bacino padano. Secondo le stime dell’ISPRA il riscaldamento domestico costituisce la principale fonte di particolato fine nella pianura, con una quota che supera quella del traffico veicolare; le stufe a legna e i caminetti aperti, se poco efficienti, rilasciano nell’aria quantità significative di PM10 e PM2,5. La Regione del Veneto lo ha verificato in modo specifico: quando la combustione avviene in modo regolare, a formarsi sono soprattutto sali inorganici, poco tossici; quando è irregolare, per legna umida, tiraggio insufficiente o canna fumaria ostruita, il particolato prodotto è quello più dannoso per la salute, ricco di composti organici.

È qui che il lavoro dello spazzacamino smette di essere un dettaglio folcloristico. La fuliggine depositata nella canna fumaria non è solo un rischio di incendio: riduce il tiraggio, abbassa la temperatura di combustione, e quella temperatura è la variabile che separa un fumo relativamente inerte da uno carico di sostanze cancerogene. Le centraline regionali misurano l’aria a valle, nel punto in cui l’inquinante è già stato immesso nell’atmosfera; lo spazzacamino interviene a monte, sulla causa fisica che determina se quella combustione produrrà particolato innocuo o tossico.

Il progetto europeo Life PrepAIR, che coinvolge le quattro regioni del bacino padano, ha documentato negli anni una riduzione delle emissioni da riscaldamento a biomassa, attribuita in parte al rinnovo tecnologico degli impianti; ma anche gli impianti più moderni restano dipendenti da una manutenzione periodica per funzionare secondo le loro specifiche. Il tema che le Nazioni Unite propongono su scala globale, quello della cottura pulita come infrastruttura sanitaria prima ancora che ambientale, trova così un equivalente domestico e minore nelle colline trevigiane: non un fornello a cherosene da sostituire, ma una canna fumaria da controllare, una volta all’anno, prima che arrivi il freddo.

(Autore: Paola Peresin)
(Foto: Qdpnews.it)
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