Modi di dire: avere i grilli per la testa

La colonna sonora delle sere d’estate è il richiamo amoroso dei grilli. I maschi, sfregandosi le elitre, producono il familiare cri-cri sperando di far colpo sulle femmine sedotte da un suono stridulo, insistente, ma irresistibile.

Nelle nostre contrade i grilli più comuni sono il campestre e quello del focolare: il primo, di colore nero lucido, vive in buchi scavati nei prati dai quali emerge per cantare; il secondo, più piccolo e con la livrea brunastra, deve il proprio nome dall’abitudine di vivere nelle case.

Protagonista di fiabe, tradizioni e proverbi popolari, il grillo gode di una reputazione altalenante. Da alcuni è accolto come portatore di notizie liete e soprannominato affettuosamente “cavallo delle fate o del buon Dio”, da altri è visto come uno spirito demoniaco latore di sventura e malaugurio. A Firenze, nel giorno dell’Ascensione, si celebra la Festa del Grillo e, restando in terra toscana, come non ricordare il collodiano Grillo parlante che, nel tentativo di riportare Pinocchio sulla retta via, ci rimise la pelle, anzi il guscio.

Nella sinistra Piave, l’immagine del grillo è associata alla povertà. Il detto popolare “porét e misero come un gréi” (poveretto e misero come un grillo) era infatti riservato agli orfanelli, gli ostanéi, così detti perché indifesi come gli animali venuti alla luce d’agosto, mese che segna l’approssimarsi della cattiva stagione.

Fra le espressioni più comuni che hanno a che fare con il simpatico insetto canterino vi è la frase “avere i grilli per la testa” rivolta a coloro che, difettando di concretezza e pragmatismo, si rivelano inconcludenti e inetti.

Il collegamento fra il grillo e l’indecisione potrebbe risalire all’abitudine del curioso animaletto di trascorrere notti insonni cantando alla luna oppure alla sua caratteristica di saltellare qua e là apparentemente senza meta. Ma non basta. 

Il grillo ha evocato sin dall’antichità stranezza ed eccentricità. I grilli di Plinio il Vecchio, spiega Rosa Piro in un saggio pubblicato da Treccani, sono inquietanti esserini con testa umana o animale e zampe simili a tentacoli. Altrettanto carichi di mistero sono i grilli che fanno capolino sulle pagine dei codici miniati medievali, mostriciattoli che forse indussero San Bernardino da Siena a diffidare di coloro che, comportandosi in maniera stravagante, potrebbero nascondere un’indole peccaminosa. Simili creature, che ricorrono nell’arte rinascimentale, affascinarono a tal punto il pittore olandese Hieronymus Bosch da spingerlo a popolare di esserini fantastici molti dei suoi capolavori fra i quali il celeberrimo Giardino delle delizie.

Dalla bizzarria al peccato, dalla stravaganza alla tentazione il passo è breve. Per questo, da secoli, il grillo non è soltanto il grazioso cantore delle quiete notti estive, ma simboleggia anche lo scherzo, il mistero, il peccato e la stramberia. La popolarità del grillo ha ispirato numerosi modi di dire che spaziano dalla saggezza (fare il grillo parlante) al ricordo (saltare il grillo significa saltare in mente), dall’alternanza fra benessere e povertà (quando a tordi, quando a grilli), financo alla morte: andare a sentir cantare i grilli equivale infatti a passare a miglior vita poiché il canto a cui si fa riferimento è quello dei grilli che dimorano in prossimità delle sepolture.

E se andare a caccia di grilli è la metafora per descrivere chi spreca tempo prezioso, c’è chi va letteralmente in estasi lasciandosi cullare dal richiamo amoroso dei grilli. Bob Marley, il giamaicano re del reggae, a tal proposito sostenne: “La vera musica che ascolto è quella della notte: grilli, rane, i suoni della natura. La musica è il canto della terra”.

(Autore: Marcello Marzani)
(Articolo di proprietà di Dplay Srl)
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