Modi di dire: cascare a fagiolo

Fra i meriti di Pierio Valeriano, umanista e teologo bellunese vissuto a cavallo fra il Quattrocento e il Cinquecento, vi è l’aver contribuito a diffondere la coltivazione del fagiolo nel Vecchio Continente. Originari del Messico e del Perù, i primi fagioli giunsero alla corte pontificia attorno al 1530 e da lì, grazie a Valeriano, approdarono in un centinaio di località italiane ed europee. Il letterato bellunese, affascinato dalla leguminosa americana, si prodigò per sperimentarne la coltura in climi e terreni diversi giungendo a redigere un vero e proprio manuale agronomico scritto sulla falsariga delle Georgiche virgiliane.

Non dobbiamo dunque sorprenderci se la coltivazione del fagiolo ha rapidamente preso piede nel nord est della penisola, soprattutto in Veneto, regione che vanta cultivar di particolare pregio come il Fagiolo di Lamon, il Gialèt della Val Belluna, il Bonèl di Fonzaso, il Viola di Asiago, il Verdòn di Roncade e il Fasòl de Lago, prodotto agroalimentare tradizionale della Vallata molto apprezzato per la buccia sottile e il sapore delicato; caratteristiche organolettiche che rendono il fagiolo di Lago perfetto per realizzare piatti della tradizione come pasta e fasòi, fasòi col lardo, col luz (luccio) o con la bisàta (anguilla).

Apprezzato a tutte le latitudini per le sue proprietà nutrizionali, la versatilità gastronomica, il costo contenuto (non sempre!) e la rusticità, il fagiolo ha ispirato una serie di espressioni colloquiali molto diffuse, il cui significato ha a che fare con ciò che accade al momento giusto o che si rivela adatto e provvidenziale

In vista di un pranzo fra amici, ad esempio, imbattersi in antiche ricette come il risòto lamonese casca a fagiolo; con l’auto in panne, capita a fagiolo intravedere l’amico meccanico e, allo stesso modo, scoprire che il nuovo vicino è un insegnante d’inglese viene a fagiolo per colmare le lacune di nostro figlio.

Se la diffusione di queste espressioni è andata di pari passo con la diffusione del fagiolo negli orti e sulle tavole italiane, restano molti dubbi sulla vera origine della locuzione. Una prima ipotesi, piuttosto vaga, rimanda al presunto amore per i fagioli da parte dei fiorentini, detentori del primato linguistico nazionale. Altra possibilità è che la provvidenziale caduta del seme abbia a che fare con l’usanza di esprimere il proprio voto lasciando cadere nell’urna un fagiolo bianco o nero. C’è infine chi propende per la lunga cottura cui vengono sottoposti i fagioli prima di giungere in tavola: indovinare la giusta tempistica è il banco di prova per ogni cuoco che si rispetti. 

La popolarità dei fagioli è tale che incappare in proverbi, citazioni e aforismi su di essi è molto frequente.  Si spazia dai consigli agronomici: “quando canta l’assiolo si semina il fagiolo”, a quelli nutrizionali: “riso e fagioli fanno crescere i figlioli”, o “i fagioli sono la carne dei poveri”. 

Per gli inglesi “spargere i fagioli” significa rivelare un segreto mentre esserne pieni equivale a sperimentare il culmine dell’entusiasmo. Non mancano gli scontati riferimenti a certe particolarità dei fagioli: “legumi pazzi che più ne mangi e più strombazzi” o “falsi amici che parlano di dietro”.

Ritornando al tema dell’articolo di oggi, il momento giusto, casca davvero a fagiolo una saggia riflessione del Dalai Lama: “Ci sono solo due giorni all’anno in cui non puoi fare niente: uno si chiama ieri, l’altro si chiama domani; perciò, oggi è il giorno giusto per amare, credere, fare e, principalmente, vivere”.

(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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