Modi di dire: di riffa o di raffa!

Ponte dei pugni (Venezia)
Ascolta l’articolo 2 MB
0:00 / 3:54

Nell’antica Venezia, da settembre a Natale, alcuni ponti cittadini facevano da sfondo a sonore scazzottate fra i membri di due fazioni: i Nicolotti e i Castellani. Gli abitanti della parte orientale della città, riconoscibili per il colore rosso del copricapo e della sciarpa, affrontavano i neri di San Nicolò dei Mendicoli solitamente sul ponte di San Barnaba che, proprio per questo, venne ribattezzato ponte dei Pugni. 

Accompagnati dalla musica e incitati dalla folla, i protagonisti  della zuffa cercavano di gettare in acqua l’avversario, agevolati dall’assenza di bande, ovvero di ringhiere o parapetti. 

Le origini di questa tradizione sono incerte, ma resta il fatto che per anni le autorità lagunari non solo la tollerarono, ma addirittura la incoraggiarono: vuoi per disporre di una riserva di cittadini nerboruti in grado di difendere la città, vuoi per scongiurare pericolose alleanze fra i sudditi. 

La gloriosa epopea delle risse sui ponti si interruppe bruscamente nel 1705. In quell’anno divampò un incendio nel monastero di San Girolamo, ma nessuno abbandonò la mischia per estinguere il rogo. Soltanto un prete barnabita, brandendo un crocifisso, seppe riportare alla ragione le schiere di uomini accecati dall’ira che, da allora, dovettero accontentarsi di sfogare la loro animosità in gare di forza e regate.

Sicuramente meno noto di quello dei Pugni, il fiorentino ponte alle Riffe non fu da meno di quello lagunare almeno in termini di aggressività e prepotenza. Costruito per consentire ai carri agricoli provenienti dalla via Faentina di entrare in città, troppo stretto per assolvere a questa funzione, il ponte divenne teatro abituale di epiche liti fra passanti e barrocciai, tanto da guadagnarsi un appellativo legato alla riffa, ovvero il sopruso, l’arroganza, la rissa.

In Toscana, per inciso, il riffaiolo coincide con il veneto baruffante, personaggio incline al litigio e alle botte. Fatto saltare dai tedeschi nel ’44 e successivamente ricostruito, il Ponte alle Riffe è ancora oggi troppo angusto e grazie alle perduranti contese fra automobilisti incivili e pedoni insofferenti mantiene intatta la propria reputazione.

Un altro significato di riffa, mutuato dallo spagnolo, è quello di lotteria, ma questo ci porterebbe troppo lontano. Dedichiamoci piuttosto a esaminare un modo di dire molto diffuso, “di riffa o di raffa”, ovvero “a ogni costo”.

La parola raffa trae le proprie origini dal verbo arraffare o raffare, che rimanda all’azione di ghermire un oggetto e appropriarsene con rapacità, al gesto di strappare qualcosa con violenza e impadronirsene senza scrupoli. 

Circostanze che confermano il clima di aggressività che si percepisce ascoltando gran parte delle frasi che contengono l’espressione “di riffa o di raffa”: il prepotente sprovvisto di biglietto, esigerà di assistere al concerto o entrare allo stadio di riffa o di raffa; il maleducato, pur di non rinunciare allo shopping, costi quel che costi parcheggerà l’auto anche in tripla fila. L’arrogante, di riffa o di raffa, tenterà di imporre agli altri le proprie ragioni esattamente come gli individui altezzosi che, con le buone o con le cattive, pretenderanno di averla sempre vinta.

L’espressione “di riffa o di raffa”, tuttavia, può anche avere un’accezione positiva: ciò accade quando ci si riferisce alla caparbietà produttiva, alla meritoria ostinazione, alla lodevole perseveranza. Un insegnamento, quest’ultimo, che ci viene anche dal grande pittore Vincent Van Gogh il quale, nonostante i fantasmi che gli affollavano la mente, trovò la forza per affermare: “Se senti una voce dentro di te che dice ‘non puoi dipingere‘, allora a tutti i costi dipingi e quella voce verrà messa a tacere”.

(Autore: Marcello Marzani)
(Foto: Qdpnews.it)
(Articolo di proprietà di Dplay Srl)
#Qdpnews.it riproduzione riservata

Related Posts