Modi di dire: restare di gesso

A Roma, nelle sale del museo dell’Istituto Superiore di Sanità recentemente riaperte al pubblico, si possono ammirare diciassette tavole attribuite allo scultore veneto Antonio Canova. La digitalizzazione ad alta definizione degli originali, verosimilmente realizzati fra il 1776 e il 1779, mette in risalto la straordinaria accuratezza con la quale l’artista disegnò dettagli anatomici rintracciabili in alcuni dei suoi più celebri capolavori.

Nato a Possagno, in provincia di Treviso, attivo a Venezia e a Roma, Antonio Canova è considerato il più eminente scultore neoclassico nonché l’ideatore di un nuovo canone di bellezza frutto del meticoloso studio della natura e della statuaria greco-ellenistica.

Nel suo paese natale, ai piedi del Monte Grappa e a breve distanza dai colli asolani, sorgono la casa natale e la Gypsotheca, preziosa collezione di modelli in gesso che l’artista utilizzava come prototipo a premessa della sbozzatura del blocco di marmo.

Materiale duttile, facilmente lavorabile e poco costoso, per le proprie caratteristiche il gesso trova applicazione in molti campi, dall’arte all’edilizia. Con il gesso si realizzano statue, modelli, calchi, lastre isolanti, pareti divisorie, controsoffitti e una infinità di oggetti compresi i gessetti bianchi o colorati con i quali, un tempo, si elencavano i “buoni” e i “cattivi” sulla lavagna. 

Osservando la ieratica immobilità delle sculture esposte nelle gipsoteche si comprende bene il significato della locuzione “restare di gesso”, ovvero rimanere paralizzati difronte a un evento imprevisto, una notizia clamorosa, un fatto rilevante e inaspettato. Resta di gesso chi riceve un dono inatteso, ma anche chi trova le proprie masserizie sul pianerottolo, segnale inequivocabile della fine di un amore. Si trasforma per qualche istante in una statua di gesso il padre che, in orario di lezione, sorprende il proprio figlio sfrecciare in monopattino o scorge la figlia adolescente sbaciucchiarsi con quello che credeva soltanto un innocuo amichetto.

Al gesso si possono sostituire altre sostanze, ma il significato resta il medesimo: può accadere dunque di restare di sale, di stucco o addirittura di sasso.

Il gesso è anche protagonista di un’altra curiosa locuzione, “calma e gesso”, un invito a riflettere, ponderare bene la situazione, valutare i pro e i contro, senza prendere decisioni avventate. Quest’ultimo modo di dire deriva dal gioco del biliardo e si ispira ai momenti che precedono un tiro particolarmente difficile; quelli in cui il giocatore osserva la disposizione di bilie e birilli sul panno verde e studia la traiettoria migliore sfregando il gessetto sulla punta della stecca.

Cugino povero del marmo, sinonimo di economicità, succedaneo di materiali ben più preziosi ed esclusivi, con l’avvento della tecnologia il gesso scompare gradualmente dalle aule, soppiantato da avveniristici schermi elettronici collegati al web. 

Un destino effimero, quello del gesso che scricchiolava sull’ardesia e dello stesso insegnamento. Lo scrittore palermitano Alessandro D’Avenia, in un’acuta riflessione, afferma che a scuola tutto sembra essere fatto per essere dimenticato, come accade alla polvere bianca del gesso che presto scompare dalla lavagna senza lasciare traccia.  

(Autore: Marcello Marzani)
(Foto: Ab. Unsplash.com)
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