Nel Bestiario veneto contemporaneo ora l’orso di Valbrenta

Foto di repertorio

Una fototrappola lo ha immortalato nei boschi sopra Campolongo-Valbrenta: un giovane orso bruno, solo, di passaggio.

La notizia ha fatto il giro dei social con la velocità che si addice alle immagini inattese e il coro dei commenti ha seguito il copione consueto: meraviglia, apprensione, qualche battuta, qualche allarme. Qualcuno ha scritto che non si era mai visto un orso da quelle parti. Non è vero. Ed è da questa piccola correzione che vale la pena cominciare.

Il Massiccio del Grappa, l’Altopiano dei Sette Comuni, la provincia di Belluno sono da anni una delle possibili direttrici naturali di dispersione per gli orsi provenienti dal nucleo trentino e/o da quello ben più numeroso della Slovenia con circa 1000 orsi presenti. In verità questi sono aneddoti, nessuna certezza né sul numero e nemmeno sulla provenienza.

Sarebbe importante passare da una fase tipicamente emotiva di stupore e di meraviglia a dei dati scientifici robusti che finalmente chiariscano la situazione dell’Orso a livello della Regione Veneto. Da molti anni, esemplari in movimento sono stati documentati più volte sul versante pordenonese e bellunese del Cansiglio, poi Seren del Grappa, Busche e Sovramonte ecc. Ed evitare quindi di essere poi travolti dalle conseguenze di questa colonizzazione come è successo (e sta succedendo) con le centinaia di vacche, pecore e capre uccise dai lupi. Orsi che dalla Slovenia entrano regolarmente in Friuli e poi in Veneto e anche l’opposto con almeno un orso trentino M4, l’orso biondo, che è tornato verso la Slovenia ora in Carnia (UD) dove è ancora vivo, dopo aver predato alcuni bovini ad Asiago nel 2014.

Sarebbe quindi il momento di usare la scienza per fare un po’ di chiarezza e raccogliere dei campioni genetici degli orsi in Veneto e capire da dove vengono, confrontandosi con il database genetico trentino e Sloveno. Basta volerlo, se interessa.

Tornando al nostro orso di Campolongo (VI) non è una novità, è la conferma di una dinamica in atto. Ma può essere qualcosa di più. Può essere il primo orso sul quale convergiamo davvero, con attenzione, con serietà, con strumenti adeguati. Non l’ennesima notizia da consumare in ventiquattr’ore. Un probabile maschio giovane in dispersione, come quello di Campolongo è nella fase più critica della sua vita. Ha lasciato il territorio materno ed è in cerca di uno spazio vitale proprio. In questa fase può percorre distanze enormi, è meno cauto degli adulti residenti, si avvicina agli insediamenti umani con una frequenza che diminuirà solo quando avrà stabilito una sua home range (area familiare). Non è pericolosità: è inesperienza. Ma è proprio l’inesperienza, unita alla fame e alla curiosità, a rendere questa fase la più delicata per la coesistenza.

Questo orso, mentre scriviamo, potrebbe già essersi spostato o ritornato sui suoi passi (Asiago o il Grappa?) o essere ancora in zona. Ne potrebbe arrivare un altro? Non lo sappiamo. In ogni caso, non sarà l’ultimo. La popolazione trentina di orso bruno è in crescita e l’importante popolazione slovena produce maschi in dispersioni sempre più numerosi.

Il momento per prepararsi è questo.

(Autore: Paola Peresin)
(Foto: archivio Qdpnews.it)
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