Sette anni di Colline Unesco: punto di partenza più che di arrivo

La data odierna non è una qualsiasi nel calendario delle Colline di Conegliano e Valdobbiadene. Esattamente 7 anni fa, il 7 luglio 2019, a Baku, in Azerbaigian, il Comitato del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO sanciva l’iscrizione di questo territorio nella World Heritage List, riconoscendole come 55° sito italiano Patrimonio dell’Umanità.

Un traguardo che rappresentò – e continua a farlo – il coronamento di un lungo e meticoloso percorso di candidatura, e che premiò non soltanto la straordinaria bellezza del paesaggio ma soprattutto il rapporto secolare tra uomo e natura. L’UNESCO riconobbe infatti il valore universale di un paesaggio culturale plasmato nei secoli dal lavoro dei viticoltori, caratterizzato dai tipici “ciglioni”, dai piccoli appezzamenti vitati, dai borghi storici e da una conformazione collinare unica.

Sette anni dopo, quell’iscrizione continua a rappresentare molto più di un prestigioso riconoscimento internazionale: è diventata un impegno quotidiano verso la tutela del territorio, la salvaguardia della biodiversità, la valorizzazione delle tradizioni agricole e la promozione di un turismo sempre più consapevole e sostenibile.

E’ innegabile che in questi anni il marchio UNESCO abbia contribuito ad accrescere la notorietà internazionale del territorio, favorendo nuove opportunità di sviluppo economico, culturale e turistico. E ha anche acceso i riflettori sulla necessità di coniugare crescita, qualità della viticoltura e rispetto dell’ambiente, affinché il paesaggio che ha conquistato il mondo possa essere tramandato alle future generazioni.

L’anniversario odierno diventa così l’occasione per ricordare che il valore delle Colline di Conegliano e Valdobbiadene non risiede soltanto nella produzione del Prosecco Superiore DOCG, ma nella storia di una comunità che, nel corso dei secoli, ha saputo modellare un paesaggio irripetibile, oggi considerato patrimonio dell’intera umanità.

Sette anni dopo quella storica giornata azera, il riconoscimento UNESCO continua dunque a essere un punto di partenza più che un punto d’arrivo: una responsabilità condivisa che coinvolge istituzioni, produttori, cittadini e visitatori nella conservazione di un paesaggio che racconta identità, cultura e lavoro. Perché il patrimonio più prezioso delle Colline UNESCO non è soltanto ciò che si ammira, ma ciò che ogni giorno continua a essere custodito.

“Un traguardo che ha fatto la storia”: sintetizza così l’allora presidente della Regione (e oggi del Consiglio regionale) Luca Zaia quel 7 luglio 2019. “Un riconoscimento che onora la storia secolare e l’identità unica di questo straordinario territorio. Le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono anche teatro di grandi eventi sportivi come il Giro d’Italia e la Nova Eroica Prosecco Hills, ad oggi la destinazione turistica italiana in maggiore crescita: nel 2025 hanno superato infatti le 500.000 presenze. Sono cuore pulsante del Veneto, simbolo di eccellenza e autenticità che ci rende orgogliosi nel mondo!” afferma Zaia.

L’attuale presidente della Regione, Alberto Stefani, ha scritto: “Sette anni dopo, queste colline restano il simbolo di una tradizione che unisce storia, fatica e passione: un paesaggio unico, modellato nel tempo e custodito da generazioni di viticoltori. Un anniversario che celebra non solo la bellezza di queste colline, ma anche il valore di una cultura che rende questo luogo unico e speciale in tutto il mondo”.

Alla vigilia dell’anniversario dell’iscrizione delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, e a 6 anni dalla nascita dell’Associazione che ne cura la gestione, il territorio ha raccontato il proprio percorso di crescita, tutela e valorizzazione condivisa.

(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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