

Nel pomeriggio di martedì scorso è stato presentato il Rapporto 2018 sull’economia dell’immigrazione all’auditorium Santa Croce, complesso universitario San Leonardo, in Riviera Garibaldi a Treviso. Ad introdurre e coordinare i lavori è stato Giancarlo Corò, direttore del Campus Treviso – Università Ca’ Foscari di Venezia.
La presentazione vera e propria del rapporto è stata affidata al professor Stefano Solari dell’Università degli Studi di Padova, direttore scientifico della fondazione Leone Moressa. La fondazione Leone Moressa è un istituto di ricerca nato nel 2002, da un’iniziativa dell’Associazione Artigiani e Piccole imprese di Mestre Cgia, con l’obiettivo di analizzare il fenomeno migratorio e i temi economici legati alla presenza straniera in Italia.
Dopo l’intervento del professor Solari sono intervenuti la professoressa Ivana Maria Padoan del Centro Studi sui diritti umani (Università Ca’ Foscari di Venezia) e il professor Stefano Soriani del Dipartimento di economia dell’Università Ca’ Foscari. Presenti all’incontro diversi studiosi del fenomeno migratorio e alcuni esponenti della Caritas. Il Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione è patrocinato dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni e dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale.
Il dato più interessante è che, dopo tre anni di calo dovuto alla crisi, gli immigrati in Veneto tornano ad aumentare. In particolare tornano a crescere i nuovi arrivi: 25 mila dall’estero e 28 mila da altre aree d’Italia. Allo stesso tempo calano le acquisizioni di cittadinanza italiana (20 mila) e diminuiscono le partenze per l’estero. Tra i nuovi arrivi solo un decimo è per motivi di lavoro (2 mila permessi); quasi la metà è per ricongiungimento familiare (9 mila) e un terzo circa (6 mila) è rappresentato dai motivi umanitari (richiedenti asilo e rifugiati).
Gli stranieri in Veneto sono 487.893, pari al 9,9% della popolazione totale. Le principali nazioni di provenienza degli stranieri sono: Romania (123 mila), Marocco (45 mila), Cina (35 mila) e Moldavia (34 mila). Verona è la provincia con più stranieri (105 mila), seguita da Padova e Treviso (rispettivamente 94 mila e 91 mila). A livello comunale, in termini assoluti il Comune con più stranieri è Venezia (36 mila), seguito da Verona e Padova.
Osservando l’incidenza sulla popolazione residente, il primato spetta a Mansuè (Treviso), con il 18,9%. Seguono San Bonifacio (Verona) con il 18,6% e Lonigo (Vicenza) con il 17%. Tra i Comuni capoluogo spicca Padova con il 15,9%. Nel 2017 si sono registrati in Veneto 7361 nati stranieri, pari al 20,1% del totale. L’incidenza maggiore a San Bonifacio (Verona), con il 42,4% di nati stranieri sul totale delle nascite. I nati stranieri sono oltre un terzo del totale anche a Mestrino (Padova) con il 37,4% e Vazzola (Treviso) con il 36,7%. Ad ogni modo, in molti Comuni la quota di nati stranieri supera il 30%.
Per quanto riguarda la scuola, nel 2017 si registravano in Veneto 91.870 alunni stranieri, pari al 13% del totale. Di questi, quasi il 68% è nato in Italia. La presenza degli stranieri non ha modificato solo l’aspetto demografico ma anche quello economico. Nel 2017 gli occupati stranieri in Veneto sono 238 mila, pari all’11,2% del totale. Ad essi si può ricondurre il 9,9% del valore aggiunto complessivamente prodotto, ovvero quasi 14 miliardi di euro.
Non è da sottovalutare nemmeno l’apporto degli imprenditori stranieri, che rappresentano l’8,9% del totale degli imprenditori: dato in crescita negli ultimi cinque anni (+ 12,2%), in controtendenza con la diminuzione degli italiani. A livello fiscale, nel 2017 gli immigrati in Veneto hanno dichiarato mediamente 14.843 euro annui, circa 8 mila euro in meno rispetto alla media degli italiani. Ad essi comunque si possono ricondurre circa 355 milioni di euro di Irpef versata.
Secondo Michele Furlan, presidente della fondazione Leone Moressa, “i dati evidenziano la dinamicità del Veneto e il suo potenziale di integrazione, confermato anche dalla presenza di lavoratori immigrati regolari e dal loro contributo economico”. Si sono sottolineati anche alcuni aspetti legati alla necessità di lavoratori stranieri, da impiegare in alcuni lavori dove gli italiani sembrano non avere più nessun tipo di interesse, e sul costante invecchiamento della popolazione italiana con il rischio, tra qualche anno, di aver seriamente bisogno di immigrati regolari per sopperire alla carenza di manodopera in diversi settori e professioni.
(Fonte: Andrea Berton © Qdpnews.it).
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