Prima udienza dibattimentale, pubblica, ieri, per la causa che vede imputato don Federico De Bianchi, 43 anni, già parroco di Santa Giustina e Fadalto e cappellano degli ospedali di Conegliano e Vittorio, di violenza sessuale aggravata. Atti che secondo l’accusa risalirebbero a una decina di anni fa, tra il 2009 e 2010, segnalati in un esposto dell’Uls, su “vittime” con problemi psichici, che all’epoca avevano tra i 18 e 28 anni. Una storia molto nebulosa, per la quale già Don Federico, conosciuto come il prete social per eccellenza fino all’accusa, ha respinto fermamente ogni addebito, manifestando sempre grande tranquillità e fiducia nel lavoro dei magistrati.
Il giudice ha ritenuto ieri superate alcune eccezioni e questioni preliminari sulla regolarità del processo presentate dalla difesa di Massiliano Paniz e Stefano Trubian. Sono state sentite due persone offese, delle quali una non ha confermato le accuse di un episodio, mentre il secondo ha confermato sia pure, per i difensori del sacerdote, in modo non convincente : “Avevo il diavolo in testa, mi serviva l’aiuto di un prete e don Federico mi ha offerto due sigarette e poi mi ha toccato in uno stanzino”.
Dal punto di vista legale ci sarebbe qualche dubbio sull’attendibilità di testimonianze che si sviluppano dopo dieci anni, come conferma l’avvocato Trubian: “In persone che in quel momento erano oggettivamente in una condizione di disagio, e accomunate da particolari situazioni di difficoltà psicologica. Sono dunque fatti presunti, rispetto ai quali confermiano di nutrire non pochi dubbi”. Il prossimo 4 giugno 2019 saranno sentiti i testi del pubblico ministero mentre per i testi a difesa del sacerdote bisognerà attendere il 22 ottobre 2019.
(Fonte: Fulvio Fioretti © Qdpnews.it).
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