Vite illustri

Monumento funebre allo scultore Marco Casagrande nel cimitero di Cison di Valmarino

Nell’arco di soli otto giorni, in Alta Marca, tre avvenimenti importanti per celebrare tre “vite illustri” che hanno segnato profondamente l’arte, la cultura e la socialità del territorio. Prima il ricordo della celebre pittrice e scultrice Marta Sammartini (1900 -1954) in Duomo a Pieve di Soligo, durante il Concerto dei Concerti che ha concluso il Festival “La Musica nel Sacro”, nella ricorrenza dei settant’anni della sua scomparsa.

Poi, a Campea di Miane, sabato scorso, la cerimonia molto sentita e partecipata di inaugurazione della mostra dedicata nel paese di origine al grande scultore Marco Casagrande (1804 -1880), nella parte finale della sua esistenza vissuto, morto e sepolto a Cison di Valmarino, in questo 2024 che segna i 220 anni dalla nascita di questo artista di indiscutibile valore internazionale. Infine, domenica mattina a Falzè di Piave, nella comunità dove egli aveva insegnato a lungo in tutta la prima parte della sua vita, l’abbraccio corale dell’associazione “Amici di don Mario Gerlin” e di tanti ex allievi nella commemorazione commossa dell’antico maestro Mario Gerlin (1919 -1993), sindaco di Pieve di Soligo poi fattosi sacerdote (ordinato dall’allora Vescovo Albino Luciani) e missionario tra gli hanseniani del Brasile, “gli ultimi degli ultimi”.

Che cosa unisce queste iniziative, questi gesti, queste proposte che vanno tutte nel segno della memoria e del ricordo, in una terra peraltro feconda di talenti e di genialità talmente importanti da far nascere ad esempio a Pieve di Soligo la rete culturale VIP – Vite Illustri Pieve di Soligo che coordina alcune attività di  fondazioni, associazioni e istituti intitolati a queste illustri personalità? Sicuramente, la volontà – si potrebbe anche dire l’arte – di non dimenticare.

Va detto intanto che si tratta di un’operazione culturale non facile, e nemmeno scontata, in un tempo in cui una sorta di “eterno presente” sembra caratterizzare la percezione di tanti ambienti e di molte persone, come se tutto quello che ci ha preceduto, anche in bene, come nel nostro caso, non avesse più titolo di cittadinanza  nella stagione attuale. Al massimo, si tratta di personaggi e di storie collegate da affidare ad archivi e musei, da catalogare, ordinare, mettere diligentemente a posto, e celebrare poi ogni tanto, quasi in ossequio a un rito e a una prassi, ma senza particolari slanci e convinzioni. Invece,  la prima lezione valida che si trae anche da questi ultimi tre eventi celebrativi in terra Patrimonio dell’Umanità UNESCO  è proprio la “resistenza culturale” di tanti a questi processi di dissipazione della memoria, che sembrerebbero inarrestabili.

Vi è sotto un giudizio sul valore straordinario dell’apporto donato da queste “vite illustri” alle comunità di origine, e non solo. Infatti, in secoli ormai distanti da anni, alcuni fra loro hanno saputo esportare la loro cultura e il loro genio artistico e la loro sensibilità sociale in Paesi lontani dall’Italia, dimostrando nei fatti l’altezza e l’esemplarità della loro “mission”. Vite illustri, dunque, proprio perché hanno dato luce al loro tempo, e continuano ad essere punti di riferimento irrinunciabili e insostituibili anche nella nostra epoca, che oggi più che mai ha bisogno di ritrovare figure e realtà capaci di un messaggio luminoso di fiducia e di speranza.

E nello smarrimento di messaggi culturali contraddittori e con effetto  di disorientamento per l’opinione pubblica, essi rappresentano un richiamo essenziale, stabile, certo e duraturo all’identità locale, all’originalità di un territorio, all’orgoglio delle radici, allo spirito di appartenenza.  Non poco, in verità, se pensiamo a come questi “sentiment” favorevoli siano generativi di intraprendenza, cura, dedizione, buone relazioni proprio nel senso dell’attenzione a promuovere la memoria e il messaggio di queste illustri personalità del passato, più o meno recente. Laddove poi, come spesso accade, prendono vita e si consolidano circoli, associazioni e sodalizi  ispirati fin dal nome della loro ragioni sociale a queste grandi genialità generate nel territorio di paesi e città “di casa nostra”, tutto diventa ancora più facile, entusiasmante e avvincente. La cura di questa memoria feconda per l’oggi non rimane più confinata nei pur validi e apprezzati studi di settore di specialisti della materia e di addetti ai lavori, o di istituzioni locali più o meno sensibili a questo ambito specifico, ma diventa patrimonio collettivo, espressione viva del senso di comunità. Nascono quindi con più facilità e maggiore coinvolgimento iniziative, progetti, attività in rete che ampliano il quadro dei soggetti coinvolti, e favoriscono una consapevolezza e partecipazione maggiore da parte di tutti coloro che si fanno attenti e disponibili ai messaggi di questi gruppi culturali denominati come la “vita illustre”, e perciò impegnati a dare il meglio per la sua conoscenza e valorizzazione. Per fortuna, oggi si assiste a una ripresa diffusa di questo interesse per la storia e per gli insigni esponenti della vita locale di epoche passate: la riassunzione di queste “spirito delle radici” può valere anche dal punto di vista turistico, nel momento in cui tanti visitatori della nostra terra ricercano quell’approccio “slow”, esperienziale, originale, emozionale, assolutamente unico, per una autentica vacanza del fisico, della mente e del cuore.      

(Autore: Redazione Qdpnews.it)
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