Da Pinocchio alla Sommeliera: Elena Facchin e la sua passione per i costumi di Carnevale

C’è chi pensa che travestirsi a Carnevale sia un divertimento principalmente per i bambini e chi, invece, non è d’accordo, ma attende questo periodo dell’anno per dare libero sfogo alla propria creatività.

È il caso di Elena Facchin, residente a Vittorio Veneto (in zona San Giacomo di Veglia), che ha fatto della sua passione per gli abiti carnevaleschi un tratto distintivo, tanto da essere divenuta la mascotte della rassegna di sfilate organizzate dall’associazione Carnevali di Marca.

Da Pinocchio ai “pittordi”, dagli indiani d’America fino a Stanlio & Ollio, per poi passare ai personaggi originali della Sommeliera e di Coriandolo e, ancora, Pippi Calzelunghe: sono svariati le idee per il Carnevale che arrivano dalla fantasia di Elena, che conta sul supporto pratico di mamma (per gli abiti) e papà (per l’oggettistica e i dettagli), senza dimenticare la complicità del marito.

Elena Facchin l’anno scorso nei panni della Sommeliera

“Fin da ragazzina andavo al Carnevale di Venezia con mia mamma: è una passione, quella per gli abiti carnevaleschi, che ho da tempo – la premessa fatta da Elena – Da lì, anno dopo anno, mi sono sempre inventata dei costumi che poi, mia mamma che è sarta, mi ha realizzato”.

Ma da dove vengono le idee per un abito e da cosa Elena trae ispirazione?

“La cosa è molto semplice: appena vedo una cosa, un dettaglio, subito mi scatta un’idea. Dipende da ciò che vedo e ogni anno sviluppo un tema diverso per Carnevale – ha risposto – Ho iniziato con il classico abito da dama, ma poi sentivo il desiderio di voler interpretare qualcosa di diverso”.

E quanto ci vuole per realizzare un abito di Carnevale in casa?

“Dipende: a volte l’idea mi arriva a dicembre e, quindi, di fatto ci impieghiamo un mese per preparare tutto. Poi si crea anche in corso d’opera. Quando abbiamo interpretato gli indiani d’America c’è voluto più tempo – ha spiegato – Le idee sono sempre diverse. Sono legata ad esempio alla favola di Pinocchio (interpretato da me): mio marito era Mangiafuoco, mia nipote il grillo, mia cognata la fata turchina e i miei testimoni il Gatto e la Volpe”.

“Quindi interpreto favole, ma anche personaggi di film, come da esempio Stanlio & Ollio”, ha aggiunto.

Elena ha quindi spiegato che gli abiti vengono conservati nella casa dei genitori: sono vestiti realizzati esclusivamente per lei (e non su commissione per altri), verso i quali nutre un particolare attaccamento.

“Ogni anno è per me una sfida: credo che ogni abito abbia una sua anima. Non riesco quindi a prestare questi costumi, perché sono letteralmente io nel personaggio: studio molto anche come i personaggi originali si muovono e si comportano, per poterli riprodurre fedelmente – ha aggiunto – Forse, prima o poi, farò una mostra”.

Elena nella veste di Coriandolo

Quelli di Elena sono abiti così particolari, che lei ogni anno sfoggia a Venezia, tanto da attirare l’attenzione di fotografi, giunti anche dall’estero, che le chiedono di poter posare in alcuni scatti.

“Un fotografo della Nuova Zelanda ha vinto un premio con una foto che mi ritrae in costume – ha raccontato – Ogni anno con mio marito, parenti e amici, ci facciamo cinque giorni filati per il Carnevale ed è bello perché si creano delle amicizie con persone da tutto il mondo e con i fotografi, che avvicinano i vari figuranti. Venezia ogni anno ‘ci chiama’ e la viviamo in maniera diversa”.

Elena, assieme al marito e agli amici, ha anche in passato partecipato al concorso dedicato alla maschera più bella di Venezia: “Un anno abbiamo vinto la sessione della domenica mattina, però non ci avevano detto che eravamo in finale e che si sarebbe svolta la sera. Lo abbiamo scoperto mentre eravamo già in treno – ha detto ridendo – In un’altra occasione siamo arrivati sesti, con il disappunto di chi c’era in piazza San Marco, che pensava meritassimo di più: noi eravamo contenti per quel sesto posto, ma la reazione della gente ci ha gratificato ancor di più”.

“Mi rendo conto che i miei costumi non sono nel classico stile veneziano, – ha ammesso Elena con un sorriso – però è bello potersi lasciare andare una volta all’anno. Poi c’è da dire che per i miei abiti la spesa per la realizzazione è minima: usiamo materiale di recupero per i dettagli, abiti di seconda mano o acquistati al mercatino delle pulci che vengono riadattati”.

Una parte din rilievo, nei travestimenti di Elena, è riservata anche al trucco: “Per me è importante, perché sono a volto scoperto – ha spiegato – Me lo faccio io e creo in base a ciò che mi sento, senza seguire i tutorial. Ovviamente faccio molte prove e poi ci sono delle persone che mi danno dei consigli: tutto ciò è bellissimo e poi i dettagli fanno la differenza”.

Vivere gli abiti e sentirsi nei personaggi è la cosa più bella – ha concluso – Farlo come secondo lavoro? Sarei tentata, però poi non sarebbe più un divertimento e, sinceramente, preferisco divertirmi”.

(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto: Matteo De Noni – Arianna Ceschin. Video: Matteo De Noni, con immagini in costume inserite per gentile concessione di Elena Facchin)
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