Inaugurata ieri pomeriggio la mostra “Un secolo di storia, 100 anni di opere”, allestita nella Galleria del Novecento, nella città del Cima, dedicata al Centenario della Sezione Ana di Conegliano: il taglio del nastro è stato preceduto dall’esibizione del Coro Ana “Giulio Bedeschi” di Gaiarine, diretto da Simonetta Mandis, che ha eseguito brani legati alla storia di tutti gli Alpini fino al 2005, quando il servizio militare divenne non più obbligatorio.
Un tripudio di Penne Nere ha dato un bel colpo d’occhio nell’androne di Palazzo Sarcinelli, riunite per visitare la mostra di oltre 470 foto, immagini scattate in Italia e all’estero, ma anche in zone di guerra, durante azioni di aiuti in condizioni di alluvioni e calamità naturali.
All’entrata della mostra erano posizionate alcune foto rappresentative della Sezione, seguite dai ritratti delle medaglie d’oro al valor militare (Sante Dorigo, Luigi Spellanzon, Giovanni Bortolotto e Pietro Maset), figure immortalate nei ritratti realizzati dal pennello di Marcelle Liliane Jayé Tandura, quest’ultima discendente del primo paracadutista al mondo in azione di guerra.


A seguire le numerose immagini delle opere eseguite sul territorio, negli anni, dai diversi gruppi che fanno parte della Sezione stessa.
Le varie aree della mostra sono separate da alcune corde, che simboleggiano la “cordata” che immortala il concetto di unione proprio degli Alpini.
La mostra resterà aperta fino al prossimo 15 giugno, a ingresso libero.
Presenti all’inaugurazione autorità civili e politiche (regionali, provinciali e comunali), rappresentanti della Forze dell’Ordine, amministratori del territorio (oltre a quella di Conegliano), i gruppi della Sezione (che copre un’area di ben 17 Comuni), ma anche le Sezioni di Valdobbiadene, Vittorio Veneto e Treviso, a testimonianza della vicinanza di un intero territorio.


Visibilmente emozionato il presidente della Sezione Ana di Conegliano Francesco Botteon: “Di fatto questo evento apre il centenario. Una mostra che, con impegno e dedizione, è stata presentata qui. Festeggiare 100 anni di lavoro e di opere è una cosa bellissima, che fa emozionare – ha dichiarato, ricordando i vari appuntamenti previsti fino al 13-15 giugno (giorni del Raduno Triveneto) – Bisogna ringraziare chi ha lavorato con impegno. Nelle foto ho visto persone che non ci sono più e che sono andate avanti, nel Paradiso di Cantore”.
“Vedervi qui mi riempie il cuore di gioia, anche per coloro che si sono messi a disposizione per l’allestimento. I gruppi si sono messi a scartabellare, cercando le foto negli archivi”, ha concluso, facendo una riflessione su quella che sarà la continuità della storia degli Alpini, vista l’abolizione dell’obbligo della leva militare e citando il curatore della mostra, Claudio Botteon, vicepresidente della Sezione e componente del Comitato organizzativo del Raduno Triveneto e del Centenario.


“Non è facile descrivere gli Alpini, perché fanno parte della nostra storia: gli Alpini siamo noi – ha affermato Fabio Chies, sindaco di Conegliano – Questa mostra ci voleva perché, quando sentiamo qualcuno che osa mettere in dubbio la storia degli Alpini, li dobbiamo invitare a vedere queste fotografie”.
“Hanno lasciato segni indelebili del loro passaggio e, ovunque ci giriamo, ci sono opere degli Alpini – ha proseguito – Continuate a mantenere saldi i vostri valori. Grazie davvero, con la ‘G’ maiuscola”.


Lino Chies, alpino coinvolto nei soccorsi durante la tragedia del Vajont e componente dell’associazione Ana nazionale, ha dato la propria testimonianza sull’instacabile lavoro fatto dalle Penne Nere “per amore della comunità”.
Il curatore della mostra, Claudio Botteon, ha raccontato l’orgoglio provato nel far parte dei lavori a monte di questa mostra storica, ringraziando Gino Dorigo (presidente del Comitato organizzatore del Raduno Triveneto e del Centenario), l’amministrazione comunale per la location prestigiosa concessa, ma anche i fornitori del materiale, Lino Chies per la consulenza, il grafico, la pittrice e discendente del primo paracadutista in azione di guerra.
“Questa mostra è nata dalla consapevolezza che gli Alpini lavorano sempre in silenzio, senza farsi pubblicità – ha aggiunto Botteon – Abbiamo pensato che fosse giusto, una volta ogni 100 anni, mostrare tutto quanto era stato fatto. Ne è venuto fuori quello che era lo specchio degli Alpini: lavori che meritano di essere visti”.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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