Nessuno dei 5 referendum abrogativi per esprimersi sui quali le urne, in tutta Italia, sono rimaste aperte ieri domenica dalle 7 alle 23 e oggi dalle 7 alle 15, è valido. Per tutti i quesiti i “Sì” hanno ampiamente raggiunto la maggioranza assoluta, ma nessuno di essi ha avuto l’espressione del voto di almeno la metà degli aventi diritto, più uno (il famoso “quorum”).
A livello nazionale, il dato dell’affluenza per i cinque referendum si è attestata poco sopra il 30%, con lievi difformità tra un quesito e l’altro (era possibile votare non tutte le schede): reintegro dei licenziamenti illegittimi, licenziamenti e limite indennità, tutela dei contratti a termine, responsabilità degli infortuni sul lavoro e tempi di conseguimento della cittadinanza italiana.
Nella Marca trevigiana, con tutte e 828 le sezioni elettorali scrutinate, si è recato alle urne per votare tra il 24,77% e il 24,8% del corpo elettorale, una percentuale inferiore alla media nazionale. Limitandoci al referendum numero 5, quello sui tempi della cittadinanza italiana, tra i Comuni in cui si è maggiormente votato spiccano Mogliano Veneto (33,15% di votanti), Casier (32,41%), il capoluogo Treviso (31,62%), Carbonera (30,18) e Preganziol (30,45).
Curiosamente, le minori affluenze al voto si registrano tutte o quasi in Alta Marca: sempre riferendoci al solo referendum numero 5, a Cimadolmo ha votato il 14,9% (a mezzogiorno di domenica solamente il 3.22), a Maser il 16.12, a Ormelle il 16.37, a Refrontolo il 16.38, a Segusino il 16.8.
Nel Bellunese l’affluenza è stata simile, essendo andato a votare tra il 24,67 e il 24,75% degli aventi diritto. Record di “disaffezione” alle urne nel piccolo Comune di Livinallongo del Col di Lana, dove si è recato a votare, nell’unica sezione elettorale, appena l’11,44% (alle ore 12 di domenica solamente il 2,64%!).
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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