Passeggiando in piazza Papa Luciani a Mel, interessante borgo in provincia di Belluno e in diocesi di Vittorio Veneto, si viene calamitati dalla bellezza dei palazzi di stile veneziano, dalla maestosa chiesa arcipretale di Santa Maria Annunziata e dalla chiesa dell’Addolorata. Questo prezioso edificio sacro fu costruito nel XV secolo, anche se l’antica pieve di Mel è attestata già dal 1204; originariamente l’edificio quattrocentesco era a tre navate con dieci altari, ma fu danneggiato da un fulmine caduto sull’antico campanile il 17 aprile del 1756.
Così come appare oggi, la chiesa è una ricostruzione ottocentesca; si presenta su posizione elevata, su una gradinata in pietra e vi si accede attraverso un elegante portale in pietra lavorata.
All’interno la chiesa conserva l’antica abside, il transetto e una piccola parte della navata centrale. Gli altari furono ridotti a tre: l’altare centrale dedicato all’Addolorata e quelli laterali dedicati a San Tiziano Vescovo, patrono della diocesi e del comune di Borgo Valbelluna, sulla navata destra e all’Immacolata sulla navata sinistra.
L’altare di San Tiziano è arricchito da statue in pietra che rappresentano i santi Tiziano, Lorenzo e Stefano; evidenti, inoltre, gli stemmi del pievano Giambattista Gaio, del vescovo Michele Della Torre e dei conti Zorzi, nobili veneziani rappresentanti del potere della Serenissima cui si diede la Contea Zumellese a partire dal 1404, per ottenere aiuto e protezione in caso di bisogno. Accanto sono visibili due tavole che raffigurano Sant’Agata e Sant’Apollonia di autore ignoto del Seicento.
Spicca poi un prezioso tabernacolo in pietra del 1465, opera del lapicida locale Giovanni Antonio da Marcador che forse, seguendo le indicazioni del parroco Giorgio de Novamonte di origine albanese, avrebbe scolpito con le sembianze di soldato sdraiato, l’eroe albanese e cristiano Giorgio Castriota Scanderberg, noto per la sua lotta contro gli ottomani. Al centro del tabernacolo, il messaggio della vittoria sulla morte con la raffigurazione del Cristo risorto. Tutto infatti ha inizio dall’umile “sì” della Vergine Maria all’Arcangelo Gabriele che l’artista rappresenta su due leggere colonnine a sostegno della cimasa.


Di Giovanni da Mel è una cinquecentesca tempera su tavola con la raffigurazione della Madonna con il Bambino tra i santi Tiziano e Vittore.
Allo Schiavone invece appartengono le eleganti immagini su tela di Sant’Agnese e San Giovanni Battista poste sull’altare della navata sinistra, che conserva anche la seicentesca statua policroma dell’Immacolata, proveniente dal tempietto Fulcis.
Del Marescalchi è invece la raffigurazione cinquecentesca della Madonna con il Bambino in trono e santi Pietro Apostolo e Giovanni Battista.
Sopra l’altare maggiore è riposta la quattrocentesca statua della Vergine Addolorata che tiene sulle ginocchia il Cristo, un bellissimo esempio di Vesperbild che raccoglie la devozione di molti fedeli in chiesa e occasionalmente lungo le strade in processione.
In una nicchia vicino all’arco trionfale si trova un fonte battesimale che originariamente era collocato nella cappella con funzione di battistero dedicata a San Giovanni Battista. Il fonte è a vasca circolare in pietra con orlo decorato, datato 1481, dotato di una copertura in legno intagliato dipinto e dorato a forma di cuspide a sezione ottagonale; la statua sull’estremità del coprifonte rappresenta San Giovanni Battista nell’atto battesimale.
All’interno della chiesa sono conservate in un’urna anche alcune reliquie attribuite a San Fausto, che arrivarono a Mel nel 1664 a motivo di distensione e di pace fra gli abitanti dell’antica Contea Zumellese.
(Autore: Paola Brunello)
(Foto e video: Simone Masetto)
(Articolo di proprietà di Dplay Srl)
#Qdpnews.it riproduzione riservata