In 800 per l’addio a Filippo: “La sua bontà era disarmante”

Mitezza e bontà. Solo due, ma forse le più significative, qualità di Filippo. Quelle che oggi, mercoledì, nel giorno dell’addio, gli sono state riconosciute da chi gli è stato vicino e l’ha visto crescere.

Fino a quel maledetto venerdì 13 (giugno), quando un tragico incidente lungo la Pedemontana, mentre tornava a casa in auto dopo una giornata di lavoro, si è portato via a soli 20 anni Filippo Piccolotto. Decisamente troppo presto.

Erano almeno 800 le persone che oggi pomeriggio hanno affollato la chiesa parrocchiale di Villa d’Asolo e gli spazi esterni, per dargli l’ultimo saluto e stringersi intorno alla famiglia, papà Ivan, mamma Savina e i due fratelli Martina e Marco.

“Siamo tutti stretti attorno al caro Filippo, che poco meno di vent’anni fa voi avete portato in chiesa per offrirlo al Signore e chiedere che entrasse a far parte della grande famiglia dei figli di Dio – le parole del parroco, don Alessandro Dal Ben – Avete continuato questo vostro impegno di testimonianza cristiana e il compito educativo accompagnando Filippo, come anche Martina e Marco, anche con gli altri sacramenti: la confessione, la comunione, la cresima, con la scelta impegnativa della scuola che può soffrire non solo istruzione, ma soprattutto educazione ai valori cristiani, in cui voi stessi siete stati cresciuti e in cui continuate a vivere. E chissà quanti altri progetti, quanti sogni state coltivando nella preghiera e con molto rispetto per i vostri figli Martina, Filippo e Marco”.

“Improvvisamente una telefonata, un black out, una tragedia inspiegabile e lo stesso atteggiamento è anche per tutti voi qui presenti, compagni, amici, familiari, un interrogativo – ha proseguito nella sua omelia il sacerdote – Ma perché? E restiamo muti o al massimo balbettiamo qualche parola o gridiamo…è il destino. Oppure, ma Dio, Dio perché? Dio dove sei? Carissimi Savina, Ivan, Martina e Marco e anche tutti noi oggi qui presenti, dopo le tante o poche parole, dopo i silenzi e le lacrime, gli abbracci, siamo qui in questo luogo che fa parte della vita della famiglia di Filippo, siamo qui stretti attorno a Filippo in silenzio. Ma non un silenzio vuoto, disperato, arrabbiato, ma il silenzio che invita all’ascolto. Sì, all’ascolto e ve lo posso assicurare perché incontrando Ivan e i familiari ho toccato con mano il profondo rispetto per questo momento, il desiderio di cercare non solo un aiuto umano ma di accogliere con umiltà e fede l’aiuto, la luce, la speranza che viene da chi sempre ci è vicino. Dio Padre. Accogliamo allora la sua parola che è parola di vita. Questa liturgia che ora celebriamo non è solo per Filippo. I familiari l’hanno preparata assieme agli amici, assieme al sacerdote con un atteggiamento di speranza e di ascolto”.

Toccante anche il ricordo dei Salesiani presenti alla cerimonia funebre, con cui Filippo era cresciuto vivendo anni intensi di formazione e condivisione.

“Per te Savina, per te Ivan, per tutte le persone che l’hanno incontrato Filippo è stato un dono – il messaggio letto in chiesa – Lo è stato anche per noi salesiani. Poterlo accompagnare nella crescita, negli anni forse più belli, più intensi di passaggio, è stato un privilegio. È arrivato che era bambino, è uscito praticamente uomo. E penso che la mitezza e la bontà possono essere le sue due caratteristiche veramente più belle, più luminose. Mitezza perché era un gusto vederlo giocare, vederlo stare in mezzo ai compagni, lo testimoniano i tanti giovani presenti. E penso bontà, perché chi l’ha davvero conosciuto ha scoperto un cuore buono, buono, buono. In un’epoca in cui ci si insegna a essere furbi, a fregare l’altro, la sua bontà era disarmante e penso che questa bontà possa essere davvero un dono per ciascuno di noi. Abbiamo avuto l’occasione di condividere tanto con Filippo, in modo particolare i gruppi, è stato anche responsabile dei gruppi chierichetti, i vari campi, scuola, l’animazione e tutto il bene che ha ricevuto ha saputo poi renderlo e testimoniarlo per tutti i suoi ragazzi”.

“Due raccomandazioni: la prima è proprio per la famiglia. Non l’avete perso, ma è qui presente in maniera diversa. Il secondo augurio invece lo facciamo agli amici, ai giovani che l’hanno conosciuto e accompagnato. Don Bosco diceva che l’amicizia ha il profumo dell’eternità. E anche Don Bosco durante l’adolescenza aveva perso il suo miglior amico, Luigi Comollo, ma i due si erano fatti un patto vicendevole per dire che l’amicizia è davvero qualcosa che supera anche la morte. Oggi siamo qui vicini alla famiglia con tante domande, tanti dubbi, anche con la speranza che Filippo non ci abbandona, ma proprio anche con l’impegno di sentirlo sempre più vicino.

Ha poi ripreso la parola don Alessandro, per una significativa chiosa: “Carissimi, scusate se mi sono dilungato e se non ho mai pronunciato la parola morte, ma anch’io mi sono messo in ascolto della parola di Dio, mi sono messo in ascolto della vita con l’aiuto della famiglia di Filippo e in questo momento vi invito tutti a mettervi in ascolto, in ascolto di Filippo. La parola di Dio l’abbiamo ascoltata, ora è Filippo che ci parla, è Filippo che ci sta salutando con un sorriso e ci dice a tutti, a ognuno di noi, al papà, alla mamma, alla sorella, al fratello, ai nonni, arrivederci in cielo“.

(Autore: Alessandro Lanza)
(Foto: Alessandro Lanza)
(Articolo e foto di proprietà di Dplay Srl)
#Qdpnews.it riproduzione riservata

Related Posts