La Biennale, il vetro, l’arte: il mondo di Scarpa in mostra

Da domani, domenica 22 giugno 2025 all’11 gennaio 2026 il Museo Gypsotheca Antonio Canova dedicherà una mostra senza precedenti a Carlo Scarpa (Venezia, 1906 – Sendai, Giappone, 1978), architetto e designer tra i più influenti del Novecento, indagandone lo strettissimo legame con la Biennale di Venezia, con cui collaborò per quasi quarant’anni, dal 1934 al 1972.

L’esposizione, curata da Mario Gemin e Orietta Lanzarini, presenta oltre 60 opere tra dipinti, disegni, sculture, vetri e materiali d’archivio, provenienti dalla collezione dell’architetto trevigiano Luciano Gemin (1928–2023), allievo, collaboratore e amico di Scarpa.

Organizzata in tre sezioni – Gli artisti, I vetri, La Biennale – la mostra ripercorre il dialogo continuo tra Scarpa e le arti, attraverso i suoi raffinati allestimenti per la Biennale e il profondo scambio con artisti di primo piano. Tra questi figurano Gustav Klimt, Paul Klee, Giorgio Morandi, Arturo Martini, Alberto Viani, Osvaldo Licini, Tancredi Parmeggiani, Filippo De Pisis e Mario Deluigi, con opere emblematiche, molte delle quali mai esposte prima.

Come ha sottolineato Orietta Lanzarini, co-curatrice della mostra, “il percorso espositivo definisce – attraverso una selezione di pregevoli opere di pittura, scultura e grafica, in buona parte inedite, e un gruppo di splendidi vetri muranesi – una sorta di ‘geografia culturale’ che intreccia la storia personale e professionale di Carlo Scarpa con quella degli artisti, italiani e internazionali, che hanno popolato la Biennale nei quarant’anni durante i quali l’architetto ha lavorato per l’ente veneziano”.

Tra i capolavori esposti nella prima sezione spiccano Angelo di Paul Klee (1937), Studio di donna di profilo di Gustav Klimt (1900), Angelo ribelle di Osvaldo Licini (1951), Autoritratto di Filippo De Pisis (1942) e un poetico Paesaggio di Giorgio Morandi (1962). Completano il percorso i bronzi di Arturo Martini, tra cui San Sebastiano e Il Pensieroso, tre sculture e un disegno di Alberto Viani, e quattro lavori di Mario Deluigi, tra cui l’imponente Ratto d’Europa (1940) e Olgivanna (1948), ritratto idealizzato della moglie di Frank Lloyd Wright.

La seconda sezione della mostra si concentra sulla celebre esperienza scarpiana con il vetro muranese. Tra il 1926 e il 1947, Scarpa lavora con due tra le più importanti vetrerie dell’isola, M.V.M. Cappellin e Venini, partecipando anche alle edizioni della Biennale in qualità di designer e allestitore. Una ventina di vetri testimoniano la sua capacità di tradurre la materia in forma, attraverso un equilibrio perfetto tra sperimentazione tecnica e sensibilità artistica.

La terza sezione approfondisce invece un momento cruciale nel rapporto tra Scarpa e la Biennale, con particolare attenzione al progetto di ampliamento del Padiglione Italia, ideato dall’architetto nel 1968. Una preziosa selezione di disegni autografi inediti testimonia l’intenso lavoro progettuale che ne scaturì.

Durante la conferenza stampa di presentazione, il Direttore della Gypsotheca Moira Mascotto ha voluto evidenziare le origini del legame tra Scarpa e Possagno: “Questa mostra nasce da una riflessione sulle relazioni. Verso la fine degli anni Quaranta il Museo ricevette in deposito dall’Accademia di Venezia otto opere di Canova. Fu allora che si decise di affidare a Scarpa la progettazione di un nuovo ampliamento. Il suo intervento rappresenta una delle testimonianze più significative dell’architettura museale del secondo dopoguerra. Scarpa si mise davvero al servizio di Canova, ma volle anche omaggiarlo”.

Scarpa stesso, ricordava ancora il Direttore, definiva Canova “un artista genuino della fine del Settecento”, capace di una “finezza suprema” e dotato, nelle sue sculture femminili, di “una comprensione formale straordinaria”.

Il percorso della mostra è anche il frutto della passione e della collezione di Luciano Gemin, come ha ricordato il figlio Mario, co-curatore della mostra: “Per mio padre, la decisione di dedicarsi all’architettura, incoraggiato da Bruno Saetti, fu una svolta. Fu grazie a Carlo Scarpa che entrarono a far parte della sua collezione gessi e bronzi di Viani, grattages di Deluigi e opere di altri artisti legati alla Biennale. Dopo la scomparsa del Maestro, fu Giuseppe Mazzariol a orientare le sue scelte verso l’arte contemporanea e anche verso il Cinquecento veneziano”.

Grande soddisfazione anche da parte delle istituzioni. Il sindaco di Possagno e vicepresidente della Fondazione Canova, Valerio Favero, ha affermato: “È un grande motivo d’orgoglio per tutti noi poter ospitare questo allestimento. Carlo Scarpa ha un legame molto forte con Venezia e, di riflesso, anche con Possagno. In questo periodo stiamo restaurando l’Ala Scarpa, un intervento necessario per la sua conservazione. Il nostro museo è cresciuto fino a 70.000 visitatori l’anno, e stiamo valutando un ulteriore ampliamento, magari con un concorso di idee che coinvolga grandi architetti contemporanei come Piano, Fuksas o Boeri”.

Anche Fabio Maggio, in rappresentanza della Provincia di Treviso, ha rimarcato l’importanza dell’iniziativa: “Questa mostra conferma il valore del lavoro della Fondazione Canova e il protagonismo di Carlo Scarpa. Un uomo che ha portato il Veneto sulla scena internazionale, innovando con visione e stile”.

A fare da cornice a questo articolato progetto anche un’importante operazione conservativa, sostenuta dal Ministero della Cultura tramite la Soprintendenza territoriale. “La prima fase dell’intervento – ha spiegato ancora il Direttore Mascotto – ha previsto un’indagine diagnostica completa sull’ampliamento dell’ala Scarpa. Nei prossimi giorni prenderanno il via i lavori veri e propri, che interesseranno la parte meridionale del percorso espositivo”.

Una mostra che nasce da molte relazioni: artistiche, umane, intellettuali. Un omaggio alla visione di Carlo Scarpa, al genio di Antonio Canova, alla passione collezionistica di Luciano Gemin. La Gypsotheca Canova si conferma luogo vivo di ricerca e riflessione, dove l’arte dialoga con l’architettura, la memoria con il presente e la bellezza continua a generare pensiero.

(Autore: Francesco Bruni)
(Foto: Francesco Bruni)
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