“Etica nella medicina moderna”. Questo il tema al centro del convegno che si è aperto oggi, lunedì, al Centro studi Achille e Linda Lorenzon di Treviso, e che si concluderà domani affrontando, con illustri ospiti in campo medico (e non solo), numerose tematiche di stretta attualità sanitaria.
A promuoverlo, in collaborazione con il Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, il dipartimento di Chirurgia Struttura Complessa 1^ Chirurgia dell’Ulss 2, diretto da Marco Massani.
Oltre a quelle più tecniche, i lavori che si sono aperti oggi, hanno posto all’ordine del giorno tre questioni fondamentali, sviscerate anche dal direttore generale dell’Ulss 2 Marca trevigiana, Francesco Benazzi, e dal presidente della Regione, Luca Zaia, tra i protagonisti della tavola rotonda iniziale: la carenza di medici, cui si lega la novità del “semestre aperto” proprio a Medicina, ovvero un accesso libero senza più il tradizionale test d’ingresso (le iscrizioni sono al via proprio da oggi lunedì), il fine vita e l’impiego dell’intelligenza artificiale per la cura della salute.
“E’ un problema generale quello dei medici, in particolare dei chirurghi – ha spiegato Zaia -. Mancano 3.500 medici in Veneto, mentre a livello nazionale parliamo di una carenza intorno ai 50 mila. E’ chiaro che è stata sbagliata la programmazione negli anni passati, con il numero chiuso. Cosa di cui oggi paghiamo lo scotto. Quando lo dicevo in tempi non sospetti, nel 2012-2013, si sorrideva, ma oggi paghiamo il conto. Adesso finalmente le scuole di specialità hanno ampliato il numero delle iscrizioni, dei posti, e sembra che si sia tolto il numero chiuso. Fattori con cui si dovrebbe riuscire a incrementare il numero di medici. Noi dobbiamo fare in modo che i nostri ragazzi, i nostri giovani studenti o aspiranti medici, possano avere la possibilità di iscriversi all’Università e di diventare medici”.


Su questo argomento, in particolare sul “semestre aperto” a Medicina con lo stop al test d’ingresso, è intervenuto anche Benazzi: “Diciamo intanto che non sarebbe corretto far passare il messaggio del ‘via libera a tutti’, perché non è così. Il numero è comunque chiuso con la differenza che, rispetto a dover affrontare un test molto generalista, ce n’è uno più indicato e più logico, perché parla di materie legate alla medicina. Quindi sicuramente una selezione molto più accurata, con la possibilità di avere dei futuri medici che hanno la cognizione di quello che vanno a fare”.


“Un convegno interessante, questo – ha proseguito Benazzi, parlando della due giorni al Centro studi Lorenzon -. Io partirei però da un concetto di bioetica, ovvero affrontiamo tutti i temi che sono essenziali per la medicina moderna e che partono dall’intelligenza artificiale, per finire anche alla gestione del DNA, della mappa genetica per correggere i difetti, fino a arrivare ovviamente alle date, alle dichiarazioni di termini di vita, con importanti risvolti dal punto di vista scientifico”.
Temi ripresi nel suo intervento anche da Zaia: “Direi che è fondamentale che si faccia la legge sul fine vita, lo sto dicendo ormai da anni. Noi stiamo governando il fine vita con la sentenza della Corte Costituzionale, che dice che un paziente che ha quattro caratteristiche, ovvero che è un malato terminale, che ha una diagnosi infausta, grave sofferenza fisica e psichica, che è mantenuto in vita da supporti vitali e, ultimo aspetto, che è in grado di intendere e di volere e che fa questa scelta libera, può chiedere alla sua Ulss di valutare la sua posizione per la gestione del fine vita. Noi dal 2019 ad oggi abbiamo avuto 15 pratiche, di cui due sono andate in gestione finale del fine vita. Questi sono i numeri. Però non si dica che si può gestire questo con una sentenza, visto che la stessa non stabilisce i tempi di risposta e non stabilisce chi dovrà somministrare il farmaco”.


E sull’utilizzo dell’IA a scopi di cura? “L’intelligenza artificiale è il segno dei tempi, non si va contro il progresso – ha ribadito il Governatore -. E’ esattamente quello che è accaduto negli anni ’90 con Internet. C’è stata una levata di scudi, ma oggi se noi immaginassimo di spegnere il mondo digitale, internet, rischieremmo di non curare più i cittadini, perché ormai il mondo digitale ci ha aiutato ad essere molto più performanti, ad esempio sul fronte della diagnostica. Immaginate la telemedicina che utilizza internet e il mondo digitale per potersi concretizzarsi. Se non ci fossero questi ultimi, non avremmo neanche la telemedicina. O potrei citare il caso di un’operazione con un robot chirurgico, che tu puoi fare con il paziente davanti a te oppure a distanza, anche veramente di chilometri, perché comunque la rete ti permette di andare a operare anche con questa modalità”.
(Autore: Alessandro Lanza)
(Foto e video: Mihaela Condurache)
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