Gli impegni sono di solito non rinviabili, indifferibili, improcrastinabili. Tradotto: non possono essere spostati da oggi a domani, perché il tempo della loro realizzazione non può essere collocato in altro momento successivo, in altra data, in altro orario, pena la loro caducità e il venir meno della loro efficacia.
Lo chiarisce in particolare l’etimologia del termine “improcrastinabile”, che contiene in radice la parola latina “cras”, ossia domani: in pratica, il giorno dopo non sarebbe possibile, per cui sono costretto a fare tutto oggi, nell’unica giornata in cui lo svolgimento di questa speciale attività assume valore, significato e concretezza. Sentiamo queste pubbliche dichiarazioni in occasione soprattutto di eventi ufficiali, nei quali le persone interessate giustificano la loro assenza: solitamente, i nuovi impegni sono sopravvenuti, vengono a coincidere con quelli già in programma, e per le loro caratteristiche intrinseche li sopravanzano, si mettono al loro posto, li sostituiscono.
Sono occupazioni inderogabili, che non possono essere evitate, cambiate di ordine, rinviate a un momento successivo. Vanno compiute oggi, a tutti i costi, perché domani non avrebbero più significato, sarebbero perdute, andrebbero annoverate fra quelle scadute e ormai prive di una qualsiasi utile attualità. Ebbene, tutto questo non fa una piega, è perfettamente ragionevole e legittimo, e non lascia spazio a interpretazioni o cambiamenti di rotta: oggi, non domani, per tutte le motivazioni sovra esposte.
Il quadro muta sostanzialmente, invece, quando da un piano generale applichiamo questo schema alle pratiche della nostra vita quotidiana: quante volte ci scontriamo infatti con gli atteggiamenti dilatori, sospensivi, ritardatari che contrastano evidentemente con l’esigenza manifesta di immediatezza e di efficienza nei risultati, fondamentale per assicurare serietà e coerenza a un evento, a una domanda, a un progetto.
Per i sostenitori del continuo rinvio, ci sarebbe sempre tempo a disposizione: a loro giudizio, non vale la pena affannarsi, non serve cercare di rispettare i programmi stabiliti, non è il caso di evitare proroghe o differimenti: oggi è come domani, non occorre preoccuparsi e, se esiste la possibilità, si può tranquillamente rinviare a un altro momento quello che avevamo stabilito per una data certa.
E’ vero, non sempre accade, in tanti casi non si può pensare di cambiare a proprio piacimento il calendario assunto degli appuntamenti, delle consegne e delle scelte, ma resta in fondo l’idea di poter andare a un tempo ulteriore, tutte le volte in cui questo si renda possibile. In certi casi, l’idea del continuo rinvio dei momenti decisivi e delle scelte importanti diventa una sorta di “filosofia di vita”, uno stile, un approccio distintivo: in una sorta di generico indistinto, non è mai ora, si può sempre andare oltre, agire adesso non è mai decisivo, ed è meglio attendere, guadagnare ancora tempo, aggiornarci, rinviare a una data futura, a partire da domani, quello che invece avevamo deciso di fare oggi, di portare a compimento nella stretta attualità, di concludere una volta per tutte.
E’ il famoso cambiamento che non arriva: ci si adagia sulle certezze acquisite, si ha paura delle cose nuove, si preferisce coltivare le cose scontate della “routine” quotidiana piuttosto che arrivare al punto di chiusura definitiva di un percorso, e di apertura di una nuova fase. Con la tecnica del continuo rinvio, il traguardo non viene mai raggiunto, e intanto si favoleggia di tutti i mondi possibili, di tutte le scelte più opportune e convenienti, di tutte le opportunità che potrebbero rendersi disponibili. Ma non oggi, domani, sempre nel futuro, nel tempo che verrà, più avanti, perché serve ancora riflettere, verificare tutte le potenzialità, capire fino in fondo le conseguenze delle varie opzioni in campo.
Ripiegati su quello che siamo, sui dati conosciuti, sulle cose che già ci appartengono e dominiamo, e poco inclini invece a fare un salto in avanti, comprendendo che la vita – tutta la vita – è adesso, come diceva il titolo di una canzone di successo di Claudio Baglioni. Soprattutto, è spesso classico e scontato nella nostra dimensione interiore il rinvio delle azioni concrete ed efficaci che dovremmo mettere in campo per cambiare le asperità del nostro carattere, per migliorare le nostre relazioni con gli altri, per dare valore alle cose che contano sul serio, per dimostrare nei fatti che la vita buona di una comunità comincia nel profondo della buona volontà di ciascuno.
Quanti rinvii per questi buoni propositi, quanti calcoli per non dare seguito a queste importanti direttive, quanta voglia di annacquare tutto nella convinzione che non va la pena in questo momento, in questa giornata, ma si può aspettare tranquillamente domani, senza alcun problema! Al tempo stesso, troppo tardi ci accorgiamo della negatività di queste attese, dei mancati traguardi, dei progetti vani perché mai perseguiti fino in fondo, anche e soprattutto con la certezza dei tempi. Allora, per evitare tutto questo, e non dover rimpiangere le occasioni perdute, viviamo oggi, lavoriamo oggi, decidiamo oggi, cambiamo oggi, non domani. Senza rinviare al futuro le cose che si potrebbero fare proprio ora, al meglio, a beneficio di tutti.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
(Foto: archivio Qdpnews.it)
(Articolo e foto di proprietà di Dplay Srl)
#Qdpnews.it riproduzione riservata