“Senza ricerca non c’è futuro”: Corila e la salvaguardia di Venezia e della Laguna… anche grazie a Bezos

Il pubblico interesse è da sempre il suo faro. Non a caso nasce per tutelare un “bene comune” per eccellenza: Venezia e la sua Laguna. Parliamo dell’associazione no-profit Corila, la cui struttura operativa è composta da ricercatori (fino a 300) che svolgono attività di coordinamento scientifico, attività di integrazione interdisciplinare e funzioni di gestione.

Una realtà balzata nei giorni scorsi agli onori delle cronache per la generosa donazione di cui è stata destinataria. Quella dei novelli sposi Jeff Bezos e Lauren Sanchez (un milione di euro!), che hanno scelto di contribuire così alle ricerche portate avanti dal Consorzio per la salvaguardia dell’ecosistema lagunare, a beneficio delle future generazioni.

Abbiamo parlato di questo, e di molto altro, con il direttore di Corila, l’ingegner Pierpaolo Campostrini, che ci ha accolti nella sede dell’associazione, a Palazzo dei Dieci Savi, già dimora del Magistrato alle acque, ai piedi del Ponte di Rialto.

Direttore, che cos’è Corila e com’è nato questo progetto?

“Corila è un Consorzio, un’associazione tra le università locali e gli enti scientifici nazionali di ricerca, i principali, cioè il Consiglio Nazionale delle Ricerche e l’Istituto Nazionale dell’Oceanografia”.

“È nata come idea nel 1987 all’interno di un ‘comitatone’, cioè un comitato interministeriale, di cui fanno parte anche il sindaco di Venezia, il sindaco di Chioggia e il presidente della Regione, che si occupa dell’indirizzo sulla salvaguardia di Venezia. È stato chiesto al Ministero della Ricerca, che è parte di questo ‘comitatone’, di promuovere un coordinamento delle ricerche per rendere più efficace il contributo scientifico alle scelte che in quel momento si stavano facendo sulla salvaguardia di Venezia, le stesse che hanno portato poi alla costruzione delle opere di difesa. E quindi il Ministero ha sollecitato la costituzione di questa associazione”.

“Associazione che si è formata dal primo gennaio del 2000. In questi 25 anni abbiamo utilizzato fondi statali determinati dalla legge speciale per Venezia, fondi degli enti pubblici che ci hanno chiesto di fare delle cose, delle ricerche, e abbiamo poi, con la nostra esperienza, costituito una capacità di promuovere dei progetti europei, nei quali Venezia è stato il caso di studio. Però questo ci ha permesso di confrontarci, anche a livello internazionale, con i temi che interessano la ricerca su Venezia”.

Di cosa si occupa in concreto il Consorzio e quali sono i suoi obiettivi?

“Gli obiettivi sono da un lato la promozione della ricerca, dall’altro il fornire risposte concrete, scientificamente rigorose (allo stato dell’arte delle conoscenze) sui molteplici temi che interessano, o sono inerenti, come dice la parola del nostro nome, alla Laguna di Venezia. Vuol dire tutto ciò che serve a livello generale per comprendere meglio i meccanismi, le varie dinamismi che portano all’attuale stato dell’ambiente. Non solo dell’ambiente isolato, ma anche del costruito: la cultura, l’economia, tutto ciò che rende possibile questa cosa incredibile, cioè la sopravvivenza di una città con un grandissimo patrimonio culturale all’interno di una laguna che ha un grandissimo interesse dal punto di vista ambientale anche al di fuori dei suoi confini.

Sulla base dei vostri studi e ricerche, qual è lo stato di salute attuale della laguna?

“Beh direi che negli ultimi anni è migliorato rispetto al passato, inteso come passato recente, quando la scoperta di nuove molecole, gli interessi industriali, lo sviluppo economico un po’ troppo veloce del Dopoguerra, avevano portato a una situazione di inquinamento dei suoli, delle acque, dei sedimenti”.

“Oggi purtroppo abbiamo ancora un po’ l’eredità di questo passato, perché l’acqua si cambia e invece i sedimenti hanno memoria, però nelle altre matrici ambientali ovviamente la consapevolezza, le leggi, i controlli che vengono effettuati, portano a dire che l’ecosistema è migliore rispetto a qualche anno fa, così in termini generali. Dopo certamente ci sono degli aspetti nei quali sussistono ancora dei problemi, a cui non è stata data completamente risposta. Tuttavia direi che l’attenzione alle problematiche dell’ecosistema è sicuramente aumentata e quindi questo fa ben sperare anche rispetto alle azioni che sono necessarie mantenere e sviluppare in futuro”.

“E’ come per la nostra salute: non è che ci basti prendere una pillola per migliorare e poi non pensarci più. Gli esami del sangue e le attenzioni per ciascuno di noi, devono continuare e continuano nel tempo. Così anche per la Laguna, le attenzioni, i monitoraggi, le azioni necessarie devono essere continue.

Salvaguardia di Venezia e della Laguna: qual è il vostro punto di vista sul Mose?

“Noi abbiamo avuto la responsabilità del monitoraggio ambientale per diversi anni durante la sua costruzione e abbiamo contribuito, con il nostro patrimonio culturale, alle scelte fondamentali fornendo gli elementi che hanno permesso di orientare le scelte migliori o le scelte che comunque poi sono state fatte. Quindi noi non possiamo che essere soddisfatti dell’esistenza di una protezione come questa“.

“Possiamo pensare come sarebbe Venezia oggi se non ci fosse stato il Mose: dall’ottobre 2020 sono state 108 le volte in cui è intervenuto, per scongiurare una serie di allagamenti molto superiore a quelli registrati in passato nello stesso periodo di tempo. La città sarebbe invivibile, i monumenti sarebbero ancora più danneggiati, non sarebbero potuti cominciare gli importanti restauri che sono invece iniziati, ad esempio, a San Marco sono, ovviamente solo dopo che le protezioni sono state rese operative. Il Mose è uno strumento necessario per la salvaguardia della città, anche della laguna perché in realtà molti non sanno che gli allagamenti non hanno riguardato solamente la Venezia città ma anche molti altri territori lagunari. Penso anche ai campi di Cavallino Treporti o ad altre situazioni nelle isole a Pellestrina e altrove, che hanno comunque portato dei danni all’ecosistema”.

“Eventi molto intensi, questi, che hanno portato dei danni senz’altro alle culture e anche alle morfologie lagunari. Oggi questo non c’è grazie al Mose, uno strumento che anche nelle prossime decadi sarà probabilmente utilizzato in maniera sempre più frequente. Ma ripeto, è assolutamente necessario”.

Matrimonio di Jeff Bezos a Venezia: voi avete ricevuto, come altre realtà, un cospicuo contributo dagli sposi (pari a un milione di euro, ndr.). Com’è nata la cosa e sapete già come utilizzerete questi soldi?

“Questo fatto della donazione ricevuta da Jeff Bezos e Lauren Sanchez, in occasione del loro matrimonio, ci ha fatto piacere e per noi è stata del tutto inaspettata. Un dono inatteso che non era stato né richiesto né sollecitato. Non sappiamo esattamente com’è nata l’idea, ma da quello che ci è stato riferito c’è stato un interessamento sincero da parte di due coniugi, che erano stati qui in precedenza e avevano visto la bellezza non solo di Venezia ma anche della sua laguna. Così hanno chiesto chi si occupava di questo, ovvero della sua salvaguardia, e qualcuno ha fatto il nostro nome. A quel punto è venuto un signore e mi ha consegnato una lettera e da lì è partito il discorso. Ci tengo a sottolineare che, ovviamente, chi ha fatto la donazione, al di là del gesto iniziale, proprio per i meccanismi dei fondi americani che hanno provveduto all’elargizione, ci hanno fatto prima ‘l’esame del sangue’, ci hanno chiesto e si sono informati sui nostri bilanci, sulle nostre organizzazioni. E, alla fine di questo percorso, la donazione è stata effettivamente versata sul nostro conto corrente”.

“Non abbiamo ancora deciso come sarà utilizzata, la cosa importante da dire è che non abbiamo da parte dei donatori delle indicazioni vincolanti. Per usare le loro parole, l’hanno dato a noi per aiutare a preservare Venezia per le generazioni future. Un gesto che ci ha gratificati, oltre che per la sua consistenza, ancora di più per le sue finalità. Una persona importante, nota a livello mondiale, afferma oggi che la ricerca scientifica è fondamentale per salvaguardare Venezia per le generazioni future. Questo interpreta davvero il nostro pensiero, la nostra volontà. Una passione che ci ha accompagnato in questi 25 anni, quindi è stato un riconoscimento che ci ha fatto molto piacere. Speriamo venga compreso da tutti che la ricerca scientifica è davvero un elemento essenziale per garantire la preservazione dell’ambiente lagunare, del suo ecosistema, e la presenza dell’uomo in questo straordinario luogo in maniera sostenibile anche per le generazioni future. Senza ricerca non c’è futuro: questo è il messaggio e credo sia molto bello poterlo sottolineare”.

Infine, voi vi siete occupati anche di Piave

“Il Piave è uno dei principali fiumi che ci sono nella nostra regione, ancorché il suo percorso sia stato deviato circa 400 anni fa dalla laguna di Venezia, ma come foce è ancora presente nell’ecosistema del bacino scolante in laguna e quindi collegato a Venezia”.

“Abbiamo da poco concluso un’attività di monitoraggio e misura della biodiversità del Bosco di Meolo, un bosco planiziale piantato non molti anni fa, che però è molto interessante perché costituisce una specie di esperimento di tutela e di incremento della biodiversità nella pianura che è utilizzata principalmente a fini agricoli. La presenza di questo bosco ha permesso la ripresa di alcune specie ma anche di fauna terrestre, anfibia che è presente lì e che è attirata dalla sua presenza. Abbiamo potuto misurare l’impatto di questo bosco sulla biodiversità. L’incarico ci è stato affidato da Piave Servizi, che come tutti sanno è l’azienda che si occupa dell’acquedotto, ma anche delle acque reflue, e che gestisce in questo bosco un depuratore. Loro volevano capire anche quale poteva essere l’impatto di alcune azioni che possono essere fatte a tutela della biodiversità. Misurare la biodiversità non è una cosa semplice, non si fa con uno strumento che si può attaccare a una presa di corrente, come un misuratore di tensione, ma richiede un intervento multidisciplinare. E grazie ai nostri ricercatori, che ne hanno seguito l’andamento nelle diverse stagioni, è stato possibile quantificare le azioni che sono possibili in base alla presenza sia della flora che della fauna. Dando così, più in generale, risposte scientifiche, sugli ecosistemi (plurale) che sono presenti in questo piccolo ma straordinario luogo del bacino di Piave”.

(Autore: Alessandro Lanza)
(Foto e video: Mihaela Condurache)
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