Bomba d’acqua causata dalle frane. Perencin: “I tombini? Non c’entrano nulla”

Una serie di frane nella zona collinare, almeno una decina, che con i loro detriti hanno ostruito il corso d’acqua (il rio Farra), facendolo esondare e trasformando la strada in un torrente.

Che poi, complice la pendenza, ha scaricato la sua “ondata di piena” a valle, in centro paese. Terminando infine la sua corsa, dopo aver travolto case e negozi in via dei Patrioti, nella zona del cimitero.

E’ questa, dopo gli opportuni sopralluoghi effettuati con i tecnici comunali e i volontari della Protezione civile, la ricostruzione più verosimile delle cause della bomba d’acqua che, nella serata di lunedì, ha travolto Farra di Soligo.

A fornirla il sindaco, Mattia Perencin, che ieri, a poche ore dal disastro, ha subito chiesto alla Regione lo stato di calamità. “Ieri sera abbiamo finito di pulire le ultime strade invase da fango e detriti – ha spiegato il primo cittadino -. E’ stato fatto davvero un gran lavoro! Ora stiamo ultimando anche i sopralluoghi nella zona collinare, a Borgo Grotta, da dove è partito tutto”.

E proprio sulla base della dinamica ricostruita, questa mattina Perencin ha contattato il presidente del Consorzio di Bonifica Piave: “Per segnalare, anche in ottica futura, due criticità lungo il corso del rio Farra e del torrente Patean. Punti dove, in caso di prossime precipitazioni così intense ed eventuali frane, potrebbero crearsi nuovamente delle pericolose ostruzioni”.

Una stima dei danni, sicuramente ingenti, è ancora prematura: “Intanto però abbiamo riaperto tutte le strade, inclusa via San Giorgio – ha proseguito Perencin -. Resta tuttavia ancora chiuso il cimitero, che ha subìto importanti allagamenti. Penso che riusciremo a riaprirlo entro venerdì”.

Nel frattempo, su tutto quanto avvenuto, si è mossa la minoranza di Farra Futura, che ha protocollato un’interrogazione (che verrà presentata nel prossimo Consiglio comunale), per avere alcuni chiarimenti dall’Amministrazione sugli allagamenti verificatisi in occasione della bomba d’acqua di lunedì e sulla manutenzione delle reti di drenaggio.

Tra i quesiti sottoposti nel documento a sindaco e giunta, a firma della capogruppo Sana Ed Dami, se “siano stati effettuati interventi di manutenzione e pulizia dei tombini, delle caditoie e dei canali di scolo nelle zone interessate dagli allagamenti”. O ancora: “Se l’Amministrazione ha già predisposto o intende predisporre interventi strutturali o richieste di finanziamento (regionali, nazionali, europei) per aumentare la resilienza idraulica del territorio”. Infine, dopo un ulteriore passaggio sul tema della prevenzione, se “si intenda promuovere uno studio di fattibilità per la revisione e l’adeguamento del piano dei sottoservizi, con particolare attenzione ai sistemi di drenaggio delle acque meteoriche, inclusi tombini, caditoie, fossi e ruscelli”.

Pronta (e piccata) la replica del sindaco Perencin: ““Intanto devo dire che non ho visto a sporcarsi nel fango e a spalare chi oggi cerca ‘capri espiatori’ o di dare colpe con interrogazioni. Dovrebbero sapere che circa due mesi fa è stato completato un importante lavoro con Savno sulla rete, con 3 mila caditoie spurgate. Ma se si ritiene che la bomba d’acqua sia colpa del sindaco, glielo lasciamo credere. Noi abbiamo subito chiesto lo stato di calamità, muovendoci immediatamente con uomini e mezzi. Ho anche già sentito il Consorzio Piave, ma è altrettanto chiaro che, per preservate il territorio da questi eventi sempre più frequenti, servano ingenti risorse. Come detto il problema, in questo caso, è stato causato da frane e alberi sulla parte a nord, che hanno ostruito il corso d’acqua facendolo esondare su più punti. Il problema, quindi, non sono stati di sicuro i tombini ma l’enorme quantità d’acqua caduta. Nel frattempo ringrazio quanti ci hanno aiutato perché sono stati due giorni no stop e molto impegnativi”.

(Autore: Alessandro Lanza)
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