A una settimana dall’ondata di maltempo che ha colpito duramente la Marca e il territorio comunale di Susegana, il sindaco Gianni Montesel ha voluto fare il punto sui danni causati e lanciare un accorato appello alle istituzioni regionali. Al centro del dibattito, l’esondazione del torrente Crevada avvenuta nella notte tra il 7 e l’8 luglio, che ha colpito in particolare l’area produttiva alle porte di Conegliano, mettendo in ginocchio diverse attività economiche.
“Quella notte il Crevada è uscito abbondantemente all’altezza del ponte romano e in altri due punti – ha spiegato il sindaco –. Non è la prima volta: era già accaduto anni fa, ma oggi la situazione è diversa. Le aree che un tempo fungevano da sfogo naturale sono state urbanizzate e ospitano aziende di altissima specializzazione nel settore metalmeccanico. Parliamo di eccellenze produttive che non possono essere lasciate alla mercé di un torrente”.
Il Comune ha già inviato alla Regione la documentazione preliminare per la richiesta dello stato di calamità naturale e continua a raccogliere segnalazioni di danni da parte degli imprenditori. Ma Montesel va oltre: “Serve un intervento strutturale e urgente. Non possiamo limitarci alla pulizia degli alvei: servono opere di compensazione, anche le casse d’espansione se necessarie, ma bisogna mettere in campo un progetto organico che metta in sicurezza l’intero sistema idrografico. Abbiamo chiesto l’intervento del Genio Civile e di tutti gli attori regionali. È tempo di agire”.


Molte le aziende colpite, alcune delle quali con gravi danni e con le assicurazioni che – anche a causa di una cronicità nelle esondazioni del Crevada – faticano a coprire i danni causati dal torrente. È il caso dell’azienda fondata da Stefano Battiston, dove i capannoni dell’omonima “Battiston Traslochi” sono stati inondati da quasi 70 centimetri d’acqua, con l’azienda che, come confermato dallo stesso imprenditore, ora rischia di chiudere.
“Nel 2018 avevamo già subito danni enormi, ci avevano promesso che il Crevada sarebbe stato sistemato – aggiunge –. Siamo nel 2025 e ci ritroviamo con 70 centimetri d’acqua dentro il capannone e un metro nel piazzale. Abbiamo 240 box di deposito allagati. Ogni temporale è un incubo. Io ho scritto ovunque, anche al presidente Zaia, ma l’unico che ci ha risposto è stato il Comune. Così non si può andare avanti. Noi non possiamo più lavorare con l’acqua alle ginocchia. Qui non parliamo di Olimpiadi e medaglie: parliamo di famiglie, di lavoro, di sopravvivenza”.
Il sindaco Montesel ha colto l’occasione per annunciare anche la presentazione pubblica del nuovo Piano comunale per la protezione delle acque:“È un piano strategico, pensato per intervenire in modo preventivo. Ma da soli non possiamo farcela. Servono risorse, progettazione, visione. Se non proteggiamo il lavoro, non proteggiamo il futuro del nostro territorio”.
(Autore: Simone Masetto)
(Foto e video: Simone Masetto)
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