Una lunga tradizione senza interruzioni è la definizione che più si addice alla storia dello Schieson Trevisan, il cosiddetto “calendario della tradizione”, che di recente è stato protagonista di una mostra allestita all’Oratorio dell’Assunta, in piazza Cima a Conegliano.
Una vera e propria galleria di calendari della tradizione, di vari anni e fogge (alcuni completi di disegni particolari), è quella proposta dall’associazione internazionale Trevisani nel mondo, che ha voluto in questo modo omaggiare un simbolo della cultura e delle tradizioni locali che, nei secoli, ha mantenuto intatta la propria identità, rispecchiando la vita quotidiana e le varie epoche attraversate.


Se molti di noi hanno vivo il ricordo dello Schieson Trevisan appeso nella casa dei nonni, la storia di questo calendario lunare inizia ben prima, ovvero nel 1716. E da lì non ha mai più avuto fine.
Questo calendario lunare da sempre unisce informazioni pratiche a contenuti culturali e, specialmente tra il 18esimo e il 20esimo secolo, ebbe una doppia funzione, ovvero quella di vero e proprio calendario, dove fare le proprie annotazioni, ma anche di “intrattenitore”, con testi umoristici, poesie dialettali e previsioni astrologiche (i cosiddetti “pronosteghi”).


Pronostici che erano legati al meteo e agli eventi storici, dove si mescolavano tra loro ironia e superstizione. Erano quindi degli autentici almanacchi scritti in dialetto veneto, strumenti di un’identità culturale che affondava le proprie radici nella cultura contadina, con previsioni legate al raccolto e ai fenomeni astrologici rilevanti.
La stessa grafica, del resto, richiamava la vita rurale.


Tornando indietro nel tempo, fu nel 1716 che apparve lo “Schieson de Casacorba”, il cui autore più accreditato fu don Pietro Brunato.
Il termine “Schieson” derivava dal termine veneto “s-cessòn”, ovvero il Celtis australis, in italiano “Schiacciasassi”: si trattava di una pianta ombrosa importata dall’America, che produce delle bacche nere.
L’albero in questione si trovava di fronte alla chiesa di Casacorba (frazione del Comune di Vedelago, in provincia di Treviso), sotto al quale si tenevano le assemblee della comunità e dove venne esposto il primo almanacco.
I rami flessibili di questo albero venivano usati per fare le fruste: ecco quindi il collegamento tra l’albero stesso e il nome del calendario, ma anche un legame con la doppia funzione del lunario, che era anche quella di riflettere le chiacchiere e le opinioni popolari, per “bacchettare” i vizi della società.


Giovanni Anastasio Pozzobon fu una figura centrale nella storia degli almanacchi trevigiani: fu proprio lui a trasformare nel 1744 lo “Schieson de Casacorba” nello “Schieson Trevisan”.
Poi, per 42 anni, compilò il lunario, con versi umoristici in dialetto trevigiano e previsioni, che mischiavano l’ironia con la cultura popolare.
Era un modo, quindi, per raccontare con leggerezza la vita quotidiana, tanto da rendere l’almanacco noto anche all’estero e tradotto in spagnolo, francese e tedesco. Qui da noi, lo Schieson Trevisan ebbe il merito di unire lettori delle diverse estrazioni.
Dopo Giovanni Pozzobon (attivo con lo Schieson dal 1744 al 1785), toccò al figlio Antonio, fino al 1784 e, successivamente, si susseguirono diverse figure nella compilazione del calendario.


Attualmente, l’autore in carica del “pronostego” dello Schieson Trevisan è Emanuele Bellò (alias Bepo Gobo da Casier), ex professore di inglese, da sempre studioso e cultore di riti della tradizione, della storia del territorio e del dialetto trevigiano, il quale ha condiviso parte della propria collezione e delle sue informazioni per la realizzazione della mostra.
Mostra che evidenzia gli elementi ricorrenti dello Schieson: la figura dell’astronomo, immortalato con il cannocchiale, mentre osserva il cielo stellato; il “pronostego”, ovvero la previsione redatta in dialetto e in rima; i segni zodiacali, assieme ai giorni e mesi dell’anno, con le previsioni meteorologiche.
Ma anche le fasi lunari, le feste religiose e civili, i mercati e i proverbi, riferiti a un determinato lavoro o a una situazione meteorologica.
Una lunga storia, quindi, quella dello Schieson Trevisan, che non accenna ad avere interruzioni.
(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto: Arianna Ceschin)
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