Giornata molto importante quella di domenica 27 luglio: in alta Val Digon (Comelico Superiore, al confine con l’Austria) è stato inaugurato il recupero del bivacco intitolato all’alpino radiofonista Armando Piva, di Bigolino di Valdobbiadene.


Il 25 giugno 1967 fu vittima di un attentato compiuto dal BAS, un’organizzazione separatista altoatesina che non aveva mai accettato l’annessione dell’Alto Adige al Regno d’Italia dopo la fine della prima Guerra mondiale.
Il recupero del bivacco e l’intitolazione a Piva
Il recupero del bivacco esistente è stato realizzato dal CAI (Club alpino italiano) “Val Comelico”, che negli ultimi cinque anni ne ha recuperati altri due.
Il luogo dell’attentato del 25 giugno 1967 si trova a Nord del bivacco, verso Forcella Vallona, confine austriaco, a circa 15 minuti di marcia. Vi è lì un sacello che commemora i quattro Caduti.


“Il bivacco ora può ospitare, in due settori distinti, un totale di 22 persone e già diversi escursionisti ne hanno fatto uso – afferma Claudio Andreola, vicepresidente della Sezione ANA Valdobbiadene presente l’altro ieri a Cima Vallona con il responsabile del Centro Studi sezionale Dario Bubola -. Il bivacco si trova al Cabin di Cima Vallona, a quota 2216 metri s.l.m. Dal bivacco si può raggiungere Cima Vallona, a quota 2532 metri. Per arrivare al bivacco si parte da Malga Melin, a quota 1689 metri; si trova sul percorso dell’alta via Carnica“.
“Erano presenti alla cerimonia ufficiale di inaugurazione del bivacco – continua Andreola – i membri del CAI Comelico, con presidente e vice, Gabriella Piva, sorella di Armando e madrina della Sezione ANA di Valdobbiadene, con il marito, il vice sindaco di San Nicolò di Comelico, paracadutisti, carabinieri e alpini delle sezioni ANA Cadore e Valdobbiadene. Emozionanti la santa messa, celebrata da don Luigi del Favero, e gli interventi delle autorità”.
La storia di Armando Piva
Nato a Pederobba il 2 dicembre 1945 e residente a Valdobbiadene, Armando Piva era un soldato effettivo al battaglione alpino “Val Cismon”.
La strage in cui Piva fu vittima avvenne in seguito all’abbattimento di un traliccio dell’alta tensione con 6 cariche di esplosivo attorno alle 3,40 del 25 giugno 1967 nella zona del passo di Cima Vallona.
Per accertare la causa della deflagrazione il comando del presidio di Santo Stefano di Cadore dispose l’invio sul posto di una pattuglia composta da alpini (tra cui Piva), artificieri e finanzieri, che alle 5.30 partì dalla sede del presidio a bordo di autovetture da ricognizione.


Giunti a circa 600 metri dal traliccio che appariva danneggiato, i militari procedettero a piedi. Improvvisamente, a pochi metri dal traliccio, si verificò l’esplosione di un ordigno collocato sotto un mucchio di ghiaia. Armando Piva fu colpito in pieno e morì, dopo immani sofferenze, alle ore 23 dello stesso giorno all’Ospedale di San Candido (Bolzano).
Il 14 agosto 1967 Armando Piva fu insignito della Medaglia d’argento al Valor militare “alla memoria” e il 29 marzo 2010 la famiglia ha ricevuto l’onorificenza di “vittima del terrorismo”.
Quello stesso giorno fu inviata sul posto una squadra della Compagnia speciale antiterrorismo con il compito di raccogliere indizi utili all’indagine e per identificare gli autori dell’attentato. Tuttavia una seconda esplosione, causata da bomba collocata a circa 400 metri dal luogo del primo attentato, causò la morte del sottotenente Mario Di Lecce, del capitano Francesco Gentile e del sergente Olivo Dordi, mentre il sergente Marcello Fagnani rimase gravemente ferito.
(Autore: Luca Nardi)
(Foto: Per gentile concessione di Claudio Andreola)
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