«Siamo tanti capitani»: Treviso Fbc in Carnia per iniziare a sognare in grande. Anche droni per allenare i portieri

Il Treviso Fbc ha scelto l’aria buona della montagna per iniziare al meglio la stagione. La squadra si trova ad Arta Terme (Udine), nel cuore della Carnia, per un ritiro di 7 giorni che segna l’inizio ufficiale della preparazione estiva, con lo sguardo già rivolto alla Coppa Italia del 31 agosto.

In un clima di concentrazione e entusiasmo, a parlare sono i protagonisti di questo nuovo progetto sportivo, tra giovani promesse, veterani carichi di esperienza e giocatori trevigiani che tornano a casa.

Gorini: «Prima la fame, poi i moduli. Il gruppo viene prima di tutto»

A guidare questo gruppo eterogeneo è Edoardo Gorini, tecnico che ha scelto Treviso per ripartire dopo importanti esperienze tra i professionisti. «Il ritiro sta andando bene: c’è entusiasmo, disponibilità, e la squadra comincia già a formare un’amalgama. Questo periodo serve proprio a creare il gruppo. Abbiamo scelto di partire una settimana prima anche per questo: ci sono tanti giocatori nuovi e serve tempo per conoscersi».

Dal punto di vista tecnico-tattico, il mister ha le idee chiare: «In questa fase sto lavorando soprattutto sulla fase difensiva. È importante fissare alcuni princìpi, magari diversi da quelli a cui i ragazzi erano abituati. Preferisco iniziare da lì, anche perché i carichi fisici sono alti. Il modulo? Dipenderà dai giocatori, ma per me contano più i principi che i numeri».

Fondamentale anche l’aspetto umano e motivazionale: «Per me la cosa giusta da mettere in campo è la fame. Senza quella non si va lontano, nemmeno se spendi un sacco di soldi. Servono disponibilità, spirito di gruppo, umiltà. Sono concetti semplici, ma restano la base del mio calcio».

Sulla località scelta per il ritiro, Gorini è soddisfatto: «È la prima volta che vengo ad Arta Terme, ci troviamo benissimo. L’albergo è accogliente, si mangia bene, le strutture sportive funzionano, e il clima è perfetto per lavorare. I custodi ci stanno dando una grande mano».

Per quanto riguarda la rosa, il cantiere è ancora aperto: «Ci manca ancora qualcosa, soprattutto davanti. Cerchiamo una prima o seconda punta con caratteristiche fisiche. Ma abbiamo già un bel mix tra giovani e veterani: ci sono molti ragazzi alla prima esperienza in una prima squadra, ma li abbiamo scelti perché hanno la testa giusta».

Sul ruolo del capitano non c’è ancora una decisione definitiva: «Ci stiamo ragionando. Per me il capitano dev’essere un esempio, dentro e fuori dal campo. Deve saper mettere da parte l’ego personale per il bene del gruppo. L’ho fatto per tanti anni da giocatore e so cosa significa».

Interessante anche l’approccio metodologico: «Sto conoscendo i ragazzi non solo tramite i video, ma soprattutto in campo. È lì che capisci veramente le loro caratteristiche. A volte prendi un giocatore per un ruolo e scopri che può rendere meglio in un altro. È il bello di questo lavoro».

Non manca un tocco di tecnologia nel ritiro: «Abbiamo il preparatore dei portieri che lavora con il drone, è il più tecnologico del gruppo. Usiamo anche sessioni video per mostrare ai ragazzi le situazioni tattiche: tutto aiuta, specialmente in questa fase».

Daniel Perin: «Mi ispiro a Kroos, voglio migliorare grazie ai veterani»

Giovanissimo ma con le idee chiare, Daniel Perin, centrocampista classe 2007, è alla sua prima esperienza in ritiro. «Mi piace gestire il pallone, avere il comando del gioco, far girare la palla. Sono cresciuto nel Vittorio Veneto Falmec, poi ho fatto quattro anni al Pordenone. Dopo il fallimento ho fatto un provino al Südtirol e da lì sono arrivato qui».

Il fascino del Treviso ha giocato un ruolo decisivo: «Mi ha colpito la storia della squadra, le parole del direttore sportivo mi hanno convinto subito. Voglio dare tutto, migliorarmi, imparare dai veterani. Mi dicono di giocare sereno, senza pressioni. Questo è fondamentale».

Il ritiro, tra fatica e integrazione, è una novità assoluta: «La parte fisica è dura, ma le partitelle a fine allenamento sono la cosa più bella. Fin da piccolo ho amato il calcio, ho iniziato a quattro anni e non ho mai smesso. Mi ispiro a Toni Kroos: statura simile, stile simile».

Luigi Scotto: «La mia famiglia resta in Sardegna, ma qui voglio vincere»

È uno dei nomi più esperti della rosa, reduce da quattro stagioni intense con la Torres: Luigi “Gigi” Scotto, attaccante, ha lasciato la Sardegna per abbracciare la causa biancoceleste.

«Mi ha convinto la storia del club, la sua tradizione. L’accoglienza è stata ottima, mi sto integrando bene. La scelta non è stata semplice: ho lasciato la mia famiglia, i miei figli resteranno lì. Ma la voglia di far bene ha prevalso».

Goleador generoso, mette il collettivo al primo posto: «Segnare è importante, certo, ma lo è ancora di più lavorare come squadra. Sarà un girone tosto, pieno di squadre attrezzate. Servirà umiltà, compattezza, spirito di sacrificio».

Il legame con il tifo non è secondario: «Il pubblico ti dà stimoli diversi. Ho ricevuto tantissimi messaggi dai tifosi della Torres, è stato commovente. Ma ora penso solo al Treviso, a partire bene e a trovare l’equilibrio giusto».

Massimo Rizzotto: «È un onore rappresentare la mia provincia»

Classe 2007, trevigiano DOC, Massimo Rizzotto è un terzino moderno, reduce dalla Primavera della SPAL: «È il mio primo anno tra i grandi ed è un onore rappresentare la squadra della mia provincia. Il salto dalla Primavera al senior è notevole, ma è parte del percorso. Voglio crescere tanto».

Il suo è un ruolo in grande evoluzione: «Sono un terzino destro, ma ho giocato anche a sinistra. Mi piace spingere, ma so fare anche la fase difensiva. Mi ispiro a Hakimi e Dumfries: sanno fare bene entrambe le fasi, fondamentali oggi».

Il ritiro lo sta aiutando ad ambientarsi nel calcio dei grandi: «Ci stiamo allenando molto anche sulle palle inattive, che in Serie D possono decidere le partite. Non sono mai stato al Tenni da spettatore, ma in famiglia siamo tutti appassionati: uno dei miei fratelli ha anche giocato a Treviso. Il calcio è la mia vita».

Robert Gucher: «Dove c’è serietà, prima o poi si vince»

L’austriaco Robert Gucher, ex Pisa e Frosinone, porta a Treviso un bagaglio di esperienza invidiabile. «Le prime impressioni sono ottime. Qui c’è serietà, volontà di fare le cose per bene, e questo mi ha convinto ad accettare la proposta. Mi hanno cercato con insistenza e questo mi ha dato fiducia».

Gucher è uno specialista in promozioni, come ricorda lui stesso con un tocco di scaramanzia: «Sono stato parte delle promozioni a Frosinone e Pisa. Ma ogni traguardo arriva dopo fatica, serietà e visione a lungo termine. Vincere non è mai facile, ma se una società lavora bene, prima o poi arriva».

Ora si apre un nuovo capitolo: «Mi aspetto un campionato intenso, aggressivo, meno tecnico ma più duro. Sarà fondamentale lavorare tutti insieme: giovani e veterani, staff e società. Il ritiro serve a questo: fare gruppo, mettere benzina, partire forti».

Rok Vadjunec: «Il mio modello è Handanovic. Voglio arrivare in alto»

Chiude il giro delle interviste il portiere Rok Vadjunec, sloveno, classe 2006. «In Italia questo è il mio quarto anno: ho giocato a Empoli, poi a Trieste, quindi Adriese e ora eccomi qua. Contro il Treviso ho già giocato: tifosi fantastici e un bello stadio. Sono onorato di essere il quarto sloveno a indossare questa maglia, il primo fu Handanovic: spero di seguire la sua carriera».

Estroverso e comunicativo, descrive così le sue caratteristiche: «Sono fisicamente imponente, ma la mia forza è la comunicazione. Parlo tanto in campo, voglio una difesa concentrata. E con il mio compagno di reparto c’è una competizione bella e sana: mi serviva proprio».

Tra fatica, sogni e identità: così il Treviso prepara il futuro

Ad Arta Terme si respira un’aria di rinnovata ambizione. Il Treviso Fbc sta gettando le basi per una stagione importante, fatta di lavoro quotidiano, spirito di squadra e sogni che iniziano a prendere forma. Tra giovani promesse, ritorni trevigiani e veterani di spessore, il ritiro precampionato è il primo, fondamentale tassello di un progetto che vuole guardare lontano.

(Autore: Francesco Bruni)
(Foto: Francesco Bruni e Fotostampa. Video: Francesco Bruni)
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