Ci sono famiglie che tramandano un mestiere, altre che lasciano in eredità una passione. I Tommasi, invece, hanno scelto di tramandare una vocazione: quella del soccorso. Il loro nome è intrecciato alla storia dell’emergenza sanitaria nella zona Pedemontana del Grappa, tra sirene che risuonano nella notte e voli di elisoccorso sulle vette delle montagne circostanti. Una vocazione al soccorso che viene celebrata oggi, martedì 7 ottobre, con una giornata mondiale istituita per onorare l’impegno dei soccorritori che ogni giorno rischiano la vita per salvare altre persone.
Tutto è nato da Aurelio Tommasi, fondatore e oggi direttore sanitario di Pedemontana Emergenza, con i figli Matteo Tommasi, attuale direttore del Suem 118 di Pieve del Grappa, e Luca Tommasi, infermiere del 118, che hanno portato avanti questa “questione di famiglia” anche grazie a mamma Daniela, anche lei – neanche a dirlo – infermiera.
Attorno a loro, un’intera famiglia che ha fatto del soccorso una seconda casa: Luciano Tommasi, ex operatore di soccorso alpino, ex infermiere del Suem 118 ed ex tecnico di elisoccorso, quando ancora erano in pochi a volare per salvare vite; Antonio e Mario, padre e figlio e entrambi operatori del soccorso alpino, con il primo anche ex soccorritore e autista, e il secondo soccorritore e autista di ambulanza Pedemontana Emergenza ODV.
Nei Tommasi il soccorso non è un lavoro né un semplice gesto di solidarietà: è un modo di stare al mondo. Una linea invisibile che unisce generazioni diverse, tutte con lo stesso istinto — quello di correre, sempre, verso chi ha bisogno. Motivo per il quale Aurelio, mentre scriviamo questo articolo dedicato alla sua famiglia, si trova su un aereo diretto a Luanda. Il suo è il ventisettesimo viaggio in Angola per aiutare chi ne ha bisogno.
Matteo, la tua è una vita dedicata al soccorso. Possiamo definirla una tradizione di famiglia?
Sì, una vera e propria tradizione che parte da un’idea di mio papà nel 1972. Con mamma, zii e diversi amici dell’epoca nacque qualcosa che poi si è trasformato nella realtà che conosciamo oggi: da Pedemontana Emergenza fino a tutti i servizi collegati, come antincendio di protezione civile e soccorso alpino. Tutto è iniziato quasi cinquant’anni fa, con un’intuizione che ha cambiato il modo di fare emergenza sul nostro territorio.
Perché, secondo te, la vostra famiglia ha scelto di dedicarsi al soccorso?
Papà studiava medicina e c’è stato un episodio che ha segnato profondamente lui e i suoi amici. Avevano già una forma di associazionismo nata dal gruppo scout — anche quello fondato da lui — e avevano creato un primo nucleo di soccorso alpino “Crespano”, quando ancora non esisteva il Corpo Nazionale. Aiutavano i Carabinieri nei recuperi e collaboravano con i Vigili del Fuoco per gli incendi sul Grappa. Un giorno, mentre erano riuniti nella sede, è avvenuto un incidente mortale proprio lì fuori: un ragazzo è morto sul colpo.
Papà, che si stava per laureare, decise allora di creare un servizio di emergenza per supportare l’ospedale di Asolo, che all’epoca era ancora attivo. Da lì partirono come seconda ambulanza in aiuto a quella di Asolo, e pian piano è cresciuto tutto il sistema fino a diventare ciò che siamo oggi.
Qual è la difficoltà più grande nell’essere soccorritori oggi?
La parte burocratica pesa molto, ma la vera difficoltà è il cambiamento culturale delle persone. Oggi assistiamo a episodi di aggressività nei confronti dei soccorritori, anche dal punto di vista legale: basta dire qualcosa e rischi una denuncia. Le difficoltà tecniche si superano con la formazione, ma quelle umane, di relazione, sono la sfida più complessa da affrontare.
Eppure il soccorso continua a dare grandi soddisfazioni. Quali sono le più belle?
Sicuramente vedere ripartire un cuore. Quando hai un elettrocardiogramma piatto, scarichi, somministri i farmaci e quella persona apre gli occhi, anche solo per un attimo, capisci il senso di tutto. Poi ci sono i gesti piccoli ma enormi: l’anziano che ti ringrazia, i familiari che ti stringono la mano. Sono momenti che ti restano dentro.
In Veneto e anche nella vostra realtà di Pedemontana Emergenza si avverte una carenza di soccorritori?
Sì, un po’ di crisi c’è. Fortunatamente, qui siamo partiti il 2 ottobre con un nuovo corso di arruolamento e abbiamo ben 68 iscritti, un buon numero. È stato fatto un grande lavoro sui social, con un gruppo dedicato proprio alla promozione del volontariato. Speriamo che torni quello spirito che una volta era fortissimo, perché negli ultimi anni si è affermato un individualismo che rischia di diventare pericoloso. Noi però restiamo fiduciosi: con questo corso speriamo che tanti giovani possano ancora dare qualcosa agli altri, in modo gratuito e sincero.
(Autore: Simone Masetto)
(Foto e video: Simone Masetto)
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