Se stai pensando a una gita fuori porta che unisca natura, storia e atmosfera sospesa tra sacro e leggenda, il Comune di Farra di Soligo offre un piccolo gioiello da scoprire: l’Eremo di San Gallo, arroccato sul colle che ancora custodisce le vestigia del Castello di Soligo. Percorrendo la stradina che sale tra colli dolci e vigneti, si arriva a questo angolo isolato dove tempo e memoria sembrano aver trovato pace insieme.
Sale l’anima del luogo già dalla vista che si apre: il colle di San Gallo è quanto resta del complesso dei Da Camino, distrutto nel XIV secolo, le sue rovine trasformate dallo scorrere dei secoli in pietre memorabili alle quali l’eremita Egidio di Lombardia, nel XV secolo, intessé il suo legame. Egidio trovò qui un paesaggio talmente ispiratore da decidere di fissarvisi, edificando con parte delle stesse pietre del castello una piccola chiesa dedicata a San Gallo, in ricordo degli anni trascorsi nella famosa abbazia svizzera. Un documento del 1383 attesta che un certo Jacobino da Miane lasciò fondi per “la copertura di quel sacello”, segnalando che non solo la devozione spirituale ma anche quella materialmente comunitaria appartenessero fin dai primordi al luogo


Entrando nella chiesetta, l’affresco del 7 agosto 1442 ci racconta la presenza visiva di San Gallo dietro l’altare maggiore, mentre l’altare stesso è dedicato a San Biagio – un richiamo a una cappella più antica che sorgeva anch’essa all’interno del Castello di Soligo. Il campanile fu aggiunto più tardi, nel 1735, a segnare ulteriore passaggio di forme e intenzioni nel corso dei secoli.
Non è soltanto la storia a rendere speciale questo luogo: anche le tradizioni locali hanno contribuito a fare dell’Eremo un punto di riferimento per la comunità. Si racconta che un tempo i genitori portassero qui i bambini irrequieti “a cior la son”, ossia per farli addormentare con la tranquilla magia del colle; nel silenzio notturno, la presenza del sacello e della natura che lo circonda offrivano conforto di pace.
La posizione strategica consente di godere di panorami mozzafiato: da qui, nelle giornate limpide, il gaze si estende sulla pianura fino al mare, creando un contrasto forte fra la verticalità del colle e l’orizzonte sconfinato. La campagna circostante si stende in vigneti, filari, pascoli; un invito a indugiare, respirare, osservare senza fretta.
Per chi arriva da lontano, il richiamo è duplice: da un lato la storia, le leggende, le incisioni del passato che si leggono ancora nel selciato e nei muri; dall’altro la natura che avvolge tutto, in un’esperienza sensoriale che combina gli odori del verde, la luce che cambia sul crinale, il vento che trasporta lontano il silenzio o le voci della valle. È il tipo di luogo dove lo sguardo si perde e il cuore si alleggerisce.
Visitarlo significa concedersi una pausa dal ritmo urbano, imboccare sentieri poco affollati, fermarsi a contemplare. Meglio se al tramonto, quando il sole rasenta l’orizzonte e i colori si fondono nel fuoco dorato, o al mattino presto, quando la nebbia della valle si dissolve e regala scorci inattesi.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
(Foto: Pio Dal Cin © Qdpnews.it).
(Video: Giovanni Carraro e Qdpnews.it © riproduzione riservata).
#Qdpnews.it riproduzione riservata








