Camminare nel Cisonese con gli occhi di Caterina: il territorio raccontato da una giovane guida

Chi arriva a Cison di Valmarino per scoprire il territorio delle colline e delle Prealpi trova oggi anche volti giovani che stanno costruendo qui il proprio futuro. Tra questi c’è Caterina Fava, classe 1999, cresciuta a Soller, piccola frazione ai piedi delle alture che abbracciano il borgo. La parola che la rappresenta è “camminare”: per lei non è solo un gesto fisico, ma un modo per leggere il paesaggio, entrare nella storia dei luoghi, dare voce a sentieri che molti percorrono ogni giorno senza quasi notarli. In un’area che nel dopo pandemia ha visto triplicare il numero dei turisti, italiani e stranieri, Caterina ha scelto di mettere al centro proprio la lentezza, l’ascolto e un turismo diverso da quello degli hotspot affollati.

Il suo legame con Cison e dintorni nasce letteralmente dietro casa. Durante i mesi più difficili della pandemia, quando gli spostamenti erano limitati, Caterina ha iniziato a esplorare la rete sentieristica che si dirama dalle frazioni verso boschi e crinali. Quella “palestra naturale” sotto casa è diventata una scoperta quotidiana di piante, animali, paesaggi familiari e allo stesso tempo nuovi, guardati con uno sguardo più attento. È stato in quel periodo che ha compreso quanto il territorio potesse offrire, non solo a chi ci vive ma anche a chi arriva da fuori in cerca di tranquillità e natura. Da qui la decisione di cogliere l’opportunità lanciata dall’amministrazione comunale: un corso per guide ambientali escursionistiche organizzato proprio a Cison, che per lei è stato il vero punto di svolta.

Parallelamente alle esperienze sul campo, Caterina ha scelto un percorso di studi coerente con le sue passioni. Dopo la laurea triennale in Economia dei beni e delle attività culturali a Venezia, si è trasferita a Trento, dove frequenta la magistrale in Management della Sostenibilità e del Turismo. Le sue giornate scorrono tra laboratori, lezioni universitarie e rientri a casa, quando può tornare sui sentieri del Cisonese. È in questi spazi di tempo che prende forma il suo progetto personale: Trekkyo, un portale dedicato a itinerari a piedi e in bicicletta, con diversi livelli di impegno fisico e durata, pensato per chi desidera esplorare il territorio con uno sguardo più consapevole.

Trekkyo nasce da un’esigenza molto concreta, sperimentata in prima persona. Cercando percorsi per i fine settimana, lei e il suo ragazzo Pietro si trovavano spesso di fronte a informazioni frammentate: qualche traccia su un sito di escursionismo, qualche suggerimento su blog o pagine social, ma raramente indicazioni aggiornate e complete su durata, dislivello, difficoltà, punti di interesse lungo il cammino. L’idea è stata allora quella di riunire tutto in un unico luogo digitale: un portale, ancora in costruzione, dove il visitatore possa trovare, in un colpo d’occhio, non solo gli itinerari, ma anche gli alloggi, le esperienze, i ristoranti e le realtà locali con cui entrare in contatto. Un piccolo “hub” del camminare che aiuti chi arriva a organizzare la propria esperienza senza dover inseguire decine di pagine diverse.

Il progetto non sarebbe lo stesso senza la collaborazione con Pietro, primo artefice del sito, e senza Bally, il cane-compagno di tante esplorazioni. Insieme percorrono nuovi sentieri, testano varianti, annotano punti panoramici, fontane, deviazioni interessanti, sempre con l’idea di trasformare queste uscite in proposte per i futuri utenti. In un momento in cui Caterina alternava gli studi a lavori saltuari nella ristorazione, è stato proprio Pietro a spronarla: perché accontentarsi di un impiego che non la soddisfaceva, quando aveva già una formazione specifica da guida e uno strumento digitale pronto per essere riempito di contenuti? Quella domanda, semplice e diretta, l’ha aiutata a prendere sul serio il proprio sogno.

A dare ulteriore forza alla sua scelta è stato anche un evento doloroso: la morte improvvisa di Miki, un caro amico conosciuto proprio al corso per guide. Anche lui sognava di accompagnare le persone in natura, con un approccio basato sul rispetto e sulla consapevolezza ambientale. Per Caterina, continuare lungo quella strada è diventato anche un modo per portare avanti il sogno interrotto dell’amico, trasformando un lutto in un impulso a non rimandare più i propri progetti. Da lì, l’idea di guida ambientale è scesa definitivamente dal piano delle intenzioni a quello della pratica.

Oggi, le escursioni che Caterina propone non sono semplici passeggiate. Ogni uscita è costruita come un piccolo laboratorio all’aria aperta: letture di brani e poesie legate al paesaggio, momenti di osservazione delle piante e della fauna, racconti sulla storia dei luoghi e sulle piccole realtà che li abitano. L’obiettivo è far vivere ai partecipanti il territorio “dal basso”, dalla prospettiva di chi ci abita e lo custodisce, mettendo in luce le peculiarità di borghi, aziende agricole, artigiani e associazioni che spesso restano sullo sfondo del turismo più frettoloso. Camminando insieme, il visitatore diventa ospite e, un passo alla volta, inizia a sentirsi parte di una comunità.

Dietro questa immagine luminosa c’è però anche la fatica di un mestiere che non si improvvisa. Caterina è consapevole che il lavoro di guida, pur sembrando a prima vista semplice e gratificante, richiede un investimento continuo in formazione, studio e preparazione tecnica. Conoscere i sentieri, valutarne la sicurezza, aggiornarsi sulle normative, costruire proposte calibrate su pubblici diversi sono attività che portano via tempo e chiedono responsabilità. A questo si aggiungono la burocrazia, la mancanza di fondi da investire e la necessità di maturare competenze specifiche nel campo del marketing, fondamentali per farsi conoscere in un mercato turistico sempre più competitivo.

Nonostante le difficoltà, Caterina guarda avanti con determinazione. Non vede l’ora di concludere il percorso universitario per potersi dedicare a pieno ritmo alla sua attività, ampliando il catalogo di escursioni su Trekkyo, aggiungendo nuove esperienze da vivere sul territorio e selezionando strutture ricettive in sintonia con il suo modo di intendere il turismo. Le prime soddisfazioni sono già arrivate: vedere il cambiamento nello stato d’animo di chi cammina con lei, percepire la calma che nasce dal contatto con il bosco, con i prati, con i panorami che si aprono all’improvviso tra una curva e l’altra del sentiero. Spesso durante i trekking nascono amicizie, scambi di idee, racconti personali: sono momenti in cui, come ama dire, non è solo lei ad accompagnare gli altri, ma sono anche gli altri ad accompagnare lei, arricchendola con le proprie storie.

Cison di Valmarino, con i suoi paesaggi e le sue vie antiche, fa da sfondo a questa vicenda che parla molto anche ai residenti più giovani. Il messaggio che Caterina affida ai coetanei è semplice e insieme impegnativo: mettersi in gioco, uscire dagli schemi, credere nel proprio potenziale anche quando l’ambiente attorno sembra dare poca fiducia ai giovani. Per lei “crederci” significa innanzitutto dirsi “ce la posso fare”, accettare l’idea che inseguire un sogno non garantisca il successo ma sia già, di per sé, un modo per crescere. Non sa ancora se riuscirà a fare della sua passione una professione stabile, ma ogni piccolo passo, ogni escursione, ogni nuovo itinerario inserito nel sito rappresenta un tassello in più. È proprio questo lavoro quotidiano, paziente e tenace, che le sta restituendo entusiasmo e fiducia in se stessa.

Per chi visita oggi il territorio di Cison, incontrare una guida come Caterina significa scoprire un modo diverso di stare in montagna e tra le colline: non soltanto visitare un luogo, ma lasciarsi guidare da chi lo conosce e lo ama, camminando al ritmo dei propri passi e della propria curiosità. In fondo, è anche grazie a giovani sognatori come lei che il territorio continua a raccontarsi, rinnovando ogni volta il legame tra chi ci vive e chi arriva da lontano.

(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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