Chi arriva oggi alla chiesa arcipretale dell’Annunciazione di Col San Martino, frazione di Farra di Soligo, la trova avvolta dai ponteggi e con il portone chiuso. Dietro il cantiere, però, sta prendendo forma un lavoro importante: un restauro che restituisce colore e leggibilità alle superfici interne e che permette di rivedere, dopo anni, gli affreschi nascosti del soffitto. L’intervento è sostenuto dal contributo dell’8 x 1000 alla Chiesa cattolica e ha un importo complessivo di 445.145 euro, come indicato nei pannelli all’esterno. La direzione dei lavori è affidata all’architetto Sabina Favore, mentre la parte tecnica è seguita dai restauratori Giuseppe Dinetto e Stefania Gardiman.
L’architetto Favore descrive il cantiere come un ampio intervento di restauro conservativo degli interni. Si lavora sulle pareti dell’aula e del presbiterio, sulle superfici intonacate della cupola e della volta, con un’attenzione particolare alle zone affrescate. Lo scopo è duplice: consolidare strutturalmente i supporti e riportare alla luce le finiture originarie, liberandole dalle sovrapposizioni accumulate nel tempo. Per chi in futuro entrerà in chiesa, questo significherà ritrovare un ambiente più vicino alla sua immagine di inizio Novecento.
L’intervento rientra in un progetto più ampio, pensato da anni per seguire la chiesa in tutte le sue parti. Un primo passo importante era stato compiuto nel 2012, con il restauro della struttura di copertura e il consolidamento del tetto e del controsoffitto. Già nel 2009, infatti, la caduta di un frammento di intonaco dalla zona centrale di un affresco aveva imposto la costruzione di una struttura sospesa, una sorta di controforma di protezione posta in sommità, per evitare ulteriori danni e raccogliere eventuali porzioni staccate. Quella controformatura, che per oltre un decennio ha nascosto il soffitto agli sguardi, è stata rimossa all’inizio dei lavori del 2024: sotto, l’affresco è riapparso integro, segno che il consolidamento del primo stralcio aveva svolto con successo il proprio compito.


La domanda che in molti si ponevano da anni – che cosa si cela dietro il riquadro sospeso del soffitto – ha così trovato risposta. A emergere sono gli affreschi di Guido Cadorin, che nel 1921 realizzò un grande trittico, considerato una testimonianza significativa della pittura veneta del primo dopoguerra. Sulla volta sono rappresentati il martirio di San Vigilio, San Martino che dona il mantello al povero e, al centro, la Crocifissione: tre scene di forte intensità narrativa, ora oggetto di restauro attraverso il consolidamento degli intonaci e il recupero delle superfici policrome. Per i fedeli più giovani, che non avevano mai visto queste immagini, sarà una scoperta del tutto nuova.
Il cantiere coinvolge anche un’altra opera importante: il dipinto collocato nell’arco cieco sopra l’ingresso, “Gesù Bambino offre i gigli a San Giuseppe”. Si tratta dell’unica decorazione originaria rimasta integra di don Demetrio Alpago, il sacerdote-artista che aveva affrescato l’intera chiesa subito dopo la sua costruzione, a inizio Novecento. Gli altri suoi interventi sul soffitto andarono perduti quando il tetto venne colpito da tre granate durante la Prima guerra mondiale; questo riquadro è dunque l’ultimo tassello diretto di quell’impianto decorativo e il restauro punta a valorizzarne nuovamente i toni e i dettagli.


Oltre alle parti figurative, il lavoro si concentra sugli intonaci delle pareti e della volta. Nel corso dei decenni, soprattutto dopo l’incendio del 1971, erano stati stesi nuovi strati di finitura e tinteggiature a tempera per riparare i danni, coprendo però le cromie originali. Oggi questi strati vengono rimossi con attenzione, per riportare alla luce le superfici sottostanti e ridare unità all’insieme. In parallelo si interviene sugli elementi lapidei che scandiscono l’architettura interna: zoccoli, davanzali, stipiti, architravi delle finestre, cornici in pietra, colonne, portali e balaustrini vengono puliti da croste nere, patine e depositi, così da restituire alla pietra il suo aspetto autentico.


Il progetto comprende anche il recupero dei serramenti metallici e delle vetrate, spesso trascurati ma fondamentali per l’atmosfera dell’aula liturgica. La loro manutenzione permetterà una migliore gestione della luce naturale e una maggiore protezione per le opere interne, integrando il restauro pittorico e materico con un’attenzione complessiva all’ambiente di visita. Quando il cantiere sarà concluso, l’impressione sarà quella di entrare in uno spazio rinnovato ma fedele alla sua identità storica.


Nel corso dei lavori, infine, è emersa una sorpresa che aggiunge una nota di memoria alla storia della chiesa. Sotto il rilievo del cornicione di sommità, nascosto alla vista, è stato rinvenuto un piccolo documento collocato sotto vetro, risalente al 1921: una targa con i nomi dei soci della fabbriceria e un articolo di giornale dell’epoca. Un ritrovamento semplice ma prezioso, che collega direttamente il cantiere di oggi a quanti, un secolo fa, avevano a cuore la stessa chiesa e il suo futuro. Per chi, domani, entrerà nell’Annunciazione di Col San Martino, sapere che tra le sue murature è custodita anche questa memoria aggiungerà un motivo in più per alzare lo sguardo verso la volta e leggere il restauro come parte di una lunga continuità di cura.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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