A Farra di Soligo il territorio si può conoscere anche attraverso una voce. È quella di Monica Stella, classe 1980, interprete e narratrice che da anni accompagna presentazioni di libri, eventi teatrali e appuntamenti culturali tra le colline del Quartier del Piave. Il suo lavoro ruota attorno alle parole: quelle che scaldano, che feriscono, che aprono mondi. Parole che, in questo angolo di Marca Trevigiana, diventano un modo diverso di raccontare paesi, storie e persone.
Chi la incontra durante una serata di lettura o una passeggiata letteraria tra le colline coglie subito questa attenzione all’ascolto. L’ultima occasione, ricorda, è stata il 19 novembre, alla presentazione del volume di Luciano Cecchinel, “Per i giovani figli perduti. Antologia di poesie e prose”, pubblicato da Ronzani. Un incontro che è anche una tappa di un percorso più lungo, iniziato quando Monica era ancora studentessa delle superiori e già sentiva il richiamo del teatro come luogo naturale in cui mettere radici.
In quarta superiore le viene proposta la possibilità di partecipare a uno stage teatrale. Accetta senza esitazioni e supera i provini per “Aperta Scena” di Carbonera, un percorso formativo che le consente di muovere i primi passi su un palcoscenico vero. Lì lavora accanto a nomi importanti come Vittorio e Paola Gassman, Ugo Pagliai e Carlo Rao, guidata da alcuni attori dell’Avogaria di Venezia. È in quei giorni che capisce di voler andare oltre una semplice esperienza scolastica e di desiderare una formazione più approfondita, capace di farle leggere la vita e il teatro con occhi nuovi.
Due tappe segnano in modo particolare il suo itinerario artistico. La prima risale al 2001, quando entra a far parte del Collettivo di Ricerca Teatrale sotto la regia di Carlo De Poi. In questa compagnia incontra persone che le mostrano il teatro come luogo di relazione e di ricerca, un laboratorio continuo dove la scena diventa strumento per interrogare il presente e le storie di chi lo abita. La seconda è l’incontro con l’associazione “P.A. Tirindelli, la Romanza da Salotto e la musica lirica”, in cui presta la sua voce per la recitazione di poesie durante i concerti, intrecciando parola detta e musica.
Quello stesso 2001 è importante anche per un altro motivo: l’uscita di “Sovrimpressioni”, volume di poesie di Andrea Zanzotto. Monica affianca il libro con la recitazione dei versi, occasione che le permette di studiare il poeta da vicino, di conoscerlo come uomo oltre che come autore, e di approfondire molte sfaccettature dei suoi testi. Proprio grazie a Zanzotto arriva poi a incontrare Luciano Cecchinel, entrando in contatto con un altro modo di narrare il territorio, fatto di sentieri, persone e luoghi minimi che diventano centrali nella poesia.
Nel tempo la sua attività la porta a presentare decine di libri di scrittori diversi: Fulvio Ervas, Paolo Malaguti, Danilo Stramare, Terenzio Gambin sono solo alcuni dei nomi che cita con gratitudine. Ogni incontro le lascia un tassello in più, un arricchimento umano che si somma agli altri e compone il mosaico del suo rapporto con la lettura e con il pubblico. Per chi partecipa a queste serate, la sua voce diventa un filo che guida tra le pagine, ma anche tra le colline e i paesi che fanno da sfondo alle storie.
Accanto al lavoro di interprete e lettrice, da alcuni anni Monica si dedica anche alla regia teatrale. Coordina eventi che coinvolgono più associazioni e molte persone, curando la costruzione dei testi, la scelta delle musiche, l’uso dei registri espressivi. Le piace “sviscerare” una vicenda, accompagnare lo spettatore dentro un racconto e scoprire che, a distanza di anni, qualcuno ricorda ancora uno spettacolo per l’emozione che ha provato, per un ricordo rimesso in circolo da una scena o da una frase. Anche questo, racconta, è un modo per dare voce al territorio.
Gli ultimi anni non sono stati semplici per chi lavora nella cultura. Il Covid ha interrotto il contatto diretto con il pubblico, costringendo molti operatori a reinventarsi. Monica ha pubblicato letture per bambini online, ma confessa di essersi chiesta spesso se sarebbe riuscita a tornare sul palco con la stessa energia. La ripresa degli spettacoli, invece, ha dimostrato che quel bisogno di storie e di incontri non era scomparso, ma solo in attesa di ritrovarsi in presenza.
Oggi il suo impegno passa anche attraverso appuntamenti molto legati alla tradizione locale. Sta seguendo la regia del “Presepe vivente” del Gruppo Teatrale di Collalto, dove tutti, “come in una grande famiglia”, contribuiscono alla realizzazione della manifestazione. Gli spettacoli sono in programma il 26 dicembre 2022 alle 17.00 e il 7 gennaio 2023 alle 15.00, momenti in cui il borgo si trasforma in un grande quadro corale. Monica è inoltre coinvolta nell’evento promosso dal Consorzio Pro Loco Q.d.P. “Faville di Palù” per il Panevin 2023, in calendario il 5 gennaio alle 17.00 in piazza Albertini a Mosnigo, con la benedizione del fuoco e la partenza dei tedofori diretti ad alimentare i falò dei vari paesi.
Quando le si chiede un consiglio da rivolgere ai più giovani, alle ragazze e ai ragazzi che stanno pensando al proprio futuro, Monica torna al punto di partenza: le relazioni. Suggerisce di agire d’istinto, di cercare senza paura il confronto con le persone. Il web, ammette, offre molto, ma è il rapporto diretto, senza filtri, che ti fa capire davvero chi sei. In un territorio come quello di Farra di Soligo, dove i paesi conservano ancora una dimensione a misura d’uomo, questa indicazione suona come un invito a non dimenticare il valore degli incontri dal vivo, delle serate nelle sale parrocchiali, nelle biblioteche, nei teatri di collina. Luoghi in cui una voce come quella di Monica Stella continua a tessere legami tra parole, comunità e paesaggio.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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