Il campanèr di San Lorenzo, le campane di Farra che tengono viva una tradizione secolare

A Farra di Soligo la musica arriva anche dall’alto di un colle. Basta avvicinarsi alla chiesetta di San Lorenzo, spesso scelta come sfondo delle immagini dedicate alle colline Unesco, per sentire una sinfonia di rintocchi che accompagna le giornate d’estate e le celebrazioni religiose. Dal 4 al 10 agosto, nei giorni dedicati al santo delle stelle cadenti, le campane hanno suonato a festa grazie alle mani di Gianluca Andreola, giovane campanèr che ha deciso di prendersi cura di un rito antico, facendolo suo e portandolo nel presente.

La storia di Gianluca è quella di un ragazzo che sceglie di non voltare le spalle al passato del proprio paese. A soli ventitré anni ha raccolto una tradizione che rischiava di spegnersi, trasformandola in un impegno personale. Enologo nell’azienda di famiglia, ha imparato molto presto ad amare il suono delle campane di San Lorenzo: da bambino, quel concerto gli sembrava una musica dolce e inconfondibile, legata alle sere d’agosto e alle feste della comunità. Con il tempo, l’incanto non si è affievolito, anzi, è cresciuto fino a trasformarsi in responsabilità.

Il passaggio di testimone è avvenuto grazie all’incontro con Giovanni Dal Toè, per tutti in paese “Giovanin Toè”, l’ultimo campanèr della chiesetta, scomparso nel 2020. È stato lui a insegnare a Gianluca la particolare tecnica del suono delle campane, fatta di gesti precisi e di un’attenzione quasi artigianale al ritmo e alle pause. Il ragazzo ha iniziato a frequentare il campanile a otto anni, guardando affascinato il maestro che muoveva le corde con naturalezza; a undici anni ha cominciato a suonare a sua volta, scoprendo che quel rapporto con le campane era molto più di un semplice gioco.

Col passare degli anni il legame tra i due si è fatto sempre più stretto. Dal racconto emerge l’immagine di un anziano campanaro e di un ragazzino che condividevano lo stesso spazio, seduti uno accanto all’altro, come accadeva un tempo tra i “bòce” che si alternavano a suonare il campanò. Era un dialogo continuo tra generazioni, fatto di consigli, correzioni, ma anche di fiducia. Prima di andarsene, Giovanni ha consegnato a Gianluca le chiavi della chiesa, sereno all’idea di aver scelto la persona giusta a cui affidare un patrimonio che non appartiene solo a una famiglia, ma a un intero paese.

Oggi Gianluca è considerato l’erede naturale di quella tradizione secolare. Ogni volta che mette le mani sulle corde del campanile di San Lorenzo, le sue note tornano a intrecciarsi con le giornate di Farra, accompagnando le messe, le ricorrenze, le sere d’estate. La sua storia è stata condivisa anche dal sindaco Mattia Perencin, che ha scelto di raccontarla sui social per darle visibilità: un modo per dire grazie a un giovane che mantiene viva una sinfonia tramandata di generazione in generazione, capace di ricordare a tutti che le tradizioni non sono “cose vecchie”, ma gesti che continuano a dare forma all’identità di un luogo.

(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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