Alla Locanda da Condo, a Farra di Soligo, San Valentino ha il sapore di un ritorno alle origini. Invece di proporre un piatto ricercato e complesso, qui la “portata speciale” dedicata agli innamorati è una scelta in apparenza semplice: radici e fasioi, ricetta contadina della tradizione veneta che diventa simbolo dell’amore per la cucina e, in fondo, dell’amore in generale. Un invito a ricordare il passato sapendo che qualcosa è cambiato, ma senza perdere il legame con ciò che si era.
Quando è stato chiesto alla locanda di indicare il piatto più rappresentativo, quello che raccontasse meglio la casa, il titolare Enrico Canel, che gestisce il locale insieme a Bea, ha scelto proprio questo abbinamento rustico. Non una creazione scenografica, ma un piatto che parla di territorio e di identità, di una cucina che nel tempo ha imparato a guardare con orgoglio al proprio passato umile.
Per capire questa scelta bisogna partire dalla storia del locale. Enrico dice di essere nato “dentro la cucina” di suo padre Giocondo – da cui il nome “da Condo” – e di suo nonno, che rilevò la gestione nel 1920. Fu il nonno ad avere l’idea di dividere il locale in due parti: da un lato la macelleria, dall’altro l’osteria con ristorante. In quegli anni la locanda lavorava senza sosta, aperta fino alle due di notte, punto di riferimento per chi abitava in zona e per chi passava lungo la strada. Crescere in un ambiente così, racconta Enrico, significa inevitabilmente arrivare a un bivio: o lo ami, o lo odi. Lui, tra tre fratelli, è quello che se n’è innamorato. È entrato in cucina nell’1985 e non ne è più uscito.


La sua strada, però, non è stata lineare. Prima di legarsi ai fornelli, Enrico correva in moto da fuoristrada, con buoni risultati e qualche ambizione in più. A un certo punto ha capito che sarebbe bastato un infortunio per mettere fine alla carriera sportiva e ha deciso di cambiare traiettoria. La cucina, che era sempre stata sullo sfondo, è diventata un approdo possibile, un mondo da esplorare con curiosità.
Da lì è iniziato un lungo lavoro di formazione personale. Enrico ha studiato sui libri – dice ridendo di essere stato “una fortuna per i librai della zona” – e ha viaggiato molto, visitando ristoranti, osservando menu, assaggiando piatti. Erano gli anni della nouvelle cuisine, con sperimentazioni e accostamenti talvolta azzardati. In quel clima ha cominciato a rivoluzionare la cucina di famiglia, spingendosi verso proposte nuove, ricche di tecnica e di effetti speciali. Per alcuni anni la Locanda da Condo ha seguito questa onda, cercando strade sempre più lontane dalle ricette di un tempo.


Il secondo cambiamento arriva negli anni Novanta, quando Enrico incontra Bea, che all’epoca vendeva vino. Lui scherza dicendo di aver acquistato così tante bottiglie da convincersi che fosse meglio “prendersi Bea e comprare meno vino”. Dietro la battuta c’è una svolta concreta: Bea, trentina, è molto legata alle tradizioni e alle cucine di terra, e lo spinge a riconsiderare il patrimonio di ricette ereditate dalla famiglia. Insieme decidono di tornare ai piatti della memoria, ma rileggendoli con attenzione alle tecniche moderne e alle esigenze dei clienti di oggi.
In questo contesto, radici e fasioi diventano una dichiarazione di intenti. Un tempo era un piatto altamente proteico e completo, adatto a chi lavorava nei campi e aveva bisogno di energia. Oggi alla Locanda da Condo viene proposto senza lardo, per andare incontro ai clienti vegetariani, e al posto del radicchio di campo si utilizza il radicchio di Treviso, più facilmente reperibile e riconoscibile. I metodi di cottura sono cambiati, certo, ma Enrico sottolinea come anche sua nonna, in fondo, cucinasse a bassa temperatura: non c’erano i forni di oggi, né tanta legna a disposizione, e le pentole sobbollivano piano per ore.


Accanto a questo piatto simbolico, la locanda continua a proporre altre ricette che parlano di tradizione, come il bollito misto di carne, sempre più raro da trovare in zona. La cura per l’ospitalità si vede anche negli ambienti: alcune stanze richiamano l’atmosfera dell’osteria di una volta, con dettagli che raccontano la storia del locale, mentre all’esterno c’è uno spazio dove fermarsi per un calice. Molto apprezzata è la cantina, scelta spesso dai turisti per degustazioni e aperitivi, che permette di conoscere i vini del territorio in modo informale ma curato.


La storia di Enrico e Bea, della loro scelta di rientrare nei confini di una cucina “semplice” senza rinunciare alle attenzioni contemporanee, può essere letta come una metafora delle colline di Farra di Soligo. Anche qui, tra filari e vigneti, il territorio cerca di preservare un patrimonio che ha imparato ad amare, continuando a sperimentare ma mantenendo come punto di riferimento quei sapori essenziali che lo hanno reso riconoscibile. Alla Locanda da Condo, una cena di San Valentino davanti a un piatto di radici e fasioi diventa così molto più di un appuntamento romantico: è un modo per sedersi a tavola con la storia di una famiglia, di un paese e della sua cucina.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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