Che cosa scrive l’Enciclopedia libera “Wikipedia” alla voce “Oscar Wilde”? “Oscar Fingal O’Flahertie Wills Wilde (Dublino 16 ottobre 1854 – Parigi, 30 novembre 1900) è stato uno scrittore irlandese, oltre che drammaturgo, giornalista, saggista e critico letterario dell’età vittoriana, esponente del decadentismo e dell’estetismo britannico. Autore dalla scrittura apparentemente semplice e spontanea, ma sostanzialmente molto raffinata e incline alla ricerca del bon mot (della “battuta” di spirito), con uno stile talora sferzante e impertinente egli voleva risvegliare l’attenzione dei suoi lettori e invitarli alla riflessione. È noto soprattutto per l’uso di aforismi e paradossi, per i quali è tuttora spesso citato”. Tra questi – offerti al pubblico in numero davvero considerevole e significativo nell’ambito della sua produzione letteraria – non poteva passare inosservato all’attenzione di chi scrive il seguente: “Perdona sempre i tuoi nemici. Nulla li fa arrabbiare di più“.
Non si tratta di indugiare o, peggio, di alimentare questioni poco nobili in merito alle pur frequenti antipatie, contrapposizioni o, peggio, ostilità e inimicizie fra le persone. Purtroppo, già le cronache quotidiane ci riservano ampi racconti e dettagliate ricostruzioni di questi sentimenti negativi che troppo spesso albergano nelle menti e nei cuori di uomini e donne del nostro tempo, e che sovente generano spiacevoli conseguenze concrete nelle relazioni di ogni giorno. E non si tratta di dare vigore al concetto di “nemico”: soprattutto in questa fase della nostra storia, non ne avvertiamo assolutamente la necessità, visto che i gravi dissidi fra i popoli, i conflitti e le guerre locali stanno occupando continuamente le cronache della comunicazione a livello internazionale.
Piuttosto, la filosofia espressa da Oscar Wilde – come sottolinea in un suo recente intervento su un sito web tematico l’esperta Elisa Chiarlitti – si applica alle dinamiche consuete della nostra esistenza, volenti o nolenti, e ci insegna che lasciar andare non è segno di debolezza, ma la forma più raffinata di vittoria. Il perdono, infatti, può diventare l’arma più intelligente per fronteggiare, contrastare, alla fine vincere nettamente sulle offese ricevute, il discredito gratuito, il pettegolezzo che diventa pratica perniciosa di “non verità” suscitate semplicemente da invidia e gelosia, due grandi vizi individuali e collettivi della stagione culturale e sociale nella quale siamo attualmente immersi. Nella frase di Wilde non ritroviamo una sorta di “gioco di parole”: dentro c’è una piccola guida di intelligenza emotiva. Quando scoppia un conflitto, la forza raramente coincide con la risposta impulsiva. Spesso, al contrario, significa saper gestire la rabbia, proteggere la propria lucidità e scegliere una reazione che difenda anche la dignità personale. In questa prospettiva, perdonare può diventare un atto sorprendentemente deciso: interrompe l’automatismo, crea distanza emotiva e ti rimette al comando di ciò che fai, e di ciò che non fai.
È un cambio di mentalità che funziona nelle relazioni e sul lavoro. Se qualcuno cerca lo scontro, la calma spiazza: abbassa i toni, disinnesca la provocazione e toglie combustibile ai giochi di potere. Soprattutto, chiarisce un punto: perdonare non è subire e non significa “dimenticare” tutto a ogni costo. È piuttosto un modo per chiudere il circolo del rancore, tutelare il benessere psicologico e non restare incastrati in una catena di reazioni, ripicche e tensioni, per nulla produttive, anzi di sicuro deleterie. Infatti, il messaggio è chiaro: non serve vendicarsi, non serve distruggere chi ti ostacola per dimostrare la tua forza. La vittoria più solida è mantenere la calma e l’autocontrollo, crescere e migliorarsi, superare i propri limiti e lasciare che siano i risultati a parlare.
Per Oscar Wilde, il perdono non è solo un gesto di bontà, ma un atto di libertà personale. Quando smetti di portare rancore, non solo ti liberi dal peso della rabbia, ma togli anche potere a chi ti ha ferito. Il perdono diventa così una forma di autodifesa intelligente: non per compiacere gli altri, ma per proteggere la propria serenità. È un modo per dire che l’altra persona in questione non può controllare le tue emozioni individuali. E’ una lezione utile per tutti. Nel corso della vita può capitare di litigare più volte con un familiare, un amico, un collega di lavoro, e magari anche di non avere colpa alcuna In quei momenti, la rabbia può sembrare l’unica risposta possibile. Ma ricordare la frase di Wilde può aiutare a cambiare prospettiva: perdonare non significa far finta di nulla, ma scegliere di non farsi dominare dal rancore. Chi riesce a lasciar andare, a togliere lo sguardo dalla possibile vendetta, a vincere la tentazione di una reazione immediata o tardiva, comunque adirata e scomposta, è più libero di concentrarsi su ciò che conta davvero nella vita, dimenticando tutte le altre cose che non meritano, non hanno valore, attentano alla nostra serenità.. Il perdono diventa quindi un segno eloquente di forza, non di debolezza. Un gesto disarmato e disarmante, direbbe papa Leone XIV.
Molti pensano che perdonare significhi essere deboli. In realtà è l’opposto: serve coraggio per restare calmi quando gli altri si aspettano la tua rabbia. Il perdono è un gesto di maturità che dimostra controllo e sicurezza di sé. Non a caso, Wilde lo propone con ironia: perdonare è l’arma più elegante, sorprendente ed efficace che possa esistere.
Anche oggi, nell’era dei social e dei giudizi rapidi, impulsivi, impietosi, le parole di Oscar Wilde restano attualissime: imparare a perdonare – anche solo per non dare agli altri il potere di farti stare male – è un atto di intelligenza emotiva e di equilibrio interiore. In fondo, chi riesce a sorridere davanti a chi lo ha ferito, ha già vinto, con straordinaria eleganza, con finezza d’animo più unica che rara, con meravigliosa e stupefacente umanità.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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