Nona puntata della rubrica di Qdpnews.it – Quotidiano del Piave, “Prendiamola con Filosofia”: accompagnati dal professor Simone Ferraro del Collegio vescovile Pio X di Treviso proseguiamo il viaggio a puntate alla scoperta di questa disciplina antica e fondamentale, quanto mai preziosa in questi tempi contrassegnati da cambiamenti (iper)veloci e a volte contraddittori. Buona lettura!
Nello scorso video ci siamo chiesti “Che cosa posso sapere?” e abbiamo visto che la ragione è una facoltà che risponde al bisogno di “fare ordine” in ciò che viviamo. Questo bisogno non è un capriccio intellettuale di cui poter fare a meno, perché la ragione, insieme all’esperienza, è il fondamento di ogni nostra conoscenza. Sembra infatti che “fare ordine” nel nostro vissuto abbia a che fare con ciò che la realtà è, con la sua verità. Ce lo testimonia il fatto che, se riusciamo a fare ordine, aumentano anche le possibilità di spiegarci ciò che accade, di fare scelte consapevoli e di realizzare i nostri sogni.
Questo ci porta direttamente alla domanda di oggi: “Che cosa devo fare?”, una domanda che ci invita ad esplorare la dimensione del significato e del valore di ciò che viviamo.
La prima cosa interessante da osservare è che, “mediamente e per lo più”, non ci poniamo affatto la domanda “che cosa devo fare?”. Piuttosto, diamo per scontata la realtà e agiamo in modo spontaneo, come se non ci fossero scelte da fare, sostenuti dalla fiducia che ciò che c’è da sapere già lo sappiamo ed è più che sufficiente per affrontare le sfide quotidiane.
In realtà, non facciamo altro che scegliere, ed ogni nostra azione è il risultato di una scelta. Ha evidenziato molto bene questo aspetto Søren Kierkegaard, secondo il quale la nostra esistenza non consiste nell’“essere ciò che siamo”, ma piuttosto nel “poter essere ciò che ancora non siamo”. La nostra esistenza ha infatti la caratteristica di essere “possibilità”, ovvero di essere una condizione che ci pone costantemente di fronte alla necessità di scegliere: quale vestito indossare, cosa mangiare, dove andare, come impiegare il nostro tempo, eccetera.
Ma come abbiamo detto, “mediamente e per lo più” non ci poniamo affatto il problema della scelta. Quindi la nostra vita scorrerebbe in un flusso continuo se ogni tanto non intervenisse qualcosa che ci meraviglia e non sentissimo il bisogno di “fare ordine”.
È solo in quel momento che le scelte di tutti i giorni, per lo più automatiche e inconsapevoli, si dimostrano insufficienti e ci troviamo di fronte alla necessità di fare una scelta consapevole. Ed è in quel momento che abbiamo la necessità di far entrare in campo la ragione, sia come capacità di indagare il fondamento e la verità di ciò che stiamo vivendo, sia e soprattutto come capacità di attribuirgli un significato e un valore, al fine di orientare la nostra volontà a fare una scelta piuttosto che un’altra.
Chiariamoci su questo punto: nulla, che sia il contenuto di una sensazione, di un sentimento o di una rivelazione, ha significato e valore in sé stesso. Se anche lo avesse, sarebbe veramente molto difficile metterci d’accordo su quale sia. Ogni vissuto, invece, assume significato solo nel momento in cui gli consentiamo di entrare nella nostra “casa del sapere” e lo mettiamo in relazione con ciò che c’è già dentro. Solo in seguito a questa relazione, che siamo noi stessi ad istituire e che spesso comporta una riorganizzazione del nostro sapere, emerge il valore di quel vissuto: un valore che a sua volta è sempre in relazione con il valore di tutti gli altri vissuti che ci costituiscono.
La scelta di attribuire significato e valore a ciò che viviamo è quindi una scelta individuale, che non possiamo delegare ad altri e che nessuno può fare per noi. Può essere faticoso e anche doloroso fare ordine dentro di noi, ma non farlo ci porta a mantenere con la realtà un rapporto passivo e a subirla. Ciò che è importante, dunque, è chiederci: “Questo che mi si presenta nella mia vita e che decido di accogliere nella mia casa del sapere, che significato e che valore ha per me? In che modo contribuisce ad arricchire la mia identità, la mia libertà, la mia autonomia?”.
La sfida del “prenderla con filosofia” è proprio questa: imparare a dare significato e valore a ciò che viviamo esplorando la complessità della nostra realtà interiore.
È in questo senso che è sempre valido e attuale il celebre motto socratico: “Conosci te stesso”. Si tratta di un vero e proprio imperativo filosofico che ci invita ad essere gli architetti della nostra esistenza, ad assumerci la responsabilità di dare un posto a ciò che viviamo nella nostra casa del sapere, consapevoli che il significato e il valore che attribuiamo al nostro vissuto è legato in modo indissolubile al significato e al valore che attribuiamo a noi stessi e agli altri. Ciò che emerge da questa indagine è che “nessuno si salva da solo“, e che ciò che ha significato e valore per me non è svincolato dal significato e dal valore che ha per gli altri. La casa del sapere è una casa che si costruisce e si abita insieme.
Ma parlare di “salvezza” apre l’orizzonte per un’altra domanda: “Che cosa posso sperare?”. Questa domanda, che esplora la dimensione del senso e del fine del nostro agire, sarà l’argomento del nostro prossimo e ultimo video.
Abstract
Questo video riprende e approfondisce il percorso iniziato chiedendoci “Che cosa posso sapere?”. Dopo aver esplorato il ruolo della ragione come facoltà in grado di “fare ordine” nella nostra esperienza, la domanda si sposta sull’azione: “Che cosa devo fare?”.
La riflessione parte da una constatazione comune: la maggior parte del tempo agiamo in modo automatico, dando per scontate le nostre azioni. Eppure, ogni nostro comportamento è il risultato di una scelta. Come suggerito dal filosofo Søren Kierkegaard, la nostra esistenza non è uno stato fisso, ma una condizione di “possibilità” in continuo divenire, che ci pone costantemente di fronte alla necessità di scegliere. La ragione entra in gioco proprio nei momenti in cui le nostre scelte automatiche si dimostrano insufficienti e siamo chiamati a decidere consapevolmente, attribuendo un significato e un valore a ciò che viviamo.
Nel video si sostiene che il significato e il valore non sono proprietà intrinseche delle cose, ma emergono dall’atto di “metterle in relazione” con il nostro sapere, nella nostra “casa del sapere”. Questo processo ci rende gli architetti della nostra esistenza, investendoci di una profonda responsabilità. In questo senso, il motto socratico “Conosci te stesso” non è un semplice invito all’introspezione, ma un imperativo a esplorare il nostro vissuto per non subirlo passivamente.
La nostra capacità di attribuire significato e valore al nostro vissuto è indissolubilmente legata alla nostra identità e anche a quella degli altri. La “casa del sapere” è infatti una casa che si costruisce e si abita insieme, e la consapevolezza che “nessuno si salva da solo” apre le porte alla prossima e ultima domanda del percorso: “Che cosa posso sperare?”.
(Autore: Simone Ferraro)
(Foto e video: Mihaela Condurache)
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