A Miane, ai piedi delle Prealpi Trevigiane, c’è un ristorante che è diventato, nel tempo, parte della memoria collettiva del paese. Nelle foto in bianco e nero, alcune appese alle pareti del locale, altre custodite in casa, non si racconta solo la storia professionale di Luigi Bortolini, da tutti conosciuto come Gigetto, ma anche quella della sua famiglia, che nel corso dei decenni è diventata un punto di riferimento della ristorazione locale.
Sono storie di piatti e di uomini che si intrecciano attorno a un indirizzo preciso: il ristorante Da Gigetto, a Miane, dove da oltre sessant’anni una stessa famiglia lavora con costanza, unendo accoglienza e cucina con la C maiuscola, quella fatta prima di tutto con l’amore e solo dopo con la tecnica. L’ambiente, curato e caloroso, riflette il carattere del suo fondatore, capace di trasformare una semplice locanda di paese in una “Casa”, come lui stesso ama definirla.


Tra queste sale, Gigetto ed Elda, la moglie, hanno visto crescere i figli Monica e Marco. Oggi sono proprio loro a portare avanti il mestiere di famiglia, mantenendo solide radici nella tradizione ma introducendo, con naturalezza, uno slancio di modernità che permette al ristorante di restare al passo, e talvolta di anticipare, i cambiamenti della ristorazione. Il risultato è un equilibrio riuscito tra memoria e innovazione, molto apprezzato da chi torna qui da anni come da chi scopre il locale per la prima volta.


La storia di Gigetto comincia però ancora prima, con un’eredità importante: quella dell’antica “Locanda con stallo alla Stella”, ricevuta dalla nonna Gioconda, luogo di ristoro attivo fin dai primi anni del Novecento. Gigetto non si è limitato a raccogliere quanto trovato, ma ha deciso di mettersi alla prova fuori casa. «Ho lavorato in altri ristoranti. Prima qui vicino, poi in giro per il mondo», racconta. Da queste esperienze ha portato a Miane nuove idee e metodi di cottura innovativi per l’epoca, che lo hanno letteralmente “gasato”, al punto da dare avvio a una rivoluzione culinaria che non passò inosservata ai frequentatori dei ristoranti della Marca Trevigiana.


Le tappe fondamentali di questa evoluzione sono molte e non facili da riassumere. Una delle più significative è il 1970, quando Gigetto decide di frequentare un corso da sommelier. Da lì nasce l’idea di realizzare un luogo destinato a diventare iconico: la cantina sotterranea. Attorno a un pozzo con acqua sorgiva profondo 18 metri viene scavata una lunga galleria che conduce a una serie di nicchie e stanze, dove sono custodite ancora oggi 1890 etichette. Non sono solo le bottiglie, provenienti da molti Paesi, a rendere speciale questo ambiente, ma anche i tavoli, il bancone, le insegne e gli oggetti d’arredo, che raccontano in modo concreto la storia e le tradizioni di un intero territorio.


In quegli anni non mancano neppure le esperienze fuori porta. Gigetto ricorda con un sorriso una trasferta a Milano, insieme ad altri cuochi, quando per entrare in un gruppo di grandi maestri della cucina bisognava presentare un piatto. Lui scelse la sopa coada, ricetta tipica veneta, e fu un successo pieno, al punto da aprirgli nuove relazioni e consolidare il suo ruolo di interprete della tradizione locale.


Oggi la cucina del ristorante è nelle mani del figlio Marco, che, proprio come il padre, prima di rientrare in casa ha voluto girare il mondo alla ricerca di nuove ispirazioni. Il suo lavoro dialoga costantemente con quello della famiglia e, in particolare, con l’impegno instancabile di Elda, precisa e attenta nella gestione delle sale e dell’accoglienza. Il passaggio generazionale non è stato privo di ostacoli: «Come famiglia abbiamo sempre saputo che la cucina è una cosa viva – spiega Marco – qualcosa che bisogna saper rinnovare. Non è stato facile far accettare ai miei genitori, due personalità forti, il mio bagaglio di conoscenze, frutto di anni in giro per il mondo».


Proprio questa idea di cucina viva ha spinto Da Gigetto a rinnovarsi anche dal punto di vista delle tecniche. Alcuni piatti storici restano, ma cambiano forma: il coniglio, per esempio, non è più proposto soltanto “in tecia” con polenta e funghi come lo preparava papà Luigi, bensì cotto a bassa temperatura sottovuoto per garantire una maggiore genuinità dei sapori, accompagnato da una polenta mantecata arricchita da profumi diversi e da funghi cotti al forno. Un modo per rispettare la memoria del piatto famigliare rendendolo attuale per i gusti contemporanei.


Nel frattempo il ristorante si è ampliato anche negli spazi. Accanto alle sale storiche, Da Gigetto si è arricchito della zona del “Brolo”, un giardino curatissimo con piscina e giardino botanico, divenuto negli anni una cornice molto ricercata per feste private e matrimoni. È un’estensione naturale dell’idea di ospitalità che guida da sempre la famiglia: offrire non solo buona cucina, ma anche luoghi di incontro e di festa immersi nel verde delle colline.


A distanza di oltre sessant’anni dall’inizio di questa avventura, Da Gigetto resta uno dei ristoranti più riconoscibili – e, si potrebbe dire, quasi “leggendari” – del territorio di Miane e delle Colline del Prosecco. Una tappa ideale per chi vuole conoscere la cucina veneta attraverso la storia di una famiglia che ha saputo tenere insieme radici, passione e capacità di cambiare senza perdere la propria identità.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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