A Miane, a pochi passi da piazza Risorgimento, c’è un angolo di paese che racconta in pochi metri secoli di storia locale. È la Contrada Forca, considerata il borgo più antico di Miane, dove ogni secondo sabato di settembre, nell’ampio piazzale ricavato all’incrocio tra via Pos Comun e via IV Novembre, si svolge la festa della Contrada Forca. È un appuntamento che richiama lo spirito dell’accoglienza di un tempo: la comunità si mette a disposizione degli ospiti, che vengono accolti come amici di casa.
Dal 2016 le famiglie della contrada preparano piatti per tutti i partecipanti, trasformando il piazzale in una grande tavolata all’aperto. Ma la festa non è solo gastronomia: nasce con l’intento di far conoscere i luoghi di pregio del borgo e il vissuto della comunità, facendo emergere dettagli poco visibili della storia di Miane. È anche per questo che gli organizzatori amano dire che, in questa giornata, tutti sono ospiti dei “discendenti” dei Da Forca.
Il nome Forca affonda le sue radici nel passato e, secondo le fonti locali, può avere almeno tre possibili origini. Una prima ipotesi lo collega al cognome dei notai Da Forca e del pittore quattrocentesco Augusto Da Forca, figure di rilievo nella storia del territorio. Un’altra lo lega al nome del luogo stesso, forse già noto come “Forca” per la sua posizione ai piedi del colle. Una terza possibilità ricorda che l’attuale via IV Novembre, fino a non molto tempo fa, era chiamata proprio via Forca, a indicare come il toponimo fosse radicato anche nella toponomastica urbana.


Nel 2022, nonostante il maltempo avesse impedito per due fine settimana di svolgere la festa, la Contrada non ha voluto rinunciare a raccontare la propria storia. Domenica 25 settembre, grazie all’adesione all’iniziativa della Pro Loco di Miane “Il Contapassi”, è stata organizzata una giornata di scoperta dedicata a residenti e visitatori. Si è scelto di iniziare il percorso da via IV Novembre, dove un antico pozzo, oggi interrato, garantiva un tempo l’acqua alle famiglie della zona. Proprio da questo pozzo comune deriverebbe il nome di Pos Comun, che ancora oggi identifica la via e l’ampio piazzale della festa.
Lungo la strada, in pochi passi, si incontrano altri elementi che aiutano a leggere la storia del borgo. Sempre su via IV Novembre si trovano infatti altri tre pozzi, collocati nei cortili privati: uno in quello di Andreina Mozzetto, uno nella casa di Carlo De Mori e uno nel cortile della Casa Rossa, oggi di proprietà di Michele Recchia, discendente della famiglia Pilat, l’ultima ad aver gestito a mezzadria l’azienda agricola dei conti Brandolini. Questi manufatti in pietra ricordano l’importanza dell’acqua per la vita quotidiana della contrada e il ruolo delle corti come piccoli mondi autonomi.
All’inizio di via IV Novembre, al civico 1, si incontra un altro tassello importante della memoria locale: la latteria con il suo banco vendita del latte e dei prodotti lattiero-caseari. Fondata sul finire dell’Ottocento da Giuseppe Mozzetto, fu per decenni il centro di raccolta del latte conferito dalle famiglie e un punto nevralgico per l’economia contadina di Miane. La gestione rimase in mano alla famiglia fino agli anni Settanta del Novecento e, ancora oggi, all’interno dell’edificio si conserva una parte dell’antica attrezzatura casearia, che testimonia il lavoro di generazioni di allevatori.
Proseguendo lungo la via si arriva al civico 9, dove il cortile di Andreina Mozzetto custodisce un elemento di grande interesse storico: lo stemma in pietra della famiglia Pantalon. La lastra riporta incisa la data 1600 e il cognome Pantalon, ricordando un’antica famiglia nobile di Miane la cui presenza è documentata fin dal 1558, anno del primo registro parrocchiale dei battesimi. È un dettaglio che permette di collegare la storia della contrada alle famiglie che, nei secoli, ne hanno abitato case e palazzi.


Poco più avanti, sulla parete della Casa Rossa, si incontra un segno più recente ma già diventato caratteristico. Quella che un tempo era stalla e stazione di riproduzione ai tempi in cui la proprietà apparteneva ai conti Brandolini, oggi è una casa sapientemente restaurata, di proprietà dei discendenti di Guido Recchia e Mirka Stella. Su una delle facciate sono state collocate nel 2007 due meridiane realizzate dall’gnomonista Giovanni Sogne, originario di Cesiomaggiore, che aggiungono una nota artistica e curiosa al percorso.
La parte forse più sorprendente di Contrada Forca, però, si trova alle pendici del colle che le dà il nome. Qui sorgono le antiche prigioni dei Brandolini, considerate la vera “chicca” del borgo. Le carceri furono al servizio della Contea di Valmareno dal 1436 al 1796 e ancora oggi conservano l’impronta severa di un’architettura pensata per la detenzione.
Le prigioni sono ospitate in un fabbricato seminterrato, costruito sulle ripide falde del colle Forca, articolato su due piani. Al piano terra si trovano due celle racchiuse da una muratura in pietra spessa circa 80 centimetri, con pavimento in pietra naturale. Il soffitto è formato da volte in pietra a tutto sesto: l’altezza delle celle passa dai 2,40 metri in corrispondenza dell’imposta dell’arco ai 4,50 metri al centro. Le celle sono profonde 5,90 metri; una è larga 3 metri, quella esposta a sud, l’altra 4,30 metri.
Ciascuna cella è dotata di una porta ed è illuminata con grande parsimonia da una piccola finestra collocata sopra l’ingresso, al centro dell’arco, a circa 3 metri dal pavimento, così da lasciare l’interno in una penombra costante. Nella cella più piccola, lungo le due pareti maggiori, all’altezza della base dell’arco, sono ancora visibili mensole in pietra incastrate nella muratura, probabilmente usate un tempo come appoggio per oggetti o per rudimentali giacigli. Tutti questi dettagli contribuiscono a restituire l’atmosfera di un luogo che per secoli ha rappresentato il volto più duro del potere locale.
Oggi la contrada ha scelto di raccogliere e raccontare questa storia, facendone un patrimonio condiviso. L’obiettivo dichiarato è quello di trasmetterla alle nuove generazioni, agli appassionati di storia locale e ai turisti che arrivano a Miane, offrendo loro non solo una festa di paese, ma un vero e proprio percorso nella memoria tra pozzi, case, stemmi nobiliari, meridiane e antiche prigioni, nel borgo che è il cuore più antico del paese.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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