Quando in inverno la neve copriva le strade di Miane, bastava poco per trasformare il paese in un grande parco giochi. I ragazzi partivano da casa con lo slittino sotto braccio, pronti a lanciarsi lungo le vie imbiancate: lo slittino di legno, chiamato in paese “Mus”, oppure la più veloce “Riferava”. Erano pomeriggi di spensieratezza, passati in gruppo tra una discesa e l’altra, senza cellulari, con poche automobili e con tanta voglia di stare insieme. In molti ricordano quegli anni come un tempo in cui “non c’erano automobili, solamente tanta neve e voglia di divertirsi”, e la fantasia bastava a riempire le giornate.


La slitta ha origini antichissime: veniva usata ancor prima dell’invenzione della ruota dalle popolazioni del Nord per spostare carichi pesanti, trainata a mano o da animali. Anche qui, sulle colline di Miane, il suo primo utilizzo non fu legato al gioco. In dialetto, la “Mussa” era una slitta semplice, pensata per scorrere sul terreno e sull’erba, impiegata nei lavori agricoli per portare fieno, legna o pietre. Solo più tardi la stessa idea si è trasformata in occasione di svago, dando vita agli slittini che ancora oggi i più anziani ricordano con un sorriso.
Per usare la slitta per divertimento bisogna attendere il Trecento–Quattrocento, quando compaiono il “Mus” e la “Riferava”, antenati degli slittini moderni. Il Mus è un semplice slittino da neve in legno, spesso costruito in famiglia, magari dal nonno in inverno, quando le giornate erano più lunghe dentro le stalle che nei campi. È formato da due lunghe aste di legno parallele, i pattini, incurvate verso l’alto nella parte anteriore e tenute insieme da traverse sulle quali poggia un piano. Su quel piano si sedevano uno o due ragazzi, pronti a scivolare lungo le discese innevate del paese, tra le case e i muretti.


La Riferava aveva un carattere diverso, più “sportivo”. Conservava la struttura di base, con i pattini in legno, ma sotto le aste veniva fissata una lastra di ferro, che le permetteva di scorrere veloce sul ghiaccio. In paese ricordano che «generalmente il ferro utilizzato era quello della schiena superiore rimasta del Faldin, la falce usata per tagliare l’erba, ormai consumata». Da un attrezzo agricolo alla pista ghiacciata: un modo ingegnoso per riutilizzare ciò che non serviva più e trasformarlo in un gioco alla portata di tutti.
I racconti dei nonni di Miane riportano a un tempo in cui la strada provinciale 36, da Combai a Miane, con i primi freddi si trasformava in una vera e propria lastra di ghiaccio. I ragazzi partivano a piedi dal paese, trainando la Riferava con uno spago legato alla parte anteriore. Una volta raggiunto Combai, salivano sullo slittino e si lanciavano lungo la provinciale, percorrendo in discesa tutta la strada fino all’altezza della Latteria Curto. Per affrontare le curve, si aiutavano con un bastone, conficcato nella neve o nel ghiaccio per cambiare direzione. Intorno non passavano auto, solo qualche adulto che li guardava divertito, mentre la slitta rimbalzava tra piccoli sobbalzi e risate.
Con il Mus, invece, le discese preferite erano quelle verso Borgo Concordia, in via Sant’Antonio, dove la neve restava abbondante e compatta per giorni. Bastava che cadessero pochi fiocchi perché i bambini cominciassero a organizzarsi: si stabiliva chi partiva per primo, chi scivolava seduto e chi pancia in giù, chi spingeva e chi aspettava a metà strada per vedere gli altri arrivare. Ogni angolo del paese diventava un percorso, ogni dislivello una scusa per una nuova discesa. La sicurezza era affidata soprattutto al buonsenso e alla lentezza del traffico: il paese era quasi senza automobili, le strade erano dei ragazzi e delle loro slitte di legno e ferro.
Oggi la strada provinciale è trafficata, gli inverni sono spesso meno nevosi e il gioco dello slittino è stato in parte sostituito da altre forme di svago. Ma i nomi “Mus” e “Riferava” continuano a vivere nei racconti di chi li ha usati da giovane e rappresentano una parte importante della memoria di Miane. Dietro a quei pezzi di legno e ferro c’erano pomeriggi interi passati all’aperto, una comunità che condivideva lo stesso spazio e la stessa neve, e soprattutto la certezza che, per divertirsi, bastavano davvero un pendio, uno slittino e qualche amico.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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