A Colfosco nasce un Bucintoro in miniatura: l’opera di Ivan Ceschin in mostra all’Arsenale di Venezia

Allo Studio d’Arte e Restauro Ivan Ceschin, a Colfosco di Susegana, la pazienza artigiana ha preso la forma di una nave leggendaria. Al Salone Nautico di Venezia, negli spazi dell’Arsenale, è infatti esposta una riproduzione fedelissima del Bucintoro settecentesco, realizzata in scala 1:25: la nave da parata della Repubblica di Venezia, andata distrutta dopo il Trattato di Campoformio, quando le truppe napoleoniche lasciarono la città nel 1798.

Il progetto è stato ideato e portato avanti dal maestro Ivan Ceschin, affiancato da un gruppo di artigiani veneti che hanno contribuito a rendere credibile ogni dettaglio della costruzione. Per la parte lignea dello scafo e per le lavorazioni più complesse si citano Lorenzo Bazzo per la componente scultorea, Davide Gemin e Lorenzo Schirato. È un lavoro durato diversi anni, concluso nel periodo della pandemia, quando molte energie sono finite proprio dentro il laboratorio, tra disegni, prove e rifiniture.

A colpire, davanti al modello, è la densità del lavoro manuale: le componenti in legno sono state costruite e rifinite con attenzione estrema, e le sculture sono centinaia, tutte modellate a mano. La ricostruzione segue le descrizioni e le immagini d’epoca, integrate con studi sui modelli esistenti e sulle ricostruzioni realizzate da studiosi. Anche i materiali sono stati scelti con criterio: intarsi di legni pregiati e antichi, inserti madreperlati, sculture dorate con foglia d’oro zecchino 24 carati, e un velluto cremisi prodotto con antichi telai del ’700.

Dentro questa storia di bottega c’è anche un passaggio di testimone familiare. Nicolas, figlio di Ivan, ha eseguito l’intera doratura con la posa della foglia d’oro. L’altro figlio, Alex, si è occupato della parte strutturale e della ricerca storica, arrivando a realizzare anche la pavimentazione intarsiata del piano nobile del modello.

Il Bucintoro, nella Venezia antica, non era una nave qualunque. Era la galea di rappresentanza del Doge, utilizzata per il rito dello Sposalizio del Mare: durante la cerimonia, un anello d’oro veniva gettato in acqua da un foro posto sull’imbarcazione, a simboleggiare l’unione tra Venezia e il mare. La tradizione del Bucintoro affonda le radici nel 1311, mentre l’ultimo esemplare venne iniziato nel 1719 e completato nel 1729.

La versione di Ivan Ceschin misura 185 centimetri di lunghezza, 1 metro di larghezza e 1 metro di altezza. Per confronto, la nave storica – attribuita all’architetto navale Stefano Conti, con sculture e intagli di Antonio Corradini – era lunga 34,8 metri, larga 7,3 e alta 8,3, con 42 remi lunghi 10,4 metri. A bordo trovavano posto 168 rematori, 40 marinai e l’ammiraglio dell’Arsenale.

L’opera si può ammirare al Salone nautico di Venezia, nella cornice intitolata “L’arte navale torna a casa”, all’Arsenale fino al 6 giugno. Per Colfosco, è uno di quei casi in cui un laboratorio locale riesce a portare, in un grande evento, non solo un oggetto spettacolare, ma un modo di lavorare fatto di studio, precisione e memoria del dettaglio.

(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
(Foto: archivio Qdpnews.it)
(Articolo di proprietà di Dplay Srl)
#Qdpnews.it riproduzione riservata

Finanziato dall’Unione Europea
Next GenerationEU - PNRR Transizione Ecologica Organismi Culturali e Creativi

Related Posts