Il capitello della Beata Giuliana tra Susegana e Collalto: un restauro che riapre un luogo di devozione

Lungo la strada nel verde che da Susegana sale verso la frazione di Collalto, c’è un piccolo segno di pietà popolare che molti incrociano durante una passeggiata, magari senza conoscerne davvero la storia. È il capitello dedicato alla Beata Giuliana di Collalto, un punto discreto ma riconoscibile, che negli ultimi giorni è tornato al centro dell’attenzione grazie all’intervento dei volontari di ArcheoSusegana, associazione impegnata non solo nella valorizzazione del territorio con visite e cammini, ma soprattutto nella conservazione dei beni legati alla storia dei Collalto.

Il lavoro si è concentrato prima di tutto sull’accesso. La pavimentazione d’ingresso, sollevata e resa instabile da radici e agenti atmosferici, risultava sconnessa; con il ripristino, la grande pietra che segnava l’avvio della scalinata è stata riportata in asse, restituendo ordine e sicurezza a un punto che, per chi si ferma a pregare o semplicemente a guardare, è parte dell’accoglienza del luogo.

Durante l’intervento è stata rimossa anche l’inferriata, che verrà sabbiata e poi ridipinta con una vernice specifica. I volontari la descrivono come un manufatto raro: senza saldature, realizzato con giunti a caldo, dunque con una tecnica che rende il cancello un pezzo unico e complesso da ottenere.

L’idea di occuparsi del capitello, spiega il presidente Antonio Menegon, è nata da un socio dell’associazione. Dopo i primi lavori su cancellata e scalinata, è stato effettuato anche un sopralluogo professionale per programmare un intervento sull’elemento più fragile: l’affresco interno, opera di Riccardo Cenedese e risalente a circa un secolo fa, che necessita di un ripristino perché l’umidità del terreno nel tempo lo sta deteriorando.

Fermarsi qui significa anche incontrare una figura femminile fuori dal comune, soprattutto per un’epoca dominata da nomi maschili. Giuliana di Collalto, nata nel 1186 nel castello di Collalto, figlia del conte Rambaldo IV e di Giovanna di Mantova, mostrò presto una vocazione religiosa che la portò verso la vita monastica. Nel 1220 incontrò Beatrice d’Este: tra le due nacque un legame spirituale così forte da condurle ad avviare una nuova comunità sui Colli Euganei.

Dopo la morte prematura di Beatrice, Giuliana si trasferì a Venezia e fondò un nuovo ordine dedicato a San Biagio e San Cataldo, con l’intento di aiutare i meno fortunati. Morì il 1° settembre 1262, a 76 anni, per emicrania: per questo, ancora oggi, quella data è il giorno della sua venerazione e Giuliana è ricordata come la “beata del mal di testa”.

Come ricorda il vicepresidente Sergio Ballotto, solo dopo la beatificazione la curia veneziana autorizzò la venerazione nei territori dei feudi dei Collalto, che non si limitano all’area suseganese ma arrivano anche fino alla Moravia, dove la beata risulta tuttora venerata. Le sue spoglie sono conservate nella chiesa di Sant’Eufemia a Venezia; nel territorio di Collalto, oltre ad alcune reliquie, resta questo capitello, che dopo l’intervento di ArcheoSusegana si prepara ad accogliere in uno spazio più curato sia i fedeli devoti sia i visitatori laici in cammino tra storia e paesaggio.

(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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