Chi passa spesso tra via Ponte Vecchio e via Erizzo, a due passi dal Ponte di Vidor, se ne accorge subito: lungo una strada molto trafficata si alza una presenza nuova, pensata per farsi notare senza stonare. È l’opera monumentale realizzata da Valentino Moro per la Tenuta Torre di Zecchei di Valdobbiadene, una scultura che nasce come porta e non come semplice segno decorativo, un invito a guardare e a entrare.
Moro lo spiega con parole chiare: quando lavora per un’azienda prova a sintetizzarne lo spirito. Qui la “torre”, che per tradizione richiama l’idea dell’avvistamento, cambia significato e diventa un’apertura, anche ideale, verso le colline del Prosecco Patrimonio UNESCO. La tenuta, inoltre, ha da poco inaugurato il suo nuovo spazio Wine Experience e il B&B Casa de Eli: un progetto di accoglienza legato a una realtà agricola con una storia alle spalle. Secondo l’artista, la famiglia ha ristrutturato un vecchio edificio rurale rispettando la tradizione e trasformandolo in un luogo pensato per turisti e winelovers. Da qui l’idea di un’opera capace di raccontare l’ospitalità e di evocare la qualità dell’esperienza di degustazione, entrambe radicate nel territorio.
La scultura si inserisce nello skyline di Valdobbiadene con una coerenza che si nota proprio per la sua evidenza: dimensioni, materiali e colore dialogano con le colline UNESCO e con il Monte Cesen che le sovrasta. Il risultato è una porta monumentale da cui lo sguardo si apre su un paesaggio riconoscibile e, allo stesso tempo, un varco che accompagna l’ingresso in un’azienda che lavora sul posto e produce il suo prodotto simbolo, il vino.


Nel dettaglio, l’opera è formata da due alte lastre di ferro che si intersecano in sommità, creando una merlatura che richiama castelli e fortezze medievali. Da una delle due basi nasce poi il fusto di una vite secolare, robusta e sinuosa: si avvinghia allo stipite, sale, e genera un tralcio con un grappolo d’uva pieno, immediato, quasi “narrativo”. A sostenerne lo slancio verticale c’è una roccia, che accompagna la struttura e sottolinea la forza di una terra coltivata con tenacia, costanza e dedizione.
In questa composizione Moro mette insieme creatività e tecnica per racchiudere, in forme leggibili, il valore di un luogo e di un’attività che, nel rispetto della natura e della biodiversità, si inserisce nel paesaggio straordinario delle colline Patrimonio dell’Umanità. È una porta, sì, ma soprattutto un modo per dire che qui l’accoglienza e il lavoro della vigna non sono un contorno: sono parte della stessa identità.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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