Con la neve riappare l’Ippopotamo del Cesen tra sagome, storie e propaganda

Con le prime nevicate torna a farsi notare quello che in tanti chiamano “l’Ippopotamo del Cesen”: una porzione di bosco che, quando si imbianca, diventa leggibile anche da lontano. Nei giorni più limpidi lo si distingue da diverse zone della Marca Trevigiana e, a quanto si racconta, perfino da Venezia, come un disegno naturale appoggiato sul profilo delle Prealpi.

La forma, vista da distante, alimenta da anni interpretazioni diverse. Per molti è un ippopotamo, ed è da qui che nasce il soprannome di questo “monumento naturale” del Monte Cesen: un’immagine ormai entrata nell’immaginario locale, quasi un segnale di riconoscimento della montagna quando la neve mette in risalto contorni e “zampe”.

Attorno al Cesen, però, non ci sono solo figure nel bosco. Anche i nomi portano con sé una narrazione, come via Endimione, la strada che sale verso la cima. La tradizione lega quel toponimo a una storia mitologica: la dea Selene si sarebbe innamorata del pastore Endimione proprio su questa montagna che domina Valdobbiadene. Un racconto che non pretende di essere “spiegazione”, ma aggiunge fascino a un luogo già carico di segni.

Sull’origine della sagoma, invece, resta l’incertezza. C’è chi sostiene che sia un effetto del tutto casuale, nato da un rimboscamento realizzato in tre fasi tra gli anni 1920 e gli anni 1980. Altri, al contrario, dicono che la figura sia voluta e che rappresenti un bisonte lasciato dagli austro-ungarici, animale che avrebbe avuto un ruolo importante nell’impero fornendo latte, carne e pellicce. E c’è anche un’ulteriore lettura: quella secondo cui ciò che si vede oggi sarebbe solo un’ala, parte di un’aquila legata al fascismo, pensata per essere visibile fino a Venezia come segno di potenza, e poi rimasta incompiuta con la caduta del regime.

Che l’uso “simbolico” dei boschi sia esistito, del resto, lo ricorda un altro caso: sul Monte Tomba erano ben riconoscibili le lettere “WM” (viva Mussolini) composte proprio con gli alberi, poi scomparse a causa di ulteriori interventi di rimboschimento. E alla fine, forse, è questo il punto più vero: che sia ippopotamo, bisonte o aquila, il bosco del Cesen funziona un po’ come le nuvole: ognuno ci vede ciò che preferisce.

(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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