Anche una mattinata cenerina e gelida può trasformarsi in qualcosa di buono, se la si affida a una passeggiata fatta con calma. Tra Colbertaldo e Follo di Valdobbiadene, l’itinerario proposto da NaturalMenteGuide accompagna lungo le colline che oggi sono Patrimonio dell’Umanità UNESCO, alternando tratti aperti tra i vigneti a passaggi più stretti e in penombra, finché, quasi senza accorgersene, si arriva a incontrare la vera madre del borgo: la Teva.
Salendo sul sentiero 1017 lo sguardo viene catturato da dettagli che, da lontano, sembrano insoliti: tra i filari spuntano alberi da frutto altissimi, con chiome ampie, lasciate crescere libere. Sono spesso cachi, e la differenza non sta nella specie, ma nel fatto che qui nessuno ha bisogno di abbassarne le fronde per facilitare la raccolta. Quest’anno, tra l’altro, la fruttificazione degli alberi “selvatici” è stata così abbondante che, passando sotto, viene quasi istintivo alzare gli occhi: con certe giornate ventose non è difficile immaginare un kaki che cade proprio dove non dovrebbe. E pochi ricordano che questo frutto arriva dal Giappone ed è entrato in Italia solo alla fine dell’Ottocento.
Quando si raggiunge la parte alta della collina, il panorama si allarga e, nelle giornate limpide, scavalca il Piave per posarsi verso il Tomba e i colli dell’Asolano. Proprio vicino ad alcune depressioni ai piedi del pendio, nel punto indicato durante il percorso, è stato rinvenuto il celebre mammut oggi esposto al Museo dell’Uomo di Crocetta del Montello: un legame inatteso tra queste colline e una preistoria che, qui, sembra sempre pronta a riaffiorare.
Il tracciato potrebbe proseguire verso Col San Martino, ma spesso la scelta più naturale è scendere a valle, puntando verso Follo, o “il Follo”, come lo chiamano in zona. Il nome porta dritto a un’attività che per secoli ha segnato questo angolo di Valdobbiadene: la follatura, la lavorazione dei tessuti. Un tempo, lungo la Teva, si contavano 14 mulini e molte altre strutture che sfruttavano l’acqua per operazioni tessili e agricole. E la memoria di quel lavoro si è fissata anche nei cognomi e nei nomi delle vie: basta pensare ai Follador, tra cui spicca don Giovanni Follador, matematico e docente all’Università di Padova all’inizio dell’Ottocento, che progettò e realizzò la meridiana del campanile di Valdobbiadene. Non a caso, nella piazza di Follo, una meridiana voluta dalla comunità ne ricorda ancora il genio.
Seguendo il filo dell’acqua si capisce perché la Teva, qui, non è solo un ruscello. Miro Graziottin, portavoce della comunità, accompagna in un luogo che gli abitanti considerano quasi sacro, dove una passerella di legno e un totem raccontano l’importanza di questo corso d’acqua, capace di dare vita a una comunità e di portare cibo sulle tavole anche nei periodi più duri, persino durante la guerra. È una memoria che non ha bisogno di retorica: sta nelle parole semplici con cui si invita a tornare qui, per capire le origini e, forse, anche un pezzo di futuro.
Lungo la Teva, nonostante le polemiche che a volte la riportano in cronaca per il presunto inquinamento legato all’irrigazione, si incontrano presenze vegetali particolari, come gli ontani neri. In dialetto li chiamano l’Arner: hanno foglie che restano verdi tutto l’anno e frutti che somigliano a piccole pigne, pur essendo un latifoglie. E poi c’è quel dettaglio quasi teatrale che li rende “misteriosi”: la linfa rossa, color sangue, che ha alimentato per secoli l’idea di un albero capace di indicare l’acqua anche dove non si vede.
Arrivare a Follo significa entrare in un borgo che è ancora, in buona parte, abitato. Le viuzze strette fanno sorridere e, a volte, esasperano: capita che camion arrivati da lontano si incastrino, traditi da un segnale GPS poco affidabile. Alcuni edifici sono rimasti indietro, altri sono stati recuperati con cura. Intorno, i vigneti tengono addosso gli ultimi colori dell’anno e, tra uno scorcio e l’altro, regalano prospettive nuove su Santo Stefano, diverse da quelle a cui ci si abitua guardando le colline solo dall’alto.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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