C’è un modo insolito per vivere le Prealpi trevigiane senza inseguire tempi e prestazioni. A San Vito di Valdobbiadene, da qualche mese, si può camminare affiancati da lama e alpaca, gli animali dal pelo lungo che siamo abituati a vedere nei documentari sudamericani. Non serve volare sulle Ande: basta salire verso le pendici del Monte Cesen, dove un’azienda del territorio ha scelto di adottare questi animali e trasformarli nel cuore di un’esperienza di escursionismo lento, pensata per essere antistress e adatta anche alle famiglie.
Dietro l’attività c’è Elena Vanzin, che se ne occupa in prima persona. La sua storia parte da lontano, ma con radici semplici. Da bambina, racconta, l’amore per la natura le è stato trasmesso dal padre. Poi è arrivato il percorso di studi: Elena è diventata geometra, ma con il tempo ha capito che una vita “dietro una scrivania” non era il suo obiettivo. La svolta è stata scegliere un lavoro fatto di interazione con gli animali, con orari impegnativi e giornate che non seguono un cartellino. In cambio, però, c’è un privilegio raro: vedere ogni giorno albe e tramonti all’aria aperta, in un contatto diretto con l’ambiente che qui, tra vigneti e boschi, è parte del paesaggio quotidiano.
Questo trekking, spiega, è pensato per tutti, senza esclusioni: grandi e piccoli possono avvicinarsi con la stessa naturalezza. Elena preferisce non incasellare l’esperienza dentro etichette come pet therapy, perché la definizione non la convince. Ma un dato resta: la calma che trasmettono lama e alpaca è reale e, a volte, sorprende anche chi parte con scetticismo. Tra i desideri per il futuro c’è quello di lavorare anche con bambini speciali, evitando definizioni riduttive e puntando invece su ciò che conta davvero: la possibilità che la presenza degli animali porti serenità e fiducia.
Le uscite vengono organizzate da Valdolamatrek con formule diverse, così ognuno può scegliere la misura giusta. Si può partire da una passeggiata di un’ora, oppure optare per la mezza giornata con merenda a base di prodotti tipici locali. C’è anche l’escursione giornaliera con pranzo in malga, pensata per chi vuole prendersi tempo e fare dell’andare un’esperienza completa, non un semplice spostamento. Dal prossimo anno è prevista anche una proposta di due giorni con bivacco notturno, per chi desidera vivere la montagna con un ritmo ancora più essenziale. I gruppi, di norma, vanno da almeno 7 persone fino a massimo 18, con variazioni legate alla presenza di bambini.
Quanto al carattere degli animali, Elena li descrive come diffidenti, ma non aggressivi. Sono calmi, pacati e soprattutto curiosi. Con l’addestramento che segue personalmente diventano via via più collaborativi, imparando a fidarsi del gruppo e di chi li conduce. E alla domanda che arriva sempre, quella sullo “sputo”, risponde con pragmatismo: contrariamente alla credenza comune, lo fanno raramente e solo se si sentono in pericolo.
Il fenomeno, del resto, non nasce qui. Elena racconta che questo tipo di trekking è partito da Austria e Germania e si sta diffondendo anche in Italia. È convinta che crescerà ancora, perché intercetta un bisogno evidente: rallentare. L’idea è stata presentata anche alla Regione Veneto come forma di turismo rurale, e il senso dell’invito è chiaro: in una società dove tutto corre, vale la pena fermarsi, respirare, e provare un’esperienza che rimette al centro la misura del passo. Il consiglio, in fondo, è uno solo: prendetela comoda.
C’è poi un altro lato di Elena che sorprende chi la incontra per la prima volta tra prati e sentieri. Accanto alla passione per la natura, infatti, ne convive un’altra, fatta di benzina e precisione: i motori. Lei stessa dice di essere stata spesso definita un maschiaccio, e di portare con orgoglio quell’etichetta. Nel 2004 è diventata navigatrice di rally e nel 2007 ha vinto il campionato italiano. Dal 2004 ha iniziato anche il percorso come istruttrice di guida sicura: prima per diverse case automobilistiche, poi in modo esclusivo per Seat Motorsport Italia, dove svolge anche la mansione di telemetrista in gara.
Questa doppia traiettoria, fatta di sentieri e circuiti, spiega bene la sua energia. Eppure, dietro la grinta, Elena racconta un interno più discreto: può apparire dura, sicura di sé, determinata e ostinata nel raggiungere i propri obiettivi. In parte è vero. Ma, dice, al centro restano una stretta di mano, la sincerità, l’amicizia. E, come per tutti, ci sono anche punti fragili e un mondo interiore che non si vede subito.
Il messaggio finale è rivolto soprattutto ai giovani che immaginano un lavoro simile. Lavorare con la natura è un privilegio: richiede sacrifici, non concede orari comodi, ma ciò che restituisce “non ha prezzo”. E se c’è un consiglio da portarsi a casa, è questo: non fermarsi davanti alle difficoltà e inseguire il proprio sogno, con la stessa pazienza con cui si conquista la fiducia di un animale curioso lungo un sentiero del Cesen.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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