Serravalle, la “piccola Serenissima” di Vittorio Veneto: palazzi, affreschi e scorci lungo il Meschio

Quando torna la voglia di esplorare borghi e centri storici dell’Alta Marca Trevigiana, Serravalle è una di quelle tappe che ripagano subito. Qui, tra pietra chiara e portici, si concentrano arte, storia, scorci naturali e anche una buona dose di identità locale. Lo ricorda anche il dottor Giampaolo Zagonel, studioso appassionato della storia del Cenedese, che accompagna idealmente il visitatore in alcuni angoli del centro, consapevole che le meraviglie da vedere sarebbero molte di più.

La posizione di Serravalle non è casuale. Fin dall’antichità ha occupato un punto strategico per i commerci e per le vie di comunicazione. Dell’insediamento romano del I secolo a.C. rimane poco, ma la memoria di quel sistema difensivo sopravvive nel riferimento al castrum principale, collocato nella stretta di Serravalle. È un indizio utile per capire perché questo luogo, nei secoli, sia rimasto un passaggio obbligato e un nodo da controllare.

Il tempo del massimo splendore arriva nel XV secolo, durante il dominio della Serenissima. Ed è proprio passeggiando che lo si percepisce meglio: la sequenza di palazzi rinascimentali sembra riportare indietro l’orologio, senza bisogno di spiegazioni. Il cuore del racconto urbano è piazza Tiziano Vecellio, dove sorge Palazzo Sarcinelli; qui il dettaglio biografico diventa parte del paesaggio, perché al nobile Cornelio Sarcinelli andò in sposa la figlia del pittore Tiziano. Di fronte, Casa Sanfiori resta un caso raro: è l’unico esempio di antica abitazione medievale conservata in città.

La piazza è chiusa tra due presenze che fissano epoche diverse. Da una parte la Torre dell’orologio, costruita nel XIX secolo; dall’altra il quattrocentesco Oratorio dei Santi Lorenzo e Marco dei Battuti, che custodisce uno splendido ciclo di affreschi realizzati tra il 1429 e il 1446. Sono opere che danno misura della ricchezza figurativa di Serravalle nel pieno della sua stagione veneziana.

Spostandosi verso nord si raggiunge piazza Minucci, con Palazzo Minucci e la sua collezione in stile dannunziano, creata da Camillo De Carlo, patriota e agente segreto durante la Prima Guerra Mondiale. Sul lato nord, invece, si incontra il Teatro Lorenzo Da Ponte, indicato come l’unico al mondo dedicato al librettista di Mozart: un nome che qui, più che un omaggio, diventa un tratto identitario.

Pochi passi e ci si trova davanti alla Loggia della Comunità, un tempo sede del potere cittadino, dove si riunivano Maggior e Minor Consiglio. L’edificio, realizzato tra il 1462 e il 1476, mostra in facciata affreschi del XV secolo di Dario da Treviso. Sulla torre campanaria accanto, spicca uno fra i più antichi quadranti d’orologio d’Italia e d’Europa. Oggi la loggia ospita il Museo del Cenedese, che raccoglie memorie archeologiche, storiche e artistiche del territorio.

Davanti si apre piazza Marcantonio Flaminio. Proseguendo, si attraversa il ponte sul Meschio e si arriva al Duomo di Santa Maria Nova, ricostruito nella seconda metà del XVIII secolo da Domenico Schiavi da Tolmezzo; all’interno è segnalata una pala attribuita a Tiziano Vecellio. Non lontano, la scalinata monumentale conduce al Santuario di Santa Augusta, dove un altare conserva le reliquie della santa.

Da piazza, percorrendo via Roma, si raggiunge il Castrum di epoca romana; alla fine della via, proseguendo per via Mazzini, si incontra la chiesa di San Giovanni Battista con il suo ciclo di affreschi quattrocenteschi. In piazza Santa Giustina sorge l’omonima chiesa che ospita il mausoleo di Rizzardo VI Da Camino. Poco più a sud-est, infine, si trova la Pieve di Sant’Andrea di Bigonzo, indicata come la prima chiesa madre di Serravalle, risalente al IV secolo e ricostruita nel XIV secolo in stile romanico-gotico.

E poi c’è un dettaglio che chiude bene la visita, perché riguarda la sensazione fisica dei luoghi. A Serravalle, nota Zagonel, “si vive bene” e non manca quasi mai un venticello fresco, particolarmente gradito a chi arriva in estate. È un tratto semplice, ma verissimo: in certi borghi la storia si vede, qui si respira anche.

(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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