Un tema originale per valorizzare i nostri paesi. E visto che ogni comunità ha le sue anime, figure che ne custodiscono l’essenza o ne tracciano il futuro, si è pensato con questa rubrica di raccontare le storie di chi, con il proprio impegno, incarna i valori, le tradizioni e le ambizioni del proprio paese.
Attenzione, però: non si parla di celebrità, ma di persone riconosciute e amate dai loro concittadini o, in alcuni casi, a loro sconosciuti, ma che rappresentano dei veri simboli della storia, della continuità o del cambiamento, in positivo, del nostro territorio.
Ecco allora, dopo “luoghi dimenticati” e “campanili”, un altro filone della rubrica settimanale di Eventi Venetando, promossa dal Consorzio Pro Loco Quartier del Piave, con cui Qdpnews.it riprende per i lettori fatti, avvenimenti o aspetti della vita dei nostri paesi.
La nostra rubrica settimanale ci porta ora a raccontare una vicenda umana che intreccia il destino di Refrontolo con le grandi pagine della storia del Novecento, ricordandoci come anche dai luoghi più raccolti possano nascere esempi di straordinaria dignità e valore civile.
Persone Iconiche del Comune di Refrontolo
Maria Bernardi nel “Libro dei Giusti”
Di Enrico Dall’Anese
Davvero numerosi sono i personaggi illustri di Refrontolo. In questa rubrica, anche per motivi di attualità, vogliamo ricordare Maria Bernardi (1910-2004).
Nel 1934 Maria Bernardi, all’età di 24 anni, si recava a Roma dove sarebbe stata assunta per servizio domestico dalla famiglia ebrea dei Volterra in un appartamento nel cuore di Trastevere.
In quella famiglia Maria si fece presto benvolere da tutti.
Dopo quattro anni, nella seconda metà del 1938, vennero emanate le infami leggi sulla razza secondo le quali agli ebrei non era permesso tenere a servizio domestico personale “ariano”.
Le sanzioni per chi infrangeva tali norme erano severe, ma Maria scelse di rimanere a lavorare clandestinamente presso i Volterra e per scongiurare i controlli dei gerarchi e i numerosi delatori ella risiedette formalmente in uno scantinato.
La famiglia Volterra aveva gestito fino ad allora due tabaccherie che vennero requisite con l’emanazione delle leggi razziali. Veniva così a mancare la fonte di sostentamento dell’intera famiglia.


Secondo le norme allora in vigore, la licenza requisita veniva posta in gara e concessa a chi raggiungeva il punteggio più alto. Alla gara parteciparono anche Maria Bernardi e suo fratello Virginio, anch’egli emigrato a Roma.
I due Bernardi gareggiarono formalmente in nome proprio ma in sostanza per conto e a favore dei Volterra. La sorte volle che la licenza venisse assegnata a Virginio.
Da quel giorno, per quattro anni fino alla fine della guerra, Maria gestì a nome del fratello e per conto dei Volterra la tabaccheria recando a tutta la famiglia i beni con cui sopravvivere.
I signori Volterra affermarono che sarebbe lungo e difficile raccontare tutte le peripezie passate in questo periodo da Maria che dovette affrontare quanti la tacciarono di favorire una famiglia ebrea.
L’ottobre del 1943 vide a Roma la razzia degli ebrei: oltre mille ebrei romani furono portati alla morte nei campi di sterminio nazisti. 14 membri della famiglia Volterra, allargata a parenti ed affini, si rifugiarono in Sabina.
In quei tragici momenti Maria non solo non abbandonò i Volterra, ma in talune circostanze fu fondamentale il suo aiuto proprio in quanto era l’unica persona che poteva liberamente circolare per tutte le necessità quotidiane di una famiglia clandestina che dovette cambiare dimora più volte per sottrarsi ai rastrellamenti e alle denunce.
Giunse finalmente la Liberazione e nel giugno 1944 la famiglia Volterra tornò a Roma. Maria con il fratello Virginio, in piena onestà e senza vantare la benché minima pretesa, restituì ufficialmente la licenza ai Volterra rimanendo a servizio domestico presso la famiglia.
Maria, rimasta nubile, accudì e allevò altre due generazioni e divenne un punto di riferimento per tutta la famiglia. Ancora nel 2001 viveva a Roma con la signora Elena, tre figli, nove nipoti e dieci bisnipoti, tutti a lei particolarmente affezionati.
Nello stesso anno ricevette a Roma un lusinghiero riconoscimento alla presenza del sindaco Veltroni e del rabbino capo Elio Toaf.
Ora il nome di Maria Bernardi, conosciuto anche dal Governo israeliano, è scritto ufficialmente nel Libro dei Giusti. La Bernardi nel luglio 2000 aveva ricevuto anche l’omaggio della cittadinanza refrontolese. Morì a Roma nel 2004.
(Autore: Alessandro Lanza)
(Foto: Eventi Venetando)
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