Capitale della Cultura, finale sfumata e polemiche. Soldan: “Soldi buttati? No, esperienze che arricchiscono il territorio”

Il centro di Pieve di Soligo

Dopo l’edizione 2021 (slittata al 2022, per criticità legate alla pandemia), in cui il territorio arrivò tra le dieci destinazioni finaliste, Pieve di Soligo ha tentato il “bis” ricandidandosi, con l’Alta Marca Trevigiana, a “Capitale italiana della cultura per il 2028″.

Ma stavolta la corsa per il titolo, con la proclamazione che si terrà entro il 27 marzo prossimo, si è fermata ancora prima. Il “sogno pievigino” è infatti sfumato nei giorni scorsi, quando la Giuria per la selezione della città “Capitale italiana della cultura” 2028, ha individuato i dieci progetti finalisti, ovvero:

1. Anagni (FR) – Hernica Saxa. Dove la storia lega, la cultura unisce
2. Ancona – Ancona. Questo adesso
3. Catania – Catania continua
4. Colle di Val d’Elsa (SI) – Colle28. Per tutti, dappertutto
5. Forlì – I sentieri della bellezza
6. Gravina in Puglia (BA) – Radici al futuro
7. Massa – La Luna, la pietra. Dove Tirreno e Apuane incontrano la storia
8. Mirabella Eclano (AV) – L’Appia dei popoli
9. Sarzana (SP) – L’impavida. Sarzana crocevia del futuro
10. Tarquinia (VT) – La cultura è volo

Una top ten da cui Pieve di Soligo è stata esclusa, suscitando comprensibile amarezza per chi ci aveva creduto di nuovo, in testa l’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Stefano Soldan. Delusione a cui si è aggiunta qualche nota polemica, come quella sollevata dal Gruppo di minoranza “Progetto Futuro”, che ha così commentato l’esito della selezione: “Si è appreso che Pieve di Soligo non ha passato la prima selezione di Capitale italiana della cultura 2028 – recita la nota del gruppo consiliare d’opposizione – La volta precedente, per l’edizione 2022 assegnata a Procida, Pieve di Soligo era almeno rientrata nella rosa delle prime 10. Per la precedente candidatura la spesa era stata di circa 20mila euro, sostenuta in parte con risorse interne all’Ente. Questa candidatura ha invece avuto un costo di 70mila euro, come dichiarato dal sindaco nel Consiglio comunale del 31 luglio 2025, con affidamento dell’incarico di predisposizione del dossier  alla Fondazione Francesco Fabbri (prof. Federico Della Puppa), con il supporto scientifico del prof. Carlo Bagnoli (Università Ca’ Foscari di Venezia), già protagonista del precedente dossier”..

“Il gruppo consigliare ‘Progetto Futuro’, con l’interpellanza presentata nel consiglio comunale del 31 luglio aveva evidenziato come la campagna elettorale del sindaco Soldan prevedesse la candidatura a Capitale della Cultura per il 2027, anno per il quale è stata poi scelta la città di Pordenone. Nell’interpellanza veniva esposta una considerazione, grossolana ma evidente nei fatti, relativa al fatto che dal 2016 si notava una turnazione nell’assegnazione tra le tre aree geografiche del paese: Nord, Centro e Sud. Quindi era poco probabile che il titolo 2028 potesse essere assegnato a una città, Pieve di Soligo, a soli 45 km da Pordenone. Come avevamo dichiarato in Consiglio comunale, siamo molto dispiaciuti che Pieve di Soligo non sia stata prescelta  ma osserviamo che tra le 10 finaliste ben 8 sono del Centro-Sud, a già parziale conferma di un principio di rotazione ‘di fatto’. E questo benché il sindaco avesse dichiarato che avrebbe ‘posto questo quesito scritto al Ministro dei Beni Culturali, all’onorevole Alessandro Giuli’. E tutto questo avviene sempre a spese dei cittadini di Pieve di Soligo, che preferirebbero vedere investimenti e interventi in altri settori attualmente trascurati”.

Pronta la replica del sindaco Soldan alle critiche: “Io resto convinto che non siano soldi spesi per niente, anche se la candidatura è sfumata anzitempo – le parole del primo cittadino – Anzi, sono sempre state esperienze che hanno arricchito il territorio, sia per la partecipazione in sé che per la necessità di dover elaborare progetti. Oltretutto i relativi impegni di spesa sono stati sempre in parte coperti da sponsor e, nella precedente edizione, la spesa era stata intorno ai 70mila euro (in quanto ricomprendeva tutte le fasi) e non 20 come dichiarato dalla minoranza. Importante poi sottolineare l’esperienza del fare rete sempre come territorio, facendo nascere progetti ‘di area’. Io capisco che l’opposizione debba fare il suo mestiere, ma queste mi sembrano osservazioni veramente miopi e preoccupanti. Anzitutto perché mi sembra non si rendano ancora conto di ciò che effettivamente abbiamo fatto, perché dopo la candidatura a Capitale italiana della Cultura della scorsa volta siamo diventati poi Città Veneta della Cultura ed è nato il programma ‘Armonie’. Quindi si è innescato un circolo virtuoso, che ci ha fatto entrare in ‘rete’ con varie realtà, tra cui queste nuove città che abbiamo conosciuto. Con cui a prescindere dalla selezione o meno, come con Fiesole ad esempio, avevamo intrapreso un percorso di eventi comuni inserito nei rispettivi dossier. E poi, trattandosi comunque di un concorso pubblico, mi fa specie che l’opposizione ci dica che non conveniva partecipare, perché i vincitori per definizione non sono prevedibili. A meno di sapere già qualcosa che noi non sappiamo…”.

(Autore: Alessandro Lanza)
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