Grande successo, venerdì 23 gennaio, per la serata inaugurale della quarta edizione della rassegna Incontri & Racconti, che ha avuto come ospite Valentina Mastroianni, scrittrice e volto noto del mondo dei social network per aver raccontato la dura esperienza della perdita del figlio Cesare, morto a soli 6 anni lo scorso febbraio.
Cesare viveva da anni con una rara malattia genetica, neurofibromatori, che porta alla formazione di varie forme tumorali. A 18 mesi aveva perso la vista e da Conegliano si era trasferito a Genova dove tuttora vive Valentina, con il marito Federico e i due figli.
Intervistata da Adriana Rasera, ideatrice e coordinatrice della manifestazione, la Mastroianni parla con vivace spontaneità degli anni trascorsi con Cesare come dell’esperienza più importante della sua vita, comunicando un messaggio d’amore straordinario, accolto con solidarietà e commozione dal sindaco di Farra di Soligo Mattina Perencin e dal numeroso pubblico presente all’auditorium comunale Santo Stefano.


Sfatando diversi luoghi comuni, Valentina racconta di essere stata sempre lontana dal mondo dei social e che l’idea di condividere il percorso del figlio è nata dalla volontà di avvicinarsi a persone che stessero vivendo quello che stava vivendo lei. Mai avrebbe pensato che la sua storia sarebbe arrivata a un numero così significativo di persone e parla allora di solitudine come di uno stato piuttosto generalizzato nella nostra società, ma ancor più evidente quando si ha a che fare con casi di disabilità: «quando sai che tuo figlio dovrà lottare duramente per vivere, non è sicuramente bello, ma vi garantisco che la cosa che fa più male è l’indifferenza delle persone, la cosa che fa più male è vedere come la vita intorno a te continua a scorrere, come se nella tua vita non fosse successo nulla». E lo dice non in tono vittimistico, come un dato di fatto, ma per dimostrare che un atteggiamento diverso a questo tipo di dinamiche deve e può esistere.
La volontà di condividere nasce quindi dal desiderio di non arrendersi a questa evidenza, ma di contrastarla con la forza dell’amore e della solidarietà. L’atteggiamento con cui ha affrontato la dura malattia del figlio diventa allora virale (Valentina è seguita sui social da più di 400 mila persone) perché impone una riflessione sul modo in cui tutti noi affrontiamo la vita «perché non vale il ma io non ce la farei mai, io se mi trovassi in quella situazione no, io no. Non è che se diciamo questo la vita dice no, a lui, a lei no, mettilo nel gruppo di quelli a cui questo peso…no».
Di fronte a queste esperienze si “diventa forti per forza2 continua; così si spiega anche il titolo dell’ultimo dei quattro libri che l’autrice ha dedicato al figlio: “E’ stata tutta vita” edito De Agostini; a sottolineare che un modo diverso di vivere il dolore del lutto esiste, perché la vulgata secondo la quale “non è naturale che un figlio se ne vada prima di un genitore, è una storia che ci siamo inventati noi” e che inevitabilmente porta all’autocommiserazione, ad essere schiacciati dal dolore e dalla paura. Secondo Valentina invece “dobbiamo proprio uscire da quello che è stato scritto, da quello che ci hanno insegnato e che si sopravvive a un dolore così, invece io credo che si debba vivere, lo dobbiamo a chi non c’è più”.
Si commuove allora nel ricordare quanto sia stato straziante lasciar andare Cesare, nel momento in cui alla fine si è trovata a scegliere per il bene del figlio tra “rimanere in questa vita disteso, senza avere più l’uso della parola, senza avere la possibilità di mangiare, senza avere la possibilità di giocare, oppure di andare volentieri – continua – quell’amore, quel tipo di amore, cioè l’amore che mette l’altro prima di te, l’ho toccato proprio in quel momento e facendo quello che era giusto per Cesare, facendo quello che voleva Cesare, così abbiamo fatto ed è stato straziante, è stata la cosa più difficile che ho fatto e sicuramente farò in vita mia”.
L’esigenza di scrivere è nata proprio a ridosso di quel momento, dalla volontà di contrastare la grande paura di essere “distrutta dal dolore, di essere schiacciata dal dolore: avevo paura di dimenticarmi tutto il bello che avevo vissuto anche negli ultimi istanti di Cesare, anche negli ultimi momenti di vita di mio figlio perché sono riuscita a vedere la bellezza anche lì, anche in tutti quei piccoli ultimi sorrisi che mi ha fatto, in quei momenti di condivisione che abbiamo avuto io e lui da soli in cui io gli cantavo le canzoni, gli raccontavo, gli dicevo delle cose in cui anche lì lui mi ha dimostrato di essere il guerriero, di essere il bambino coraggioso come diceva lui quando aveva ancora la possibilità di parlare e tutta questa bellezza non volevo che scomparisse”.
Forte di una saldezza morale straordinaria Valentina Mastroianni è riuscita in tal modo non solo a vincere la paura e il dolore, ma anche a rendere la sua esperienza e quella del figlio Cesare veicolo di un messaggio universale di amore e grande umanità. Cesare infatti da figlio di Valentina e Federico è diventato figlio di tutti coloro che hanno avuto modo di conoscere la sua storia, rivoluzionando molte vite e rendendoci partecipi di un messaggio al quale non è certo possibile rimanere indifferenti.
(Autore: Bruno Gasparetto)
(Foto: Bruno Gasparetto)
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