Nessuno tocchi Abele

Alla vigilia della Giornata della Memoria, non possiamo non fermarci a ragionare sull’attualità di un mondo che sembra aver dimenticato tanto in fretta troppe cose del suo passato di guerre e di odio fra gli Stati e le Nazioni. All’inizio di questo 2026, in particolare, i fronti dei conflitti a livello internazionale non sembrano assolutamente  diminuire, anzi proseguono in tutta la loro drammatica conta di vittime, lutti e rovine.

La famosa “pace disarmata e disarmante” invocata da papa Leone XIV sin dalla sua elezione al soglio pontificio, a maggio 2025, sembra un progetto inarrivabile al momento, lontano da ogni traguardo sperato, distante dalle attese fiduciose di tanti che ogni giorno invocano la concordia fra i popoli e le persone e sono in campo concretamente per la sua possibile realizzazione.

E mentre  – come detto – ci fermiamo ancora una volta a riflettere sui crimini della Shoah contro gli ebrei durante la seconda guerra mondiale, in occasione dell’annuale Giornata della Memoria nata proprio con questa finalità del “mai più”, l’abisso del male continua purtroppo, ogni giorno, in tanti luoghi del nostro pianeta, e coinvolge le vite di tantissimi innocenti, di ogni età, praticamente a ogni latitudine. E oltre alle crisi profonde nei rapporti fra Stati sovrani  – alle prese con operazioni militari su vasta scala per rivendicazioni territoriali che spessi mascherano importanti interessi economici – dobbiamo fare i conti anche con un preoccupante innalzamento dei livelli di ostilità, conflittualità e contrapposizione a livello di ordine pubblico e nei rapporti quotidiani tra le persone.

Al di là delle guerre cruente, insomma, che già insanguinano lo scenario mondiale, la cronaca nera dell’informazione giornaliera ci restituisce un quadro di eventi negativi che vedono purtroppo la sopraffazione, la prepotenza, la lesione fisica e morale, l’inganno perpetrati nei confronti di persone innocenti, che non hanno colpa, che non hanno fatto niente di male, che non meritano assolutamente di essere danneggiati dai comportamenti illegittimi di soggetti senza valori, senza regole e senza scrupoli. E’ un crescendo di fatti criminosi che non distingue fra paesi e città, e vede purtroppo tanti “Abele” vittime di questa sorta di “offensiva” mai dichiarata, ma nei fatti negativi molto evidente.

E proprio a questo riguardo, in Italia e all’estero abbiamo visto nei giorni scorsi anche l’uccisione di persone assolutamente incolpevoli, che hanno avuto il solo torto di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato e di incontrare per puro caso coloro che hanno poi decretato con violenza la fine della loro esistenza. Non abbiamo utilizzato a caso l’appellativo di “Abele”, con rimando alla figura biblica dell’Antico Testamento di colui che venne ucciso addirittura dal fratello Caino, semplicemente per invidia e gelosia.

Sono tanti gli “Abele” del nostro tempo, vittime di “Caino” che torna troppo spesso sotto spoglie diverse, ma in ogni caso perfide, violente e disumane. Come avviene con i coltelli, ormai ferocemente consueti nei femminicidi e che feriscono a morte i giovani persino nelle aule scolastiche. Come capita con i furti e le rapine nelle abitazioni e nelle aziende, che violano la libertà, la proprietà e il decoro privati delle persone e delle famiglie, troppo spesso indifese  rispetto a questa nefanda pratica che attenta alla vita serena delle comunità. Come succede in maniera odiosa con le truffe telefoniche e domiciliari agli anziani e alle persone fragili, che vengono raggirati con artifizi e promesse allo scopo di estorcere con l’inganno denaro sicuramente non dovuto a questi malviventi, risparmi individuali e familiari frutto di anni di sacrifici e di duro lavoro.

Ecco, sono tristi resoconti di vita quotidiana che ci impensieriscono, non ci lasciano tranquilli, ci mettono costantemente in guardia su quello che ci potrebbe accadere proprio ad opera di malintenzionati, fuori casa e anche dentro casa, ossia soggetti che mettono a repentaglio l’esistenza vera e propria delle persone perbene, costrette a vivere sulla difensiva, temendo per sé e per i propri cari.

Certo, dobbiamo vincere la tentazione della paura, dell’angoscia, del timore continuato: rischiamo infatti di diventare inerti, bloccati, incapaci di agire e di reagire di fronte alla complessità (e alle difficoltà) del mondo presente. Siamo per la vita buona e il nuovo umanesimo, nel rispetto della legalità e nell’amore per i valori autentici che edificano l’uomo e la società, verso un livello sempre più alto di civiltà.

E guardiamo con fiducia, senso di protezione, spirito di condivisione a tutti gli “Abele” che sono sulla scena della nostra esistenza quotidiana: essi vanno accolti, difesi, salvati, premiati, perché sono la parte sana, onesta e tranquilla delle nostre comunità, che offre un contributo essenziale di vitalità e di speranza alle generazioni di oggi e di domani.

Qui è l’impegno personale, dei corpi intermedi della società, delle istituzioni, nell’ottica del bene comune: lavoriamo tutti perché “nessuno tocchi Abele”, e perché il rispetto delle vite degli altri ritorni ad essere, nella dimensione educativa e nella pratica quotidiana, un principio fondamentale, insostituibile e inderogabile della nostra costruzione sociale.

(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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