Sono passati trent’anni da quella notte che segnò una ferita profonda non solo per Venezia, ma per il mondo intero della musica e dello spettacolo. Era il 29 gennaio 1996 quando un incendio distrusse il Teatro La Fenice, uno dei templi internazionali dell’opera lirica, a pochi passi da piazza San Marco.
Le fiamme divamparono poco prima delle 21, con l’allarme lanciato da un hotel vicino, mentre tizzoni ardenti e cenere iniziavano a cadere sui tetti del sestiere di San Marco, facendo temere che il rogo potesse estendersi alle abitazioni circostanti. L’intervento dei Vigili del Fuoco fu imponente: squadre giunsero da Mestre, Treviso e Padova, supportate anche da un elicottero antincendio. Al termine delle operazioni, del teatro restavano in piedi soltanto le mura perimetrali.


L’incendio scosse profondamente l’opinione pubblica internazionale. La Fenice, simbolo stesso della rinascita, sembrava questa volta davvero sconfitta. E invece, proprio nel nome del teatro – ispirato all’uccello mitologico che risorge dalle proprie ceneri – era già scritta la sua storia futura.


Dopo anni di lavori, il 14 dicembre 2003 la Fenice poté finalmente riaprire i battenti. Una data entrata nella storia della città. La serata inaugurale vide protagonista il maestro Riccardo Muti, alla guida dell’orchestra e del coro del teatro, alla presenza dell’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.


La ricostruzione del teatro, pur non priva di difficoltà e rallentamenti, seguì il principio del “com’era, dov’era”, cercando di rimanere il più possibile fedele al progetto originario, ma integrando materiali e tecnologie moderne, soprattutto sul piano della sicurezza. Un lavoro complesso che restituì alla città un teatro dalla straordinaria acustica e dal fascino intatto.
La Fenice, del resto, aveva già conosciuto il fuoco in passato. Nel 1836 un altro incendio, causato da una stufa, devastò il teatro, che venne salvato grazie a una catena umana di secchi d’acqua prelevata dai canali e riaperto appena un anno dopo. Nel 1930, infine, divenne proprietà del Comune di Venezia.
(Autore: Simone Masetto)
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