Non aveva ancora compiuto 21 anni Dino Dal Din, quando il 22 aprile 1945 perse la vita in una camera a gas del campo di concentramento Mauthausen.
Una storia triste che questa mattina è stata ricordata a Valdobbiadene, nel corso di una cerimonia per la posa di una pietra d’inciampo a lui dedicata, di fronte alla Caserma dei Carabinieri locale.
Una cerimonia molto partecipata, a cui sono stati presenti i parenti di Dal Din, alcuni studenti di Valdobbiadene, il sindaco di Valdobbiadene Luciano Fregonese, insieme al primo cittadino di Vidor Mario Bailo e al vicesindaco di Segusino Stefano Stramare.
Ospiti anche il prefetto di Treviso Angelo Sidoti, il vicequestore e commissario di Polizia di Stato a Conegliano Vincenzo Zonno, il comandante dei Carabinieri e luogotenente Alberto Bosco e altri rappresentanti delle Forze dell’Ordine, don Paolo Pizzolotto e don Romeo Penon.


Non sono mancati gli Alpini e le associazioni combattentistiche (ad esempio, Anpi, Carabinieri in congedo, Associazione nazionale ex internati, Paracadutisti, Anai-Autieri d’Italia).
Nato l’8 settembre 1924 da una famiglia di contadini a San Pietro di Barbozza, Dino Dal Din nel 1942 divenne allievo Carabiniere della settima Compagnia-secondo Plotone alla Caserma Cernaia di Torino.
Di fronte ai cambiamenti voluti dalla Storia, dal 10 giugno 1944 divenne un partigiano combattente, col nome di battaglia di Italo.
Il 4 dicembre 1944 venne catturato a Giaveno in Val Sangone (Torino) e poi incarcerato a Pinerolo.
L’8 gennaio 1945 venne deportato nel campo di concentramento di Bolzano-Gries e, successivamente, l’11 gennaio 1945 fu condotto a Mauthausen come “deportato per motivi di sicurezza”, con la matricola 1154465.
Dino Dal Din morì il 22 aprile 1945 in una camera a gas, a pochi giorni dalla liberazione.
Nel 2016 gli venne conferita la Medaglia d’onore della Repubblica italiana, senza dimenticare la Croce di merito di guerra.


La cerimonia di posa della pietra d’inciampo
Questa mattina è stato ricordato “il sacrificio di un ragazzo che scelse la via della libertà, per il riscatto e l’onore dell’Italia”.
“Dino era il fratello del mio nonno paterno – ha raccontato Fabio Dal Din, storico e pronipote del defunto – Questa è una storia triste per la nostra famiglia. Dino scelse di arruolarsi nei Carabinieri, nonostante il timore dei genitori per questa scelta”.
“Si formò a Torino e, dopo i cambiamenti della Storia, decise di aggregarsi alle brigate partigiane – ha proseguito – Sono convinto che sia importante mantenere la memoria di un evento così tragico”.
Il sindaco Fregonese ha ricordato la vicenda di “un 20enne in anni difficili, dove prendere delle decisioni era vitale”.
“Questi ragazzi hanno dovuto subire dei soprusi fino alla morte – ha proseguito – Quella di questa mattina è una cerimonia che ha un significato particolare, non solo per noi valdobbiadenesi”.
Fregonese ha invitato tutti a non dare per scontata la pace, ricordando i civili morti anche di stenti, durante i due conflitti mondiali.


Stefano Luppi dell’associazione Carabinieri in congedo ha sottolineato “l’impegno a non dimenticare il sacrificio fatto da un giovane, alla luce della volontà di non tradire il giuramento prestato”.
Don Paolo Pizzolotto si è apprestato alla benedizione della pietra d’inciampo e dei presenti, poi si è svolto un momento di silenzio con l’alzabandiera.
Infine, gli studenti hanno posto una rosa vicino alla pietra d’inciampo, seguiti dai famigliari che hanno lì sistemato dei fiori.
(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto e video: Arianna Ceschin)
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