Il 1° febbraio 1945 segna una data spartiacque nella storia dei diritti civili in Italia. Con il decreto legislativo luogotenenziale n. 23, il governo guidato da Ivanoe Bonomi riconobbe alle donne italiane il diritto di voto, ponendo fine a una lunga esclusione dalla vita politica del Paese. Il provvedimento arrivò in un’Italia ancora ferita dalla guerra, divisa e in parte occupata, ma già proiettata verso la ricostruzione democratica.
Il decreto stabiliva il suffragio universale, seppur con alcune limitazioni iniziali — come l’esclusione delle prostitute schedate — e apriva per la prima volta alle donne le porte delle urne. Un passaggio reso possibile anche dal ruolo fondamentale svolto dalle donne durante il conflitto: nelle fabbriche, nei campi, nella Resistenza e nel sostegno alle famiglie, in assenza degli uomini al fronte. Un impegno che rese ormai insostenibile la loro marginalizzazione politica.
Il diritto di voto divenne pienamente operativo nelle elezioni amministrative del 1946 e trovò la sua consacrazione il 2 giugno dello stesso anno, quando le donne parteciparono in massa al referendum istituzionale e all’elezione dell’Assemblea Costituente.
A ottant’anni di distanza, il decreto del 1° febbraio 1945 resta il simbolo di una conquista che ha cambiato il volto della democrazia italiana, ricordando come i diritti non siano mai concessi una volta per tutte, ma vadano continuamente difesi e rinnovati.
(Autore: Redazione Qdpnews.it)
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